Con due vittorie nelle prime due partite della propria storia in MLS il Los Angeles FC di Bob Bradley ha stupito un po’ tutti, anche i più ottimisti. Non solo per i due successi che già sarebbero stati un ottimo risultato, ma soprattutto perché raccolti su due campi difficili del campionato come il CenturyLink Field, casa dei Seattle Sounders vicecampioni in carica, e al Rio Tinto Stadium, difficilissimo stadio del Real Salt Lake. Uno 0-1 e un 1-5 che hanno evidenziato il talento di Diego Rossi, ma anche la qualità di Carlos Vela sulla trequarti e di un roster costruito abbastanza bene, pur con evidenti limiti numerici.

Che sia un exploit o sia l’inizio di un’avventura di successo pronta a consacrarsi in MLS toccherà al tempo dirlo, ma sicuramente la franchigia di Hollywood ha già attirato l’interesse da ogni parte del globo. Il Black&Gold esaltato ma ottimizzato solo in parte dalle divise, uno sponsor importante come Youtube da esibire sulla maglia e il gioco spumeggiante lontano da casa in attesa dell’esordio ufficiale al nuovissimo Banc of California Stadium, hanno incuriosito tanti appassionati. Lo stadio in Downtown a differenza dei cugini dei LA Galaxy che giocano a Carson, ben lontani dal centro cittadino (se mai ne esistesse uno descrivibile a LA) è l’inizio di una rivalità che per le vie cittadine è già sfociata in qualche episodio spiacevole con murales rovinati da un colore all’altro.

Ma come è vissuta la nascita del LAFC in città e la convivenza con i LA Galaxy nella “città degli angeli”? Dall’esterno la sensazione è che dalla parte hollywoodiana della città sia stata fatta una grande campagna di marketing destinata a destituire i più famosi e longevi cugini, ma la realtà è diversa. Ce lo ha spiegato un fotografo professionista italiana che ormai da anni vive e lavora a Los Angeles.

“Il marketing si vede da parte dei Galaxy in realtà, mai visto niente dell’LAFC ma magari non ci ho fatto troppo caso. Diciamo che il calcio occupa più o meno, in termini quantitativi, gli spazi che solitamente vengono riservati ai concerti. Ti faccio un esempio: per ogni cartellone degli AC/DC che suonano allo stadio o della campagna dei Galaxy, ne vedi in giro una decina ciascuno dei Lakers/Dodgers/Rams/Kings e un centinaio della nuova serie di Netflix. Radio, televisioni e giornali riflettono più o meno queste proporzioni”.

Impressioni personali che assumono credito col fatto del vivere la città ogni giorno, e non da turista: “Ovvio che non ho dati, diciamo che queste sono le mie impressioni semplicemente guardandomi intorno. Particolare importante: sicuramente nei quartieri dove vivono i chicani le proporzioni sono diverse. Mi aspetto più cartelloni “calcistici” proprio a Carson piuttosto che  a Fuellerton, Long Beach, Inglewood e tutto il Sud Est della città in generale, ma quelli non sono però quartieri che frequento troppo. In questi anni non ho mai conosciuto nemmeno un americano bianco che segue il calcio, i chicani invece tutti. Tieni conto che parliamo di una metropoli immensa, alla fine qui c’è spazio per tutti”.

Anche per i nuovi tifosi del LAFC: “Il nuovo stadio dell’LAFC avrà circa 20 mila posti, che è molto poco per gli standard dello sport americano, proprio perché il calcio è ancora uno sport minore se paragonato a basket, football e baseball, però di appassionati ce ne sono comunque tanti. Io vedo artisti latini (o comunque stranieri, inclusi alcuni italiani) mai sentiti nominare che riempiono arene tipo Staples Center, per dire. Sai, in Italia bene o male quando c’è un evento medio/grosso se ne sente parlare, qui no, questa è una giungla, ci sono mille realtà parallele che convivono in questa città e molte senza apparenti punti di contatto…”.


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Redazione
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