MLS People: Bill Hamid, no alla Premier per amore di DC United | MLS Soccer Italia

MLS People: Bill Hamid, no alla Premier per amore di DC United

Prosegue il nostro viaggio negli USA con la rubrica MLS People, dove conosciamo meglio alcuni dei protagonisti della MLS. La nostra tappa odierna, nonché la quinta in generale, è nella capitale degli Stati Uniti, siamo infatti a Washington DC.

La franchigia che rappresenta la città presidenziale è quella dei DC United dove all’interno della proprietà è presente anche Erick Thohir, ex proprietario e attuale presidente e azionista di minoranza dell’Inter. Il protagonista da voi scelto nel nostro gruppo Facebook è Bill Hamid, l’estremo difensore dei DCU nonché una delle rare bandiere presenti in MLS.

Bill Hamid nasce il 15 Novembre 1990 ad Annadale, Virginia, e come tanti ragazzi nati in quegli anni rimane folgorato dal Mondiale 1994 disputato negli USA il quale è stato il vero e proprio impulso per la nascita della MLS. Hamid cresce fin da subito con la passione per il pallone sia grazie al padre, che è stato calciatore e anche allenatore, sia perché cresciuto nella DMV (D.C., Maryland e Virginia) una delle prime zone degli USA ad interessarsi al calcio. Hamid della sua passione fin da piccolo per il calcio dirà:

“Crescere nella DMV è stato sicuramente un vantaggio. C’era una comunità molta attiva riguardo allo sviluppo del calcio negli USA e i bambini potevano andare nei vari centri formativi per imparare a giocare a calcio, era un’esperienza molto gratificante.”

Lui, calcisticamente parlando, è cresciuto proprio in una di questa accademie sviluppatesi in quella zona degli USA e sui quali misero gli occhi soprattutto i DC United che nel 2005 lo presero a 15 anni e che nel 2009 lo promossero in prima squadra.

“E’ molto importante che i DC United si interessino ad osservare questi centri formativi perché ci sono molti ragazzi che possono essere il futuro del calcio americano ed oltretutto si avrebbero anche dei ragazzi con una maggior senso di appartenenza che credo sia un valore aggiunto.”

Questa la dichiarazione del portiere dei Black and Red riguardo allo sviluppo delle accademie dove lui stesso è cresciuto.

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Arrivato in MLS nel 2009, Hamid, debutterà però solo nella edizione 2010: è il 6 Maggio e i DC United battono per 2-1 i Kansas City Wizards. L’inizio di una bellissima favola.

Il padre di Hamid, Sully, ricorda così il giorno del debutto di suo figlio:

“Mi ricorderò sempre quel giorno. Quando Bill ha sentito il fischio di inizio ha alzato lo sguardo e guardandomi, mi trovavo a bordo campo, mi alzò il pollice. Fu incredibile, la partita passò in un baleno, vinsero e al triplice fischio corsi in campo per abbracciarlo.”

Una favola che ormai dura da 8 anni in cui Hamid ha collezionato 192 presenze subendo 239 gol ma tenendo 53 volte la propria porta inviolata. Un’icona per i DCU nonché un titolare inamovibile e proprio grazie a questa titolarità, Hamid, è riuscito a conquistarsi la maglia della USMNT con la quale ha debuttato il 21 Gennaio 2012 e con la quale ha vinto la Gold Cup 2013.

Un’autentica bandiera come pochissime ne sono presenti in MLS ed anche per questo i supporters dei DCU lo trattano come un idolo. Questa ammirazione è aumentata esponenzialmente quando Hamid si infortunò al ginocchio durante un trial con lo Swansea. Il club gallese, militante in Premier League, stava pensando di acquistarlo e anche dopo l’infortunio si offrì di curarlo e di garantirgli un contratto. Hamid però rifiutò: non pensava di meritarselo, ma anche perché fu sommerso di messaggi, molto belli, in cui i tifosi gli chiedevano di restare.

Una storia di appartenenza alla propria terra, una sorta di Totti in salsa americana – anche se il paragone non è proprio calzante visto i ruoli e l’impatto mondiale diversi – ma che forse rende l’idea del senso di appartenenza che trasmette Bill Hamid, una vera e propria bandiera.


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Lorenzo Viganò

Seguo la MLS perché adoro la mentalità americana negli sport, in particolare, la spettacolarità che gli viene data grazie ai playoff. Reputo la MLS un campionato genuino, senza polemiche e che premia chi merita

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