Welcome home Pepito: Rossi è tornato, tra ricordi e dribbling alla sfortuna

Messi insieme fanno 694 abitanti. 298 Fraine, Abruzzo; 396 Acquaviva d’Isernia, Molise. A un certo punta della propria vita, Fernando, incontra Cleonilde, figlia del sindaco del piccolo comune molisano, e si innamora, perdutamente.

Tanto da lasciare l’Italia per volare in America, insieme. Professoressa di italiano Cleo, insegnante di italiano e spagnolo Fernando, il quale è anche un fine conoscitore di calcio, tanto che alla Clifton High School, nel New Jersey, decide di mettersi a fare l’allenatore. O meglio, il soccer coach, come lo chiamano lì.

Corrono, sotto le indicazioni dell’allenatore abruzzese, i Mustangs, che hanno sfornato qualche buon calciatore: Jonathan Borrajo, ora ritiratosi dopo l’esperienza al Miami FC con Nesta; Wojtek Krakowiak, una stagione in MLS con San José, e, soprattutto, Matt Miazga, difensore di proprietà del Chelsea, ma ora in prestito al Reading. Quando torna a casa, Fernando, non lascia fuori dalla porta la sua grande passione, visto che, in tv, non si perde una partita del Milan di Sacchi, Van Basten, Gullit e compagnia vincente. E lì, vicino a lui, c’è un bambino, che, con occhi sognanti osserva quel mondo, ai bordi del campo quando papà allena, seduto sul divano quando papà guarda la tv. Di nome fa Giuseppe. E sulla cassetta della posta c’è scritto Rossi.

E’ tornato in quel mondo, Pepito. Quel mondo che aveva lasciato dodicenne per inseguire un sogno, insieme al suo mancino, affinato nel giardino dietro casa, il backyard, dove, in squadra con Mamma Cleo, sfidava papà Fernando e la sorella Tina. Fernando e Cleo lasciarono l’Italia per andare in America, lui lascerà gli States per scoprire l’Italia. Insieme a papà, che lo accompagna nella sua nuova avventura a Parma, dove il soccer coach allenerà, decide di mettersi in gioco per fare sul serio.

Il resto è storia che sappiamo tutti: il Parma, poi lo United e Ferguson, il prestito al Newcastle, di nuovo Parma, dove esplode tutto il suo talento, il Villarreal, i gol che lo eleggono miglior marcatore della storia del Submarino Amarillo, le tre operazioni al crociato, la Fiorentina, altri infortuni, Levante, Celta Vigo, Genoa, l’accusa di doping. Sempre meno presenze, sempre meno gol, sempre meno certezze. Una, però, c’è sempre: la famiglia. Che vuol dire America. E’ lì che si è sempre rifugiato nei momenti difficili. E’ lì che è tornato ora, quando tutto sembrava perduto.

Essere Pepito Rossi vuol dire tre cose: credere sempre in se stessi, non rinunciare mai a un sogno e vivere nella speranza. Che è cosa giusta, perché secondo Banana Yoshimoto “dove non c’è speranza, non c’è neanche vita”; ma è anche cosa non facile, perché per Paul Valery “la speranza fa vivere, ma come su una corda tesa”. E su questa corda, fragile, ha deciso di muovere la sua intera carriera Pepito, la grande speranza del calcio italiano che ha dovuto combattere contro avversari, dribblati quasi sempre in facilità, e sfortuna, più difficile da saltare se decide di pungerti, scalfirti e lasciarti profonde cicatrici. Ma se ti chiami Giuseppe Rossi ti rialzi sempre, te ne freghi di quello che la gente pensa di te e le provi tutte per rientrare nei giochi.

Ed è per questa sua forza d’animo, oltre che per un mancino che non invecchia mai, che la MLS lo ha accolto, come un figliol prodigo(l), e Real Salt Lake gli ha dato la maglia numero 7 da indossare per questa stagione. Con Mamma Cleo sempre pronta a sostenerlo, insieme alla sorella Rita. Papà Fernando, fisicamente, non c’è più, se n’è andato per colpa di un brutto male nel febbraio del 2010, non facendo in tempo a vedere, la stagione successiva, il miglior Pepito di sempre, quello dei 32 gol tra Liga ed Europa. Ha iniziato a giocare grazie a lui, gioca, ora, anche per lui, che lo ha avvicinato a questo mondo, accompagnandolo fino all’altro mondo, l’Italia. Che gli ha fatto vedere il Milan e conoscere il calcio. Che gli ha indicato la via da percorrere e come percorrerla.

E forse, anche per questo, Pepito è tornato a casa. Per essere un po’ più vicino a papà. Come quando lo affrontava nel backyard, nel giardino sul retro. Welcome back home, Pepito.


 

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