Tony Meola, un’icona in panchina

Gigantesco, un mix tra una saracinesca e un big gym applicato al calcio, vestito in una maniera al limite del buon gusto ma totalmente efficace. Se diciamo Tony Meola il cuore degli appassionati di calcio di mezzo mondo non può non battere e i ricordi, soprattutto di Pasadena e un Mondiale torrido e maledetto, non possono essere frenati.

Tony Meola contro Sandro Nesta: la NASL regala nostalgia

Tony Meola USAUn po’ naif e particolare un po’ come il ruolo stesso richiede, Meola è sicuramente uno dei portieri più rappresentativi della nazionale USA, un’icona guardata con curiosità e affetto in due Mondiali consecutivi, in casa nostra nel 1990 e quello appunto organizzato dagli States.

Una storia che si incrocia con l’Italia sin dalle origini, possiamo dire uno dei pionieri del soccer Oltreoceano. Figlio di Vincenzo, immigrato irpino ed ex calciatore dell’Avellino (Serie C), nel regno di baseball, football e basket (dove tra l’altro riscuote discreto successo a livello giovanile), il piccolo Tony importa la passione per il calcio inculcatogli dal padre. Gioca a soccer, sport considerato femminile agli albori, nella Kearny High School pur essendo membro della squadra di atletica e giocando sia a basket che a baseball, ma è all’Università della Virginia che Bruce Arena si accorge di lui e lo convoca nella nazionale Under-20 per il mondiale di categoria. L’inizio ufficiale della sua carriera nel soccer, prevalentemente a stelle e strisce.

Nel giro di pochi mesi Tony, allenato dal mentore Bruce Arena – un altro personaggio di origini italiane – passò dai college alla qualificazione per Italia ’90, il paese dei genitori e fu lì, aiuto del destino, che divenne famoso anche per la sua presenza particolare. Provò l’avventura in Europa, ma non andò bene tra Brighton e WaTony Meola, NY Jets, footballtford, la squadra di Elton John, anche per problemi di permesso di lavoro. Fu vicino al Tolosa e passò dal Parma, tre settimane in prova, prima di tornare a New York coi Metrostars e dare il via a quella che oggi è la Major League Soccer entrando nel best XI di tutti i tempi.

Ma non è tutto. Da portiere, tanto pazzo e istintivo nelle decisioni quanto taciturno ed introverso durante la settimana, Meola con quella faccia da divo di Hollywood prima di iniziare il sogno MLS fu scritturato per una parte da attore nello spettacolo “Il matrimonio di Tony e Tina” mentre difendeva i pali indoor dei Buffalo Blizzard.

Un portiere-attore con cento presenze esatte con la nazionale USA, gentile concessione di Bruce Arena in amichevole contro la Giamaica, fino al “Goalkeeper of the Year” del 2000 con i Wizards e alla chiamata per il Mondiale 2002 da terzo portiere, dopo aver provato l’esperienza nel football americano con i NY Jets ed essersi preso del traditore del soccer. Un pazzo, nel senso più affettuoso del termine.

Tony-Meola-620x395Oggi il suo nuovo destino si incrocia nuovamente con un totem del calcio italiano, Alessandro Nesta, da tecnici. Sì perché Tony Meola adesso fa il coach sulle orme del suo mentore Bruce Arena. Lo fa nella NASL, come Sandro Nesta, alla guida dei Jacksonville Armada FC, squadra del nord della Florida e prossimo avversario del Miami FC. Una sconfitta all’esordio in casa dei fortissimi NY Cosmos ha rovinato la prima panchina. Un dettaglio per Tony.


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Max Cristina
Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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