The Locals: la vera anima del tifo di San Diego

Il nostro speciale sui San Diego Loyal non poteva non toccare l’anima pulsante della squadra: i tifosi. The Locals, il primo gruppo organizzato di supporters dei Loyal con i quali ho avuto il piacere di trascorrere un paio di giornate nel mio periodo nella città più bella della California (sì, sono di parte).

Un gruppo aperto a tutti, che approva la diversità e ne esalta il meltin pot di culture, come dimostrano tutte le bandiere esposte in tribuna durante le partite. Rappresentazione della storia di San Diego e della squadra stessa che al proprio intorno abbraccia giocatori proveniente da ogni popolo.

Attivi sul territorio ed entusiasti nell’organizzare eventi, cori, canti, striscioni e ritrovi nelle migliori birrerie artigianali della città (ce ne sono più di 150 solo nell’area di San Diego) i The Locals hanno una forte anima latina, messicana per lo più vista la vicinanza con Tijuana e il Messico, appunto. L’amore per il calcio davanti a ogni cosa, con tanta Premier League nel cuore e non solo.

Il nome scelto dal gruppo dice tutto: “The Locals”. I locali, gente del posto che ha San Diego a cuore e nel cuore. E lo hanno portato anche nel loro logo ufficiale, più carico di significato di quanto possano far pensare colori sgargianti e un cagnolone in bella vista. Nel “crest” c’è davvero un amore profondo per la terra e la tradizione.

Nel cercare la rappresentazione iconica di cosa significhi essere un “locale” nella regione, il board del gruppo hanno voluto includere tutti gli aspetti caratteristici di San Diego: spiagge, montagne, città, deserto, periferia, confine internazionale. Presto però si sono resi conto che sarebbe stato praticamente impossibile inserire tutto in un unico simbolo, allora sono andati oltre.

Essere “Locals” per loro non è solo un luogo fisico, ma è la sensazione che si crea all’interno di un luogo, insieme.  E quel luogo è lo stadio.

“Creiamo la sensazione di essere Locals ritornando più volte dalle stesse persone, alle stesse tradizioni, agli stessi luoghi. Scegliamo di diventare un Local e continuiamo a presentarci, annuendo in segno di riconoscimento (o alzando un bicchiere di birra) quando ci vediamo”. E per il simbolo è stata un’icona della città, il cane Bum.

Un tesoro locale, il primo e unico cane ufficiale della città di San Diego, nel periodo che risale alla fine del XIX secolo. Secondo la tradizione, questo mix di San Bernardo-Spaniel arrivò alle coste della città come clandestino a bordo di una nave a vapore nel dicembre 1886, e divenne molto speciale per le persone che vivevano nella “Finest city” a causa della sua personalità bonaria, la sua mente indagatrice e il suo infallibile senso di cameratismo.

Questo cane della città frequentava una grande varietà di attività commerciali e ristoranti, uno dei quali mise un cartello alla finestra: “Bum mangia qui”, per pubblicizzare la sua affiliazione. E si dice che a Bum in genere venisse data la birra da bere al posto dell’acqua, il che è ciò che probabilmente ha portato alla lotta poco saggia con un cane rivale sui binari del treno, con conseguente perdita della zampa anteriore destra.

Nelle tonalità verde Torrey e arancione vibrante per riflettere i colori del Loyal Soccer Club di San Diego, è stato virtualmente regalato all’amato Bum un pallone da calcio vintage con cui giocare alla luce del tramonto. Un logo e un’immagine simbolo per marciare insieme allo stadio per tifare la squadra.


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Max Cristina
Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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