#SaveTheCrew: la voce dei tifosi è l'unica che conta | MLS Soccer Italia

#SaveTheCrew: la voce dei tifosi è l’unica che conta

“Non è facile vivere lontano dalla mia patria, ma a Columbus io e la mia famiglia abbiamo trovato un posto dove vivere ed essere felici”. Parole, fresche di rinnovo, di Federico Higuain, istituzione in quel di Columbus, punto fermo dei Black & Gold, fratello meno talentuoso del Pipita ma comunque simbolo della franchigia americana.

Tutti hanno un legame viscerale con con la propria terra, ma se si è argentini di più: niente è come casa, niente è come la famiglia, niente è come il tuo quartiere, la tua squadra del cuore, i colori che difendi, e così via. Ma si sa, nel mondo che va a ritmi di corsa, parate e gol, casa è dove c’è un pallone, e la sua dimensione, “il fratello” l’ha trovata proprio in Ohio. Casa che rischia di non esserci più…

Sì, se ne parla e se ne scrive da un po’: Anthony Precourt, il proprietario dei Columbus Crew, minaccia di portare tutto ad Austin, in Texas, dove ha già accordi con le autorità e con diversi imprenditori, se il nuovo stadio in Ohio non verrà finanziato pubblicamente. La proprietà vuole una nuova casa, una nuova dimora, che possa sostituire il vecchio Mapfre Stadium, un pezzo di storia della MLS, visto che è stato il primo costruito solamente per il soccer. Due anni di attesa, poi i Black & Gold, dal ’99, dal 15 maggio del ’99, in una sfida contro i New England Revolution, hanno allietato i tifosi. Eccoli lì, i tifosi…

Sono tutto, i tifosi. Potrai forse togliere l’Argentina dalla mente e dal cuore di un futbolista, ma non potrai mai togliere la squadra per cui soffri ogni domenica dal cuore di un tifoso. Perché quel muscolo involontario batte volontariamente per la squadra della tua città, corre al ritmo dei tuoi giocatori, balla ai cori della tua curva, esulta ai gol dei tuoi beniamini. Custode del sacro fuoco, è l’unico vero proprietario, pur non stringendo altro che una bandiera o una sciarpa, pur non indossando altro che una maglietta e un cappellino, pur non parlando altro che la lingua del cuore. L’unica che nel calcio andrebbe veramente ascoltata…

Attendo il mio sogno con ansia, emozione | poi applaudo e mi sbraccio per la mia formazione. | È la prima giornata e la mia fedeltà | è premiata da un senso di gran voluttà, | ritorna il mio eroe ed illumina il giorno | dei miei guai per un poco si sfuma il contorno, | egli è grazia, armonia, che esalta lo stadio | e riporta i miei giorni e di orgoglio m’irradio” (The Fan)


 

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