Pirlo, l'addio è un lancio nel vuoto | MLS Soccer Italia

Pirlo, l’addio è un lancio nel vuoto

L’ultima, in Europa, nel Vecchio Continente, nel calcio competitivo e allo stesso tempo romantico era culminata con le lacrime, le sue, in una notte di Champions dall’amaro retrogusto bianconero. L’ultima, nel Nuovo Mondo, in un calcio in crescita e che in lui aveva riposto grande speranza, è terminata con l’indifferenza. Anche questa totalmente sua. Andrea Pirlo è sceso in campo per l’ultima partita della sua carriera. Semifinale playoff Eastern Conference, New York FC a un gol dalla remuntada e dalla qualificazione alla finale di Conference. E Vieira, a un minuto dalla fine della gara con Columbus, prova, come se il calcio fosse una partita di Magic, la carta del Maestro. Ma i poteri, ahinoi, sono finiti da un pezzo…

Accolto con sciarpe e grida dai sostenitori newyorkesi, il primo tocco dell’ex numero 21 di Inter, Milan e Juve, si trasforma in un lancio, scivoloso, per il compagno Sean Okoli. Poi, basta. I compagni sperano in un’invenzione di chi, in 61 partite, ha realizzato un solo gol negli States; i tifosi si aggrappano al piede destro e alle intuizioni geniali di quello che fu uno dei più grandi centrocampisti della storia del calcio; ma quello che ne è rimasto è solo la triste copia: due lanci, nel vuoto. Due lanci, che una volta sarebbero finiti tra i piedi di Morata o sulla corsa di Sheva, terminano, invece, tra le braccia del pubblico. Più un fuori campo che un assist, più un home run che un passaggio in profondità, più un gesto da Yankee Stadium nella più naturale versione MLB che da MLS…

Finisce così, quindi, la carriera di uno dei più grandi di sempre, che mai si è ambientato in un calcio, per lui, totalmente nuovo. La faccia svogliata e distaccata ce l’ha avuta sempre, anche quando vinceva. Solo tre volte, ha pianto. Tanto. La prima: Italia campione del Mondo. Stretto a Cannavaro, si libera in una corsa condita dalle lacrime dopo il rigore vincente di Grosso. La seconda: quando il Milan lo mette alla porta e saluta i compagni di vittorie a Milanello. La terza: la notte di Berlino, l’ultima europea. Ieri, invece, ha salutato tutti col suo marchio di fabbrica, un volto indifferente e glaciale. Come il suo ultimo lancio, caduto nel vuoto.


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