Orlando City Stadium: scopriamo il gioiellino dei Lions | MLS Soccer Italia

Orlando City Stadium: scopriamo il gioiellino dei Lions

Orlando City-NYCFC 1-0, gol di Larin, rimarrà per sempre nella storia del club della Florida. Al terzo anno di MLS, esattamente come gli avversari di turno guidati da Pirlo e Villa, i Lions hanno inaugurato con una vittoria la loro nuova casa, l’Orlando City Stadium, subito soldout con i 25mila posti di capienza. Uno smacco per la franchigia di New York ancora costretta a giocare le proprie partite interne allo Yankee Stadium, leggendario ma pensato per il baseball e non per il soccer. In occasione della visita di MLSSoccerItalia.com a Orlando lo scorso settembre, i lavori erano ancora alle fasi iniziali. Sei mesi dopo c’è già stata l’inaugurazione e la prima partita ufficiale, frutto di pianificazione, perseveranza e progettazione consapevole.

In attesa di cedere i diritti per la rinominazione dell’impianto, gli amici di Archistadia.it si sono concentrati con la solita competenza sulla progettazione dello stadio, spulciandone i dettagli e sottolineandone pregi e difetti, in un luogo in cui esaltazione e senso di appartenenza per i tifosi viola fanno parte del pacchetto: “A Gift from The Gods” per ripetere la scenografia messa in mostra dalla parte più calda del tifo di Orlando.

Un sollievo che ti avvolge quando sai di avercela fatta, davvero. L’iter progettuale, infatti, non è stato semplice – come ricorda Archistadia -. La convinzione e la volontà di Club e tifosi, però, hanno permesso di ottenere un impianto che ora è la casa della squadra e, soprattutto, un luogo importante per la comunità. #WelcomeHome, “Benvenuti a casa”, è stato il motto del Club durante la giornata inaugurale. Perché gli Orlando City, con il loro nuovo stadio, tornano davvero a casa, nel loro quartiere di riferimento, Parramore, in pieno centro città. Certo, il Camping World Stadium – dove gli Orlando City hanno giocato fino all’anno scorso – non è molto distante ma sicuramente non era l’impianto che i Lions volevano chiamare “casa”.

IL PROGETTO – L’acquisto del terreno sul quale costruire il nuovo stadio avviene già all’inizio del 2013, con la squadra non ancora in MLS bensì impegnata in USL. L’intero progetto riguardante la nascita della franchigia, però, parte da più lontano, nel 2010, per volontà dell’imprenditore Phil Rawlins (già dirigente allo Stoke City per più di un decennio), vero artefice della “visione” che sta trasformando velocemente i Lions in una franchigia attraente e dinamica. La costruzione viene finanziata interamente a livello privato, anche se il costo sale dai preventivati 110 milioni di dollari ai 155 finali. Rawlins recupera anche fondamentali contributi da una serie di investitori stranieri dislocati fra Brasile e Cina. Anche il progetto, come il costo finale, cambia in corsa. Nel 2014 arriva la curiosa decisione di spostarsi a ovest di un isolato, rispetto all’area individuata inizialmente per l’edificazione: un diritto di proprietà conteso fra una chiesa battista locale e la municipalità di Orlando avrebbe potuto ritardare l’inaugurazione dello stadio e la dirigenza non voleva correre rischi. Poi l’aumento della capienza prevista, che passa da 19.000 a 25.500 posti. Lo stadio è oggi il terzo più grande della MLS, con buona pace della media spettatori del Club attestatasi a 32.000 spettatori circa nelle scorse due stagioni .

Lo stadio, su pianta rettangolare, viene volutamente sviluppato con la massima semplicità delle linee. La struttura reticolare in acciaio avvolge e sostiene le gradinate, dall’esterno, fino alla copertura, ma è limitata al massimo nell’impatto visivo. Il bianco e il grigio dominano l’edificio, così da far risaltare il viola del Club, che spicca dai seggiolini e dagli stendardi esterni. Un solo angolo dell’impianto resta “vuoto”, occupato dal maxischermo, mentre gli altri tre spicchi angolari delle tribune sono stranamente sprovvisti di copertura e restano senza alcun riparo dalle condizioni meteo.

THE WALL – La pendenza delle gradinate è la massima consentita dal regolamento della lega americana, 33°, il che aumenta l’impatto vocale del pubblico – in Premier League il massimo consigliato è 35°, mentre 38-40° è il valore delle gradinate più ripide d’Europa, come il Mestalla di Valencia, San Siro, Juventus Stadium o Santiago Bernabéu. La soluzione forse più importante e virtuosa è quella scelta per la gradinata dei tifosi di casa, la North Stand: soprannominata “The Wall”, con quasi 4.000 posti, è stata progettata interamente “a posti in piedi”, con un sistema di protezioni lungo ogni fila, e permetterà ai tifosi massima libertà (consapevole) nei cori e nelle coreografie durante la partita. Interessante anche la scelta della società di acquistare un’ampia area circostante allo stadio, da riqualificare e migliorare favorendo l’esperienza dei tifosi nel pre-partita. Allo stesso modo, nonostante un’ampia zona parcheggio, la scelta di non costruirne uno sotterraneo è stata motivata dal Club “per invogliare i tifosi a usare i trasporti pubblici” – volontà sottolineata dalla mappa dedicata sul sito ufficiale del Club.

L’Orlando City Stadium è parte di una “visione sportiva” ambiziosa, che passa dalla creazione di una squadra, l’iscrizione al massimo campionato americano e la costruzione di un’identità locale ben definita. Ma è anche un esempio di pianificazione e perseveranza, e di una progettazione sostenibile e attenta alle necessità dei tifosi e della comunità locale. Non sempre uno “stadio bello” significa uno “stadio ben fatto”. A Orlando hanno preferito concentrarsi sul “farlo bene” e lo sforzo è stato ripagato.


 

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Max Cristina

Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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