Microsoft e Grunge, Bill Gates e Nirvana: le due anime di Seattle nel cuore Sounder di Morris

Lo Space Needle ne ha viste di cose. Eccome se ne ha viste. Dall’alto dei suoi 184 metri, nel cuore di Seattle, ha guardato Jimi Hendrix strimpellare con la sua chitarra, ha ascoltato i Nirvana e il loro Grunge Sound, continua a sentire la musica dei Foo Fighters, dei Pearl Jam, degli Alice in Chains e dei Soundgarden. E quello che non ha visto con i suoi “occhi” lo ha conosciuto, sicuramente, grazie ai ricordi di chi, dal 22 aprile del ’62, continua a fargli visita.

Non solo l’anima romantica, però. Ce n’è una moderna, che guarda al futuro, o meglio, che è il futuro. Quella di Bill Gates, di Microsoft, che ha sede proprio nella Emerald City.  E lo sport che anima ha? Romantica, ovviamente. I Seahawks in NFL, i Mariners in MLB, i defunti, ma mai dimenticati, SuperSonics in NBA, e i giovani Sounders (a proposito di musica) in MLS. La città ama le sue squadre, se le coccola come dei figli: “Tutte le cose sono legate fra loro come il sangue che unisce i membri della stessa famiglia. Tutte le cose sono legate fra loro” scriveva Capo Sealth, o Capo Seattle, capo delle tribù Duwamish e Suquamish che occupavano quel territorio che oggi è Seattle.

15146720_10207589607888207_215297540_oC’è un ragazzone di Seattle, con il cuore davvero verde smeraldo, cresciuto a Mercer Island, nel Lago di Washington, che ama alla follia le squadre della sua città: va al Safeco Field per i Mariners, condivide il campo con i Seahawks, e gioca e segna per i suoi Sounders. Jordan Morris, figlio di Michael, medico sociale proprio dei Sounders: un anno nell’Academy, poi il periodo a Stanford University, nella Silicon Valley, culla del futuro informatico, infine il primo anno in MLS da Rookie of the Year.

In passato si è fatto immortalare con un altro cuore verde smeraldo, nato a Seattle, Benjamin Haggerty. Chi??? Beh, sveliamo il nome con cui è conosciuto universalmente: Macklemore. Star della scena hip hop, un passato da dannato tra droga e alcol (quanto hanno pesato i bicchieri di vodka bevuti quando aveva solamente 10 anni…) e un presente da protagonista nel panorama musicale, ama i Sounders e adorava Clint Dempsey (in diversi concerti ha indossato la maglia della franchigia di Seattle con il numero 2).

La musica, eccola che ritorna. E che ci sarà, sempre: prima della semifinale di Conference contro i Real Salt Lake Jordan Morris insieme a tutto il caldo pubblico del CenturyLink Field intonerà The Star-Spangled Banner, l’inno americano.

Come prima dell’incredibile sfida di Knockout Round nei playoff MLS 2019, quella in cui si è lasciato alle spalle in maniera definitiva l’anno più brutto della sua carriera per via del bruttissimo infortunio che lo ha condizionato anche in questa stagione. Tripletta, hat trick, tre gol nel pirotecnico 4-3 finale dopo i tempi supplementari contro Dallas che hanno rimesso Morris al centro di tutto a Seattle, la sua Seattle.

Jordan sarà lì, in mezzo al campo, tra la sua gente. Guarderà i suoi concittadini, con il cuore palpitante e voglioso di riportare una città in trionfo in quello che è considerato il campionato del futuro. Conscio di rappresentare chi quelle due anime, futurista e romantica, può fonderle.


Pezzo di Homer Jay del novembre 2016 rielaborato

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Redazione
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