LAFC vola, Carlos Vela è l’anti-Ibrahimovic

Sei punti, miglior difesa in Western Conference ed in classifica sopra ai cugini (per ora). Meglio di così non poteva andare per Los Angeles FC, neonata franchigia in MLS, che naviga con le vele spiegate verso i vertici della MLS. Di “vela” ne basta e avanza una, quella di Carlos – primo Designated Player del roster – per volare in alto in classifica dopo la vittoria in trasferta contro il Real Salt Lake. Nel 1-5 inflitto ai padroni di casa, oltre alla firma immancabile dell’ “aeroplanino” Diego Rossi, c’è (finalmente) anche quella di Carlos Vela. E ovviamente, con la specialità della casa: sinistro a giro a fulminare Rimando. Proprio come…Hugo Sanchez, suo idolo e modello di riferimento. ¡Qué bien!

Nato 29 anni fà a Cancún, cresce ispirandosi a papà Enrique – anch’egli ex calciatore – prima nel Ko Cha Wolis de Cancún come trequartista, e poi nelle giovanili del Club Deportivo Guadalajara di José Luis “El Güero” Real, assieme al fratello più grande Alejandro, come ala destra. Proprio da esterno sfrutta meglio le sue qualità: scatto fulmineo e cross telecomandati. E ad esserne colpito è Arsene Wenger che nel 2005, dopo averlo visto capocannoniere e vincitore del mondiale Under17 con El Tri, lo porta all’Arsenal a sedici anni: “He’s a fantastic talent and I don’t want to lose him and I want him now to get experience!”. Esperienza che matura però in Liga in prestito tra l’UD Salamanca e l’ Osasuna.

Poi il ritorno in Premier nel 2008, ed il debutto in League Cup contro lo Sheffield Utd all’Emirates come meglio non poteva immaginare: Hat Trick! Non solo, perchè il secondo goal viene inserito nell’albo Arsenal’s Greatest 50 Goals. Not bad! Niente affatto se escluso trovi uno come Alexis Sanchez, però davanti la concorrenza è tanta, troppa, per il messicano sempre più etichettato: promessa non mantenuta, e anche al WBA la musica non cambia; inevitabile la partenza verso lidi più caldi dove esprimersi e smentire tutti, ed uno di questi si trova nei Paesi Baschi, a San Sebastián.

Alla Real Sociedad esplode definitavamente come seconda punta, in coppia con Antoine Griezmann, riportando nel 2012 i txuri-urdinak in Champions League dopo 10 anni. Un’amicizia molto forte – anche dopo il passaggio del Petit Diable all’Atletico Madrid – merito delle passioni comuni per basket e musica. Ecco delle volte la musica è meglio di un pallone proprio come per lui è meglio un concerto di Chris Brown ad un allenamento. “I enjoy playing, but once the match ends the football is finished for me and you can talk to me about anything that isn’t football, because I wouldn’t feel comfortable doing so or like doing so.”.

Risultato? Chiedete pure al tecnico Sacristán che dopo averlo messo fuori rosa gli ha consigliato di cercarsi un’altra squadra. Ecco quindi il passaggio al Los Angeles FC in MLS. Il costo dell’operazione è di 5 milioni di euro, contratto da Designated Player, uomo immagine e…diez sulle spalle. Si per non essere da meno rispetto all’altro messicano dei Galaxy: Giovani Dos Santos.

Subito inserito negli schemi dal coach Bob Bradley non ci ha messo molto per chiarire subito 2 cose: il ritorno alle origini da trequartista è il ruolo in cui si esprime meglio e che via Griezmann ora c’è Diego Rossi a sostituirlo. E che impatto nella MLS. Assist contro Seattle e goal contro RSL. What else? Un derby da vincere naturalmente, contro guarda caso i fratelli Giovani e Jonathan Dos Santos, vecchi amici della la Generación dorada mexicana du 2005, che avranno da loro un Ibra in più. Un derby da vincere in una città divisa tra LAFC e Galaxy. Ma soprattutto una MLS Cup da sollevare.

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