La lenta agonia del SuperDraft MLS

Il SuperDraft MLS non è morto, ma sicuramente non se la passa bene. Lo spettacolo tutto in stile americano dove i migliori giovani dei college (e non solo) si giocano la chiamata da parte dei club MLS sta andando avanti, ma i fasti del passato sono ormai un lontano ricordo. Abbiamo pensato a lungo se scrivere o meno questa riflessione, poi abbiamo deciso di farlo perché è giusto raccontare quello che succede da quelle parti anche quando le cose non sono così belle e luccicanti come appaiono. Confrontandoci anche con addetti ai lavori presenti a Orlando al Combine prima, e al SuperDraft poi, beh sono pochi i giocatori che diventeranno protagonisti da subito in MLS tra quelli chiamati. Glielo auguriamo, ma anche il recente passato non invoglia l’ottimismo.

Cos’è il SuperDraft ormai lo sapete, ma quello del 2019 è stato con ogni probabilità il meno utile di sempre per le 24 franchigie in ballo – compresa Cincinnati che ha avuto la possibilità della prima scelta. Le manovre di mercato di Atlanta United nelle prime due stagioni di vita si sono rivelate vincenti e spiazzanti, e la voglia di ingaggiare giovani stranieri utilizzando il Targeted Allocation Money e il crescente movimento di HomeGrown Players, ovvero giocatori cresciuti in casa, ha reso la possibilità di puntare su ragazzi reduci dalle stagioni universitarie (tre mesi) meno allettanti del solito.

Un colpo deciso alla vita del SuperDraft quest’anno lo ha dato Philadelphia. Gli Union hanno ignorato questa possibilità vendendo tutte e cinque le proprie scelte (13, 29, 37, 61, 85) via trade a Cincinnati in cambio di 150mila dollari in General Allocation Money in questa stagione e 50mila in più nel 2020. La motivazione? Eccola, semplice e diretta: “Non avremmo avuto benefici reali dalla 13a scelta. Credo sia stata una buona scelta mettere da parte un po’ di soldi in più per aumentare la nostra flessibilità sul mercato in futuro – ha spiegato il ds degli Union, Tanner -. Il livello della MLS si è alzato molto negli ultimi anni e penso invece che il livello del calcio nei college sia rimasto pressoché lo stesso. C’è una grande differenza… Molti giocatori possono andare bene per la USL, ma non ci aggiungono niente in MLS. E’ una cosa che molti club stanno realizzando…”.

Insomma, una lunga e lenta agonia per il SuperDraft MLS. Il calcio americano non è come il basket, questa spettacolarizzazione sarà bella da vedere e curiosa, ma forse ha fatto il suo tempo.


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Max Cristina
Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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