Intervista esclusiva con Andre Shinyashiki

Andre Shinyashiki è stato nominato dalla MLS’ Rookie of the year 2019. Il giovane calciatore brasiliano, scelto durante il Superdraft 2019 come quinta scelta, è stato uno dei protagonisti della stagione dei Colorado Rapids. MlsSoccerItalia.com lo ha intervistato in esclusiva.

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Com’è nata la tua passione per il calcio?
In tutti i miei ricordi come persona so che ho sempre amato il calcio. Penso faccia parte della cultura in Brasile: mio padre ama molto il calcio e credo che sia qualcosa che mi ha trasmesso. So che mi piace il calcio da sempre, non so dire com’è successo ma so che è successo.

Dal Brasile agli Stati Uniti: com’è avvenuto questo passaggio?
Stavo giocando in Europa in una sorta di torneo amatoriale. Un amico comune dell’allenatore mi ha portato, accompagnato da mio padre e un suo amico, in una Academy in Florida e lì ho trovato l’opportunità di trasferirmi negli Stati Uniti per cercare un posto dove giocare a calco. Mi sono trasferito per studiare un anno alla High School, alla fine ci sono rimasto due anni poi sono andato al college e ora sono professionista.

Hai ricevuto molti premi durante la carriera sportiva scolastica all’università: com’è stata quella esperienza?
E’ stata incredibile, unica, non avrei potuto chiedere di più dal punto di vista calcistico. Sono molto grato per aver potuto giocare con la University of Denver, è stata una opportunità unica.

Da Sao Paulo al Colorado, che differenze ci sono?
Il freddo sicuramente è qualcosa a cui non siamo abituati a Sao Paulo e in buona parte del Brasile. La cultura è diversa e qui le persone sono molto più rilassate e non c’è molto traffico. Non succede molto in giro e questo credo sia la più grande differenza perché sapete, a Sao Paulo non si dorme mai, si è sempre occupati e succede sempre qualcosa. Non è rilassante. Questo è stato un cambiamento per me.

Raccontaci il tuo SuperDraft 2019
E’ stato pazzesco. E’ stato incredibile e quello che mi è accaduto è stato davvero positivo perché sono finito a giocare in una squadra in cui avrei voluto andare. Un momento incredibile che mi ripaga di tutto il duro lavoro.

Quanto è importante per un calciatore studiare all’università?
Penso che ogni calciatore sia diverso. Se sei pronto a essere professionista e c’è un piano che ti porta a quello, è una buona opportunità. Attraverso il college però puoi migliorarti e puoi crescere anche come educazione e cultura. Raccomando a tutti i ragazzi che stanno crescendo di valutare bene tutte le opzioni, ma come ho detto, se c’è la possibilità di diventare professionista già da giocane con un buon piano, è una cosa buona.

Sei stato scelto dai Colorado Rapids e per te sono come una casa: com’è stato l’approccio in prima squadra?
Non è stato facile. All’inizio scopri tante cose nuove e cerchi di capire se è davvero il tuo mondo. Ho avuto tanti dubbi in testa, ma sono stato in grado di metterli da pare e lavorando duro ho ottenuto il rispetto dai ragazzi ed è lì che mi sono sentito al 100% in pace con me stesso.

I Rapids hanno iniziato male la stagione dopodiché il rendimento è migliorato molto fino a sfiorare i playoff: come descrivi questa stagione?
Posso dire che è stata una stagione di apprendimento. Abbiamo imparato molte cose e spesso le abbiamo capite nella maniera più dura. Penso che però tutto questo ci farà crescere per la prossima stagione in cui saremo più pronti perché abbiamo un gruppo consolidato di ragazzi e siamo concentrati su cosa vogliamo fare e la direzione che vogliamo prendere. Questa è la cosa più importante.

Sei cresciuto molto durante la stagione fino a diventare fondamentale per la squadra: cos’ha contribuito di più alla tua crescita?
Un sacco di cose. Credo che specialmente il mio lavoro off-season all’University of Denver è stato incredibile con i ragazzi che mi hanno aiutato molto a crescere. Tutto quel periodo mi ha aiutato molto. Ho imparato tante cose di me e ho acquisito fiducia nei miei mezzi, così quando ho commesso degli errori nel mio percorso, sapevo di poterli superare.

Ti aspettavi di essere premiato come Rookie dell’anno in MLS?
E’ stato incredibile. Non avevo mai pensato a questa cosa quando sono stato scelto al Draft e nelle prime settimane in preparazione alla stagione, ma per me è un sogno diventato realtà. E’ più di quanto potessi chiedere, soprattutto perché sono stato votato dagli addetti ai lavori e dagli altri giocatori. E’ stato davvero incredibile.

Qual è l’obiettivo dei Rapids per il 2020?
Centrare i playoff è la cosa principale, sicuramente è qualcosa che vogliamo raggiungere perch é siamo già pronti per farlo.

Tim Howard, probabilmente il miglior portiere americano della storia, si è appena ritirato. Cosa ti ha insegnato?
Tim mi ha aiutato molto a capire come lavorare con umiltà, perché sono arrivato qui con la mentalità dell’essere “un ottimo giocatore perché sono stato la quinta scelta al Draft”. Mi ha aiutato molto a inserirmi nel gruppo, ad acquisire rispetto e per me è stato molto importante.

Ci sono giocatori che ti hanno ispirato sul campo? A quali allenatori sei più attaccato?
Non mi ispiro ad altri calciatori, sono attaccato ai coach dell’University of Denver e a quello di Montverd. Ultimamente però sto lavorando per diventare un giocatore unico.

Come consideri il livello attuale della MLS? Punti di forza e deboli della lega?
Ci sono tante belle cose in MLS, sta crescendo molto e ci sono più investimenti. Ci sono tanti buoni giocatori che vogliono venire a giocare qui e penso sia una cosa positiva. Il livello è molto alto ed è importante, poi chissà dove posso arrivare. Devo continuare a crescere e vedremo.

Consiglieresti ai giocatori brasiliani di giocare in MLS?
Sì, al 100%. Qui siamo molto organizzati, le squadre sono forti e la lega è molto seria. Non puoi venire in MLS e pensare di non avere competitività. Ce n’è molta, i giocatori sono agguerriti e ogni giocatore può venire qui e raccogliere la sfida.

In conclusione, ti piace il calcio italiano?
Amo la Serie A, l’ho guardata spesso perché i miei nonni sono italiani. Mia nonna tifa Juventus e mio nonno il Torino, quindi c’è una grande rivalità in famiglia ed è per questo che ho sempre guardato tanto calcio italiano anche da ragazzo, sulla Rai. Mi piace perché è molto fisico e tutti devono rispettarlo perché è stato uno dei campionati più importanti al mondo e lo è ancora.

Un particolare ringraziamento a Omar Gonzalez, Director of Communications dei Colorado Rapids.


 

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Redazione
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