Intervista esclusiva a Landon Donovan

Sole costante, mare, palme e un fuoco della passione che arde fortemente in città. Siamo a San Diego, California, e se anche “the finest city” è ferita dalla pandemia di coronavirus, per le sue strade e soprattutto per i social, l’amore per il calcio è definitivamente esploso. Merito di Landon Donovan e dei suoi San Diego Loyal che in questo 2020 hanno portato il calcio professionistico nella seconda città più grande della California.

Si gioca in USL Championship, una squadra ambiziosa e costruita da zero dalla leggenda del calcio americano con uno staff di tutto rispetto, a partire da Carrie Taylor, la coach americana più importante e vincente a livello di college.

Siamo stati ospiti dei SD Loyal e dei suoi tifosi lo scorso mese di dicembre, quando tutti gli avvenimenti che ne hanno frenato l’inizio (campionato sospeso) non erano nemmeno immaginabili. Ne è uscito uno speciale che pubblichiamo volentieri, a partire dall’intervista esclusiva a Landon Donovan, il miglior calciatore americano di tutti i tempi che a San Diego non solo abitava prima, ma ha portato i Loyal da co-proprietario e da allenatore, la sua prima esperienza in panchina.

Mr Donovan, il suo primo compito da allenatore non è dei più semplici. Qual è la difficoltà maggiore nel dover costruire una rosa da zero?
La parte più difficile è che non hai nessuna base su cui lavorare, ma allo stesso tempo è elettrizzante e divertente perché puoi decidere chi prendere. Certo ci sono limiti sui giocatori che puoi ingaggiare e abbiamo dovuto scremare tra i calciatori senza contratto, perché non avevamo una capacità economica tale da poter comprare da altre squadre o incoraggiarli a svincolarsi.

Operativamente che tipo di giocatore avete cercato?
Il nostro approccio è stato quello di cercare profili adatti alla nostra cultura di gioco, cercando poi di lavorare con loro sul campo per definire un sistema da portare in campo che si adattasse perfettamente alla nostra idea del gioco, ma anche alle qualità dei nostri tesserati.

Qual è la vostra idea di gioco?
La mia idea di calcio è che è un gioco molto complicato. Ci sono tante partite diverse da giocare, anche nella stessa sfida. In alcune saremo liberi di attaccare, avremo il possesso del pallone a lungo e giocheremo in una certa maniera; in altre non avremo il controllo del gioco e dovremo essere in grado di aggiustare il nostro modo di stare in campo e capire come rispondere alle circostanze.

A quale coach si sta ispirando in questa sua prima esperienza in panchina?
Sono stato allenato da tanti diversi coach nella mia carriera, li ho osservati molto e mi hanno ispirato tutti. Ho trascorso molto tempo con Bruce Arena, che è stato il miglior coach di sempre con cui ho avuto a che fare, ma ho imparato molto anche da Bob Bradley, David Moyes all’Everton e molti altri, da cui ho imparato molto anche a livello umano.

Come ha convinto i giocatori ad accettare di giocare in una squadra presente solo sulla carta?
Sinceramente quando vivi a San Diego non è poi così difficile. Tantissime persone vorrebbero vivere qui e molti giocatori vorrebbero far parte di qualcosa di nuovo; non solo, molta gente vorrebbe far parte dello staff societario. Penso che tanti stanno realizzando l’opportunità speciale che c’è qui e le cose sono scivolate via più facilmente di quanto pensassi.

Avete fatto anche dei provini aperti a tutti: quanto servono effettivamente per scovare talenti?
Sono un concetto interessante che abbiamo qui negli Stati Uniti e ci è venuto in mente di farli. Sfortunatamente difficilmente si trova qualcuno in grado di essere un fattore decisivo in campo, ma non si sa mai. Purtroppo in USA è diverso rispetto all’Europa, e all’Italia, perché non abbiamo lo scouting che siete abituati ad avere voi e per questo non ci sono giocatori seguiti nel dettaglio tutto il tempo. Molti ragazzi mollano e per questo per noi è sempre bene provare con i provini aperti a tutti perché, per qualche ragione, qualche giocatore di talento magari è sfuggito o non è stato seguito.

Il suo vice è Carrie Taylor, probabilmente la coach più vincente a livello di college. Che rapporto avete?Mi aiuta in moltissimi modi. Prima di tutto è l’allenatore più qualificato di tutti nel nostro staff. Coach Taylor ha un’idea di calcio diversa dalla mia, ma penso che questa cosa sia di beneficio per tutti per avere più punti di vista. Lei, inoltre, è di aiuto a tutto l’ambiente. Io sto provando ad aiutare tutti cercando di trasmettere un po’ la mia esperienza in campo, quello che ho vissuto, la magia del gioco. Avere uno staff affiatato è di grande aiuto.

Personalmente sui social ho trovato un affetto incredibile verso di voi: se lo aspettava?
Non mi ha assolutamente sorpreso l’affetto dei tifosi, viviamo per questo no? La gente in città ha aspettato questo momento per decenni e ora finalmente, per loro il sogno diventa realtà. E’ veramente emozionante, ma è anche una grandissima responsabilità che prendiamo seriamente. Abbiamo costruito questa società con loro, non per loro, sarà sicuramente un relazione fantastica.

Che obiettivo vi siete prefissati?
I nostri obiettivi sono semplici. Vogliamo avere un impatto positivo ed essere di ispirazione per la gente attraverso il calcio e abbiamo diversi modi di farlo. Possiamo offrire una bella esperienza ai nostri tifosi; possiamo aiutare i nostri giocatori portandoli alla vittoria; ma anche aiutandoli a raggiungere i propri obiettivi personali di carriera. Noi come staff, ma anche per i nostri giocatori, vogliamo migliorare sempre di più. Questo in generale è il nostro obiettivo. Certo poi ne abbiamo di più specifici in campo su cui stiamo lavorando. Però in generale vogliamo avvicinare la gente al calcio, sport che amiamo, e avere un impatto positivo sulle loro vite.

L’impatto con la realtà professionista non è stato affatto male. Nelle prime due partite di USL Championship i San Diego Loyal hanno conquistato quattro punti, pareggiando in casa all’esordio 1-1 contro i Las Vegas Lights (di Eric Wynalda) in un Torero Stadium soldout (6900 spettatori) e andando a vincere 2-1 in trasferta contro il Tacoma (ex Seattle Sounders II) in una sfida giocata a porte chiuse quando l’emergenza Covid-19 aveva iniziato a modificare i comportamenti di tutti.

Ora lo stop forzato e a tempo indeterminato visti gli sviluppi su scala mondiale. Landon Donovan e il suo staff però si sono messi a disposizione della comunità, offrendosi di aiutare le persone più in difficoltà in questo momento di lockdown.

Ringraziamo J. Beltran e lo staff dei San Diego Loyal per la disponibilità e la gentilezza nel nostro tour degli uffici e dello stadio.


 

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Max Cristina
Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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