Intervista, Donadel a MLSItalia: "Montreal, MLS, Giovinco e Nazionale..." | MLS Soccer Italia

Intervista, Donadel a MLSItalia: “Montreal, MLS, Giovinco e Nazionale…”

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L’addio di Pirlo al New York City e al calcio, quello di Nocerino a Orlando e il rammarico per la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale di Russia 2018 senza la convocazione di Giovinco hanno acceso i riflettori della critica italiana sulla MLS. Per noi appassionati questi sono solo alcuni aspetti di una lega calcistica in forte crescita, scelta da sempre più giocatori importanti come tappa intrigante di carriera. Tra gli italiani che hanno intravisto nella MLS un capitolo importante da provare a scrivere c’è Marco Donadel: 73 partite, 3 gol e 13 assist con la maglia dei Montreal Impact di Joey Saputo.

Abbiamo avuto l’onore e il piacere di intervistare in esclusiva Donadel toccando diversi temi della sua avventura da pilastro del centrocampo degli Impact in un mondo così diverso ma stimolante. Una bella chiacchierata che abbiamo deciso di dividere in due parti, con la seconda che sarà dedicata ai giovani talenti italiani e al loro possibile approccio col “soccer” d’Oltreoceano.

Nel gennaio 2015 è iniziata la tua avventura in MLS. Cosa ti portò a Montreal?
Era un po’ di anni che con mia moglie pensavamo di fare un’esperienza all’estero, aspettavamo la proposta giusta. Ai tempi della Fiorentina rifiutai il Newcastle, ma mi era rimasto quella voglia di provarci fuori dall’Italia. I Montreal mi hanno chiamato e 2-3 settimane prima di firmare la società mi mostrò le strutture, il progetto e lo sposai. Ero convinto di andare col Verona che mi cercava da tempo, invece…

Seguivi già la MLS? 
Conoscevo il campionato perché qualche amico o conoscente me ne parlava spesso, ma non posso dire che lo seguivo con attenzione. Qualche difficoltà all’inizio c’è stata perché è un calcio diverso dal nostro, ma ho cercato di adattarmi agli altri, al mister, alla lega e alle regole che ci sono qui.

Come giudichi la tua esperienza oggi?
La cosa più interessante per quanto mi riguarda è lo scambio di opinioni che ho sempre avuto col mister e coi compagni. Per me, per esempio, è diverso che per Giovinco che è superiore tecnicamente e da attaccante difende meno, può permetterselo. Io a centrocampo aiuto tutti, non è stato semplice all’inizio ma ho studiato i miei compagni e gli avversari e pian piano ci siamo trovati. La cosa che mi è piaciuta di più da subito è stata la possibilità di dire la mia anche al mister, ma soprattutto di essere ascoltato sia da lui che dai compagni.

La MLS è un campionato che sta affascinando molti italiani: credi che sia il modello del futuro per sostenibilità e spettacolo? Tipo una SuperLega Europea con le migliori città/squadre…
Se voi da fuori pensate che stia crescendo molto, posso assicurarvi da dentro che lo sta facendo moltissimo e velocemente. Da quando sono arrivato a oggi il livello tecnico e tattico è aumentato parecchio, unito alla velocità del gioco e a una maggiore attenzione ai dettagli anche in allenamento. Detto questo non so dire quando potrà diventare una lega di livello dei maggiori campionati europei perché manca la cultura del risultato.

Sei anche tu dell’idea che le promozioni/retrocessioni siano necessarie?
Qui regna l’equilibrio che spesso è sinonimo di spettacolo, ma il problema è che non si può giocare sempre e solo per lo spettacolo. Senza lo spauracchio della retrocessione mancano alcuni stimoli che sono fondamentali, in regular season non si giocano partite alla morte perché ruota tutto intorno allo spettacolo. La sensazione un po’ mi manca di quella tensione e condiziona un po’ tutto, anche gli investimenti perché non c’è il rischio.

Di solito viene citato anche il Salary Cap troppo limitante
Sì è un problema, ma più risolvibile. Ci vorrebbe un po’ più di competizione sul campo anche prima dei playoff

In cosa invece la MLS può dirsi “migliore” della Serie A?
A livello di organizzazione dell’evento le società e i dirigenti italiani dovrebbero prendere un master da chi opera in Major League Soccer per imparare. Qui investono molto nella partita e mi faceva strano vedere gli eventi pubblicizzati per vendere biglietti quando sono arrivato qui, ora non più. Loro vendono l’evento in sé, riempiono stadi nuovi e spettacolari – basta vedere Atlanta quest’anno -, ma soprattutto sanno attirare diversi tipi di pubblico. Dal tifoso fedele al curioso, fino alle famiglie che vogliono passare una giornata a divertirsi. Com’era una volta in Italia quando aspettavi la domenica per andare allo stadio o come quando c’è il Mondiale che gli amici si ritrovano per condividere l’evento. Qui è sempre così e l’ambiente, una festa, ma devo dire che con gli anni anche da dentro il palato dei tifosi si sta affinando.

Un assist perfetto: a proposito di Mondiale, come hai/avete vissuto la debacle dell’Italia?
Qui a Montreal ci sono tantissimi italiani, non avete idea di quanti. C’è molta delusione, un sentimento vero perché tutti volevano vedere l’Italia al Mondiale. Hanno quel dispiacere sincero che potevamo avere noi da bambini, non si cerca il colpevole a tutti i costi come sta succedendo da voi, ma la tristezza sì.

Impossibile non chiedertelo a questo punto: Giovinco meritava una chance prima della Svezia?
Parto dal presupposto che non faccio l’allenatore e non posso giudicare le loro scelte perché non le conosco nel dettaglio. Posso dire che nelle dichiarazioni c’è stata un po’ di presunzione e prevenzione verso la MLS, anche perché il compito del ct sarebbe quello di seguire e selezionare i giocatori migliori a prescindere da dove giocano.

Sia Conte che Ventura però hanno deciso di escluderlo senza appello
Sì, è un peccato perché in una Nazionale che ha peccato di personalità Sebastian avrebbe dato una grossa mano, però ripeto non sta a me giudicare le scelte. Conte però motivò la sua scelta mettendola sul piano fisico e del ritmo, e dal punto di vista degli allenamenti posso dargli ragione. Quelle di Ventura invece non le ho capite, anche perché il ct avrebbe l’obbligo di monitorare tutti e la questione della fase difensiva, per un attaccante come Giovinco che decide le partite con le sue giocate, è un po’ meno importante. L’avrei capita parlando di un difensore o di un centrocampista.

Pulisic ha detto: “Il problema negli USA non è che non c’è talento, ma che viene sviluppato male”. Come la pensi e che progressi stai vedendo a Montreal?
Posso confermare che a livello giovanile non stanno lavorando bene, anche perché non c’è un vero e proprio settore giovanile. I ragazzi girano un po’ tra scuole, college e altro, dove non c’è l’intensità o la cura dei dettagli che abbiamo in Europa. Per questo è consigliabile che i ragazzi facciano esperienze fuori dagli Stati Uniti, ma è ancora questione di cultura. Quando si è ragazzi la passione si allena ovunque, come me al parco con gli amici, in camera, ovunque. Pensavo al calcio 24 ore al giorno. Qui c’è benessere, il college ti garantisce un futuro quindi c’è meno fame di sfondare e giocare tutti i giorni. Una volta finito l’allenamento i ragazzi tornano a casa convinti di essere migliorati e avere imparato qualcosa di nuovo, ma sappiamo che non è così.

Andrea Pirlo ha chiuso la carriera in MLS, cosa ne pensi della sua avventura a NYCFC?
E’ stato molto condizionato dai problemi al ginocchio, ma credo che a livello tecnico abbia dato tantissimo al New York City. Nel 2015, al loro primo anno, erano una squadra allo sbando, invece ora la considero la più forte, la più completa e sicuramente la più difficile da affrontare. E sono sicuro che in parte il merito è di Pirlo che in allenamento e in campo ha insistito nel giocare il pallone, si è impuntato e ha insegnato anche ai compagni migliorandoli tutti. Ha mostrato le qualità da allenatore e ha iniziato qui a New York.

Il rendimento in campo però è stato inferiore alle attese. Come mai secondo te?
Oltre ai problemi fisici credo che non ha trovato quegli stimoli superiori che in carriera lo hanno sempre trascinato. Quando è sceso in campo con la voglia di eccellere come nel Milan o in Nazionale, o con la voglia di far vedere che aveva ancora da dare come con la Juventus, è stato devastante. Qui quella parte, forse, è venuta un po’ meno. Ma il suo contributo, come dicevo, l’ha dato alla grande al NYCFC.

Chiuderai la carriera in MLS?
Assolutamente sì, mi piacerebbe stare qui a Montreal finché potrò e chiudere sul campo in Major League Soccer da protagonista. La mia famiglia si trova bene, le mie figlie anche e stiamo facendo una bellissima esperienza. Non avrei voglia di tornare in Italia per l’ultimo contratto e magari trovarmi a litigare con tifosi o presidenti per lottare per non retrocedere. Credo che posso dare ancora molto in una squadra come Montreal che lotta sempre per posizioni di vertice.

A parte quest’anno, che è successo?
Siamo stati dei pazzi perché avevamo tutte le qualità per lottare per vincere. Tra infortuni e sfortuna non siamo riusciti a dare il massimo.

Chiudiamo con il più classico dei pronostici: chi vince la MLS Cup?
Se la finale fosse andata e ritorno direi Toronto FC senza dubbi, ma in questo campionato – come hanno dimostrato Seattle e Portland gli ultimi anni – fare pronostici è impossibile. Toronto oltre a Giovinco ha una qualità alta, in più giocherebbero la finale in casa e credo che non commetterebbero l’errore del 2016. Vedo una finale ancora Toronto-Seattle, la rivincita, perché i Sounders sono una squadra difficile da affrontare, sono molto quadrati. Su chi vincerà alla fine non mi esprimo.


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Max Cristina

Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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