Intervista a Brian White: lo studente-atleta ora bomber della MLS

Dal College al Professionismo

Brian White, lo Studente-atleta Trasformatosi in Cannoniere della MLS

L’esultanza di Brian White non è nuova al mondo del calcio. Le braccia rivolte verso l’alto, gli indici che puntano al cielo, la testa sollevata: ai romantici del pallone questa immagine non può che richiamare Ricardo Kakà.

Kakà era il mio giocatore preferito nei suoi anni d’oro,” dice White nell’intervista esclusiva rilasciata a MLSSoccerItalia.com -, “ma io esulto in quel modo perché ringrazio Dio per avermi dato l’opportunità di giocare questo sport da professionista.”

Oltre all’esultanza, il pallone d’oro brasiliano e White condividono anche il numero di gol in una singola stagione MLS. Nei primi due anni con Orlando City SC, Kakà siglò nove reti, tante quante quelle segnate da White lo scorso campionato con i New York Red Bulls.

Numeri non indifferenti per un ragazzo di 24 anni che fino a due inverni fa giocava a calcio per la squadra dell’università.

Brian White con i Red Bulls nel 2019. Fonte: Noah K. Murray-USA TODAY Sports tramite prosoccerusa.com
Brian White con i Red Bulls nel 2019. Fonte: Noah K. Murray-USA TODAY Sports tramite prosoccerusa.com

In quarantena dall’appartamento di famiglia a Flemington, in New Jersey, un White dalla barba incolta riflette sul percorso calcistico che lo ha portato a competere coi grandi della MLS.

La carriera di White inizia nell’autunno del 2014, quando approda in North Carolina alla prestigiosa Duke University, assumendo presto il ruolo di protagonista della squadra di calcio della scuola, i cosiddetti Blue Devils. Durante la stagione del suo senior year segna 10 gol nella Atlantic Coast Conference, la divisione calcistica più competitiva a livello universitario, trascinando i Blue Devils ad uno storico ottavo di finale del campionato NCAA ed entrando a far parte della selezione degli All-Americans.

Quel dicembre White completa anche i suoi studi universitari, diventando dottore di scienze politiche. Con una laurea in tasca, può ora concentrarsi interamente a fare il salto nel calcio professionistico.

Il 19 gennaio 2018, durante la cerimonia della diciannovesima edizione dell’MLS SuperDraft a Filadelfia, i giocatori eleggibili prendono posto in un’area riservata vicino al palco. White, accompagnato dal papà Chip, dalla mamma Michele, e dal fratello minore Daniel, ricorda esattamente la tensione causata dall’attesa.

“Stai semplicemente seduto e aspetti,” dice White. “Non sai nulla per certo fino al momento in cui ti scelgono.”

Se ne va la prima dozzina di picks, ma il nome di White non viene chiamato. Nel frattempo, in una sala colma di fotografi e giornalisti, i rappresentanti delle varie squadre della MLS si scambiano fogli, prendono appunti, e parlano sottovoce, intenti a perfezionare il proprio piano d’azione.

White sa di piacere all’allora coach dei Red Bulls, Jesse Marsch, il quale non può avere dimenticato le 17 reti segnate da White l’estate precedente con i NYRB Under 23. Al momento di inviare la busta con il nome del calciatore selezionato, però, i dirigenti dei NYRB richiedono una pausa. Hanno bisogno di ulteriori minuti per decidere.

“La squadra che credevo mi scegliesse ha chiamato il time-out,” ricorda di aver pensato con scetticismo White in quel momento.

Dopo una lunga attesa, il commissario della MLS Don Garber riceve la notizia dal tavolo dei Red Bulls, e finalmente si avvicina al microfono.

Con la scelta numero 16 all’MLS Superdraft 2018, i New York Red Bulls selezionano Brian White da Duke University.”

La famiglia può ora esultare. La mamma scoppia in lacrime. Un emozionato White si avvia verso il palco, dove, adornato di sciarpa marchiata NYRB, tiene il classico discorso di ringraziamento.

Brian White sul palco dell’MLS SuperDraft. Fonte: Derik Hamilton-USA TODAY Sports tramite onceametro.com
Brian White sul palco dell’MLS SuperDraft. Fonte: Derik Hamilton-USA TODAY Sports tramite onceametro.com

Il draft quindi manda, o meglio rimanda, White in New Jersey, dove è cresciuto e dove i Red Bulls si allenano e giocano le proprie partite casalinghe. A differenza di quanto spesso accade per gli atleti collegiali selezionati al draft NBA oppure NFL, i rookies uscenti dal SuperDraft MLS non hanno un posto garantito nella rosa della prima squadra.

Conscio di dover fare la gavetta e di avere tutto da dimostrare, nel marzo del 2018 White firma il suo primo contratto da professionista con i NYRB II, la seconda squadra dei Red Bulls militante nella United Soccer League, ovvero la seconda divisione americana.

“Mi era chiaro dal precampionato che non fossi all’altezza dello standard della prima squadra.” dice White. “Ho avuto difficoltà ad adeguarmi alla velocità del gioco, alla fisicità, e all’intensità.”

La prolificità sotto porta di White – finirà la sua prima stagione in USL con 10 gol in 26 presenze – non sfugge al nuovo coach Chris Armas, che più volte porta il rookie in panchina con la prima squadra. Il 29 agosto 2018, alla prima da titolare contro Houston Dynamo, White ripaga la fiducia del mister con la prima marcatura in MLS.

Cerco sempre di essere una fox in the box,” dice il numero 42 dei Red Bulls. Sul passaggio di Alex Muyl, White deve solo appoggiare comodamente la palla in porta per il gol della vittoria.

Nonostante le buone prestazioni ed il contributo alla vittoria della regular season nel 2018, il 2019 inizia alla stessa maniera per White, che viene ancora una volta aggregato ai Red Bulls II.

“Quell’anno sapevo di voler ricoprire un ruolo più importante in prima squadra,” ammette White.

Il signore che lo tiene in ombra in prima squadra è Bradley Wright Phillips, una punta che vanta oltre 100 presenze tra Premier League e Championship e che gode di una reputazione invidiabile nel panorama calcistico statunitense. L’infortunio dell’attaccante inglese ad inizio stagione rappresenta, nella testa di White, l’opportunità per scalzare i dubbi di coloro che ancora non lo giudicano pronto per la MLS.

Nell’incontro del 14 aprile 2019 tra NYRB e Sporting Kansas City, White fa il suo ingresso al settantaduesimo minuto in una partita che sembra destinata a rimanere bloccata sul risultato di uno a uno.

Armas mi aveva detto che avrei segnato poco prima di mettermi dentro,” White ricorda con un sorriso.

Gli bastano tre minuti per mandare il messaggio che lui dalla prima squadra non vuole più andarsene: al settantacinquesimo i Red Bulls vanno sopra due a uno, cortesia di White. La dinamica del gol è un’altra testimonianza di quanto White sia a suo agio all’interno dell’area di rigore.

“Mi piace testare la linea, muovermi fra i centrali di difesa, e trovare il modo di liberarmi dalla marcatura,” dice White.

Al momento del cross di Alejandro “Kaku” Gamarra, White si estende ed impatta la palla con un tuffo di testa che ai più nostalgici potrebbe tranquillamente ricordare il cabezazo di Robin Van Persie ai mondiali del 2014.

Da lì in poi inizia un momento d’oro per White, il quale mette a segno nove gol da aprile ad agosto, riuscendo persino a togliersi la soddisfazione di sconfiggere i Los Angeles Galaxy di Zlatan Ibrahimovic con un rocambolesco tre a due.

“White fiorisce al momento giusto,” titolano i media quell’estate.

Soltanto un infortunio ai legamenti della caviglia interrompe il magic moment di White, il quale finirà la stagione con nove reti in 21 presenze, una media di poco inferiore ad un gol ogni due partite.

Brian White dopo il suo primo gol in MLS contro Houston Dynamo. Fonte: newyorkredbulls.com
Brian White dopo il suo primo gol in MLS contro Houston Dynamo. Fonte: newyorkredbulls.com

Lo stile di gioco della franchigia dei Red Bulls, messo in atto sia negli States dalla squadra del New Jersey che in Europa dal Leipzig e dal Salzburg, è inconfondibile per il pressing alto, le verticalizzazioni veloci, e l’intensità mostrata dagli interpreti in campo.

“[Coach Chris] Armas vuole undici uomini dietro al pallone difensivamente, e tutti pronti a ripartire al massimo appena riconquistato il possesso,” dice White. “Ci chiede un grande sacrificio collettivo in entrambe le fasi di gioco.”

Per garantire costanza a questo stile di calcio diretto e dispendioso a livello energetico, i preparatori atletici dei Red Bulls monitorano il carico di lavoro dei propri giocatori tramite l’utilizzo di un dispositivo GPS durante ogni allenamento e partita. Questo dispositivo, infilato all’interno di una tasca presente su una pettorina aderente che i calciatori indossano sotto la maglietta, registra dati come la velocità massima raggiunta durante una seduta ed il battito cardiaco medio.

Essendo un attaccante di 81 chili e 178 cm, White sulla carta potrebbe non apparire il calciatore più adatto allo stile di gioco aggressivo, e a volte caotico, dei Red Bulls. Eppure impressionanti abilità aerobiche e uno spirito di sacrificio sopra la media permettono spesso a White di battere la competizione degli altri attaccanti, tra cui Tom Barlow e Mathias Jørgensen, e di guadagnarsi un posto fra i titolari.

Nel 4-2-3-1 spesso adottato da Armas, White predilige giocare da prima punta, o “da 9,” come dicono in America. Oltre a consentirgli di fungere da riferimento avanzato per i compagni, questa posizione permette a White di essere una presenza costante in area di rigore, dove il suo istinto killer si esprime al massimo.

La stagione 2020 della MLS è stata interrotta ad inizio marzo dopo soltanto due partite nelle quali i Red Bulls hanno registrato una vittoria in casa contro Cincinnati FC e un pareggio sul campo del Real Salt Lake di Giuseppe Rossi. La situazione coronavirus in New Jersey è attualmente fra le peggiori negli Stati Uniti, seconda soltanto allo stato confinante di New York.

Per tenere la squadra motivata durante questo periodo, lo staff tecnico dei Red Bulls comunica giornalmente con i propri calciatori. Oltre ad inviare programmi di fitness e lavoro tecnico con la palla, i preparatori atletici e gli allenatori si ritrovano con la squadra in videochiamata per eseguire un team workout tre volte a settimana.

Alle domande riguardanti i piani calcistici per il futuro, White risponde che al momento sente solo il forte desiderio di tornare a calpestare il rettangolo verde. “Posso uscire e giocare adesso?,” recita la descrizione della sua ultima immagine postata su Instagram. Ed afferma che se è pur vero che giocare in New Jersey di fronte a famiglia ed amici abbia un valore inestimabile, approdare in un top club europeo rimane “il sogno di ogni calciatore americano.”

Per un ragazzo che in due anni è passato da giocare al college a condividere la lista dei cannonieri con Zlatan Ibrahimovic e Wayne Rooney, sognare è più che lecito.


Ringraziamo Brian White e i NYRB per la disponibilità.

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