Il calcio giovanile americano al Viareggio

Un altro anno, un altro torneo di Viareggio, un’altra opportunità per mostrarsi all’Italia calcistica, ma il bilancio lascia relativamente soddisfatti. Anzi, agli occhi dell’osservatore ordinario sembra che nulla di straordinario sia accaduto nelle sei partite che le due selezioni italoamericane hanno disputato in Toscana dal 14 al 20 marzo scorso. Nella 68a edizione c’erano in gioco due formazioni: la NY Stars, una selezione creata da alcuni dirigenti che fanno capo alla passione di Charlie Candela, associata a quella che ormai è solo un simbolo degli anni che furono, la Liac (Lega italoamericana di calcio); e White Plains Youth Soccer, società calcistica vera e propria, all’esordio in quello che resta uno dei primari tornei Under 19 al mondo.
Nei tre incontri del girone di qualificazione, la selezione nata a Brooklyn ha pareggiato col Crotone (0-0), è stata sconfitta dagli argentini del Deportivo Camioneros (7-1) e dalla Juventus (6-0). Quella di White Plains ha perduto da Bologna (6-1), dai croati del Rijeka (5-1) e Genoa (4-1).

Ancora una volta, affrontare un torneo con avversari primari si è rivelato proibitivo e non sempre gratificante. I due allenatori giustificano in parte il passivo pesante – quando lo hanno subito – ma è chiaro che nessuna delle due squadre riesca ancora a rappresentare il calcio giovanile americano, o italoamericano. Nè, al momento, sembra che ci sia la speranza che al Viareggio le decine di osservatori abbiano individuato una figura calcistica pari a quella espressa nel basket da Ryan Arcidiacono, la guardia 22enne titolare di Villanova, le cui radici familiari affondano in Sicilia, che lunedì scorso ha vinto il titolo NCAA e che è nel giro della Nazionale azzurra.

Nel calcio italoamericano, insomma non c’è un Arcidiacono. O se c’è, sarebbe impossibile portarlo a Viareggio. I giocatori migliori appartengono spesso a società primarie o godono di borse di studio universitarie, e i college di appartenenza non li lascerebbero mai aggregare ad una selezione. Realtà che dirigenti e allenatori di Liac e White Plains conoscono bene.
Che il rischio di subire molti gol ci fosse, lo sapevano bene sia Orazio Gigli (White Plains) che Franco Spatola (Liac), i quali avevano già esperienza di panchina al Viareggio: “Sapevo anche che il grosso della squadra possedeva una preparazione altetica da 50-60 minuti, e che il resto non aveva neppure quella. Ho avuto degli infortuni e inoltre, adottiamo la politica che tutti i giocatori della rosa devono entrare in campo, per cui alcune sconfitte pesanti hanno anche questa motivazione. I ragazzi hanno capito che per essere competitivi a questo livello devono resistere per 80 minuti, hanno anche capito che tecnicamente sono vicini alla qualità degli avversari di pari età, ma che tatticamente hanno molto da imparare, che occorre mantenere le posizioni – afferma Gigli – Ad esempio, col Bologna abbiamo sofferto moltissimo sulle fasce. Per loro è stato comunque unico vivere come i pari età delle squadre italiane: andare allo stadio in pullman, entrare in uno spogliatoio vero, perlustrare il terreno di gioco, rientrare nello spogliatoro, effettuare il riscaldamento, cose che non avvengono qui, dove ci si cambia a bordo campo. Un aspetto molto positivo è che non hanno mai accettato di alzare barricate, hanno mostrato coraggio agonistico per 90 minuti in tutte e tre le partite”.

“Il rimpianto è uno solo: quello del forfait di quattro ragazzi avvenuto poco prima della partenza – ricorda invece Spatola – Erano tre centrocampisti dei quali uno di estrema affidbilità, ed un attaccante. Formalmente, sono stati gli impegni di studio a dissuaderli, ma credo che il problema sia stato finanziario”. Liac e White Plains hanno infatti richiesto ai giocatori – fatte alcune eccezioni – di contribuire con 2000/2.500 dollari, costo proibitivo per alcune famiglie.
Gigli continua con un sintetico bilancio del torneo: “La mia personale soddisfazione è stata piena contro il Genoa, in cui siamo rimasti compatti ed abbiamo ben figurato. Ha fatto un figurone Alessandro Battaglia, 15 anni, un attaccante centrale che si posiziona dietro le punte. Col Bologna sono stato obbligato a fare dei cambi per infortunio, contro il Rijeka siamo calati molto nella ripresa quando eravamo sul 2-1, col Genoa eravamo sullo stesso risultato sino al 65′ e siamo usciti tra gli applausi”.

Ma quali sono i vantaggi di partecipare, in condizioni di evidente svantaggio, ad un torneo da cui è difficile ottenere delle soddisfazioni sportive?
“Comincio a pensare che partecipare al Viareggio non valga la pena per una realtà come la nostra – sostiene Gigli – i costi sono molto elevati (22 mila euro l’iscrizione, ndr), la prima volta per un giocatore è molto istruttiva anche in caso di passivi sonori nel punteggio, ma tornarci può diventare per lui un boomerang, in quanto psicologicamente un giovane giocatore non trae vantaggio da continue, pesanti sconfitte. Nessuna squadra americana può far bene perché deve portarsi giocatori di college di Division III, quelli migliori, che usufruiscono di borse di studio ed appartengono alle università maggiori, non hanno il permesso di aggregarsi. Anche società come i Cosmos, i Red Bulls, non avrebbero interesse ad andare per via dei costi, e perché possono contare su tornei di alto livello come la Dallas Cup e la US Cup”. A Viareggio si cominciano infatti a registrare defezioni di società di prestigio: “Dove sono il Santos, il Boca Juniors, il Tottenham, le squadre francesi e inglesi delle edizioni di alcuni anni fa?” si chiede Gigli.

La Dallas Cup che menziona (la recente edizione si è disputata dal 20 al 27 marzo) abbraccia squadre dall’Under 13 a quelle Primavera (Under 19). In quest’ultima categoria, al Super Group si sono iscritte squadre come Fulham, Middlesbrough, Everton (la vincitrice), Monterrey, Hoffenheim, Tigres e l’Under 20 statunitense. Il torneo è ad inviti e per una dirigenza di cultura calcistica italiana, non presenta il fascino di vedere in campo squadre come Juve, Palermo (le due finalista della scorsa edizione), Inter e Milan. Ma Dallas di riverso, così come altri tornei in Florida, sarebbe significativamente più economica. “Il Viareggio resta una vetrina significativa per i giocatori – è il giudizio di Spatola – e quest’anno la Liac resta anche agli annali per aver vinto la prima edizione della Coppa Internazionale del pre-torneo. È anche vero che per ben figurare non puoi avere solo sei, sette giocatori di qualità-Viareggio, ce ne vogliono 15, con doppioni di pari livello tecnico, vuol dire che occorrono sponsor che rendano possibile la partecipazione ad una rosa ampia. I soldi fanno la squadra migliore. È l’unico consiglio che darei al nuovo selezionatore: copri diversi ruoli con giocatori di uguale forza”.

LIAC squadraA Viareggio c’era anche un personaggio che il calcio giovanile statunitense lo conosce da decenni, Carlo Tramontozzi, dal 1968 al 1992 alenatore della formazione maschile del St. Francis College (siede nella Hall of Fame del college di Brooklyn), oggi consulente Liac: “Nel mio rapporto scriverò – dice da Frosinone, dove si è fermato dopo il torneo – che è venuto il momento di creare un campionato Under 19 anche qui, come lo è il campionato Primavera in Italia. Occorre anche una supervisione tecnica, a cui capo vedrei un allenatore qualificato come Enzo Soderini. Un campionato – continua – formato da una decina di squadre dell’area metropolitana, di Westchester e Long Island, da cui poi trarre la vera selezione per il Viareggio. Al momento, la nostra organizzazione non è sufficientemente professionale e se le cose non cambiamo, non so se valga la pena parteciparvi, pur con tutto l’entusiasmo e la passione che mostrano i dirigenti”.
Tramontozzi sa bene che le rappresentative italoamericane che raggiungono Viareggio hanno una modesta rappresentatività del calcio d’oltreoceano: “Devi trovare genitori ambiziosi e che si possono permettere il viaggio. Viareggio è una vetrina del calcio italiano con le migliori formazioni giovanili, ma è anche vero che in presenza di un giocatore buono, se la sua squadra prende sette gol, è difficile che emerga”.

Anche Giuseppe Balsamo, fondatore di FA Euro e tecnico della prima squadra iscritta al campionato della Premier Developement League (prima fonte dei draft MLS), ha la sua opinione: “Il Viareggio è un grande torneo, una vetrina unica, ma occorre andarci con alle spalle un progetto tecnico. Ovvero avere un nucleo di ragazzi che gioca continuativamente a cui aggregare alcuni elementi che facciano compiere il salto di qualità”. Balsamo ha allenato la selezione Liac per due anni consecutivi (il suo assistente era Angelo Orlando, ex Inter), il secondo dei quali ottenne (nel 2013 contro il PSV, 3-2) la seconda vittoria mai registrata dalla selezione di Brooklyn. E rammenta che dopo quel risultato “l’albergo si riempì di osservatori che volevano sapere chi fossero i nostri ragazzi. Il problema significativo è il costo – prosegue – un ragazzo di ottima levatura tecnica non paga 2.500 dollari per andare al Viareggio, occorre incentivarlo, e per questo occorrono sponsor. Credo che i dirigenti degli Stars Liac, a cui attribuisco enormi meriti per l’impegno che profondono da anni, dovrebbero considerare di aggregarsi ad una società, qualsiasi essa sia, Brooklyn Italians o Fa Euro che si voglia, è la strada più semplice e quella più gratificante. È quello che faccio nella PDL, la vetrina dei giovani del mio vivaio. Il Viareggio funzionerebbe esatamente allo stesso modo, ma sarebbe il palcoscenico della Serie A invece che quello della MLS”.

Paolo Tartamella


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