Signor Ibrahimovic, la porta è in fondo a destra. Arrivederci

Caro Zlatan Ibrahimovic, abbiamo un problema. Anzi tu, Ibra, hai un problema e nemmeno troppo difficile da scovare. L’eliminazione in semifinale di Western Conference contro i cugini di LAFC ha messo in luce nuovamente che tu, fuoriclasse indiscusso (e pagato come tale) puoi determinare fino a un certo punto senza una buona squadra alle spalle e no, a differenza dei veri re degli sport americani, con te lo One Man Show riesce meglio fuori dal campo e davanti a un microfono piuttosto che in pantaloncini. Non che non sia stato straordinario vedere le tue giocate dalla West alla East Coast, ma per chi si proclama una divinità terrena la sconfitta non dovrebbe essere contemplata. Eppure.

Sconfitto in campo, perdente fuori in questo caso. Le parole nell’immediato postpartita del ko 5-3 in casa di LAFC sono un insulto al buon senso degli americani, dei tifosi e della stessa lega. Le riportiamo, anche al netto del ruolo che il personaggio ha dovuto rispettare.

“Ho reso famoso il LAFC e ho reso famoso anche Carlos Vela. Dovrebbero essere contenti. Immaginate se dovessi andare via. Se resto sarà una grande cosa per la MLS perché tutto il mondo la guarderebbe. Se andrò via, nessuno si ricorderà cos’è la MLS”.

Ma mi faccia il piacere! Citando Totò.

La passione per il calcio va oltre le giocate di Ibrahimovic. Numerose, spesso spettacolari, ma come abbiamo visto non sempre decisive. Belle come quelle di Vela, delle trame di Atlanta per Josef Martinez, o di molte altre azioni rese spettacolari da difese non certo di marmo, per tutti, anche per te caro Ibra. E chi guarda la MLS, dagli americani a noi semplici appassionati da lontanissimo, non si aspetta certo di vedere noiosi 0-0 bloccati da tatticismi. Stai tranquillo Ibra, chi la guardava continuerà a farlo e proprio i successi dei cugini, che sono arrivati di poco – ma comunque prima di te, è la dimostrazione che la MLS ha un futuro roseo davanti, al contrario tuo per sopraggiunti limiti di età.

Ma cara MLS, anche con te abbiamo un problema. Anzi, di nuovo, tu hai un problema. La crescita negli ultimi anni a livello tecnico è stata impressionante; un po’ più lenta, ma inesorabile anche a livello tattico e i successi di squadre come Atlanta e LAFC lo dimostrano. Ma serve essere riconosciuta universalmente come una lega importante e non solo come quella dello zio d’America. Se in campo le società in questo si stanno impegnando con politiche di mercato e di sviluppo di talenti sempre più mirate e precise, oltre agli stadi di proprietà eccetera eccetera, a livello di immagine evitare di farsi trattare a pesci in faccia ogni due per tre a livello di dichiarazioni sarebbe un enorme passo in avanti.

Al signor Ibrahimovic Zlatan è stato permesso troppe volte di dire e/o fare quello che ha voluto; di sputare nel piatto dove comunque ha mangiato piatti da sette milioni di dollari abbondanti, distruggendo con toni poco costruttivi concetti sui quali si può anche lavorare per migliorare. Di fatto in molti hanno scritto di Ibra da quando è in MLS anche e soprattutto per le frasi colorite contro la lega e i suoi giocatori (anche compagni di squadra).

Se questo è il prezzo da pagare per avere Zlatan – 38 anni – in MLS, signor Ibra la porta la trova in fondo a destra. E’ l’uscita, o il bagno, veda lei in base a cosa vuole fare e cosa vuole dire ancora.


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Max Cristina
Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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