Gli Usa come la Francia. Melting pot e nuovi migranti per lanciare la sfida a Qatar 2022

Il Mondiale senza Italia e senza Stati Uniti è appena terminato ed ad aggiudicarselo è stata la Francia di Deschamps, nazionale che bissa il successo casalingo del 1998 e che in vent’anni si è portata a casa ben tre finali di Coppa del Mondo, un europeo e un secondo posto nella rassegna continentale del 2016. Un successo che, secondo analisti e tifosi, coincide con la capacità della nazionale Francese di congiungere tutte le varie etnie che compongono la nazione. Un processo che nell’ambito della vita di tutti i giorni non sempre avviene in maniera sana, come denunciato da Adli Rami, l’ex difensore del Milan di origini marocchine che ha ricordato le discriminazioni che ha subito all’indomani della vittoria mondiale. Il modello francese, frutto della Rivoluzione del 1789, viene definito di assimilazione in quanto l’uguaglianza che scaturisce dalla cittadinanza dovrebbe sovrastare le appartenenze, etniche, culturali e religiose. Un metodo che però non è riuscito a evitare gli odierni fenomeni di razzismo, marginalizzazione e proliferazione del terrorismo islamico con risposte, come i respingimenti alle frontiere, che non hanno niente a che fare con le libertà sancite dalla Rivoluzione.

Un fenomeno, quello della lotta ai migranti, terribilmente presente in tutto il mondo e che negli Stati Uniti vede la sua espressione nel famoso muro di separazione tra Stati Uniti e Messico che, reale o composto solo da filo spinato e altre barriere, ha comunque provocato episodi vergognosi come la separazione dei genitori migranti dai propri figli. Eppure proprio Usa e Francia, al di là delle campanilistiche e ironiche rivalità, condividono quella spinta verso le libertà che ha determinato l’ingresso nell’epoca dei movimenti di massa e delle democrazie, sancito da quel dono fatto dai francesi agli americani, la Statua della Libertà che materna accoglieva e accoglie ancora proprio quei migranti che hanno costruito l’intera nazione federale. E ad oggi, se la USMNT vuole tornare a correre tra i campi di gioco del mondiale con la speranza di avvicinarsi a quel titolo, unico grande trofeo sportivo che manca nelle bacheche stelle e strisce, deve ripartire proprio dai migranti, dai figli dei migranti e dai figli di genitori di diverse nazionalità esaltando quel modello, il cosiddetto Melting Pot newyorchese, che accogliendo le varie istanze provenienti da culture, religioni ed etnie diverse, continua a costruire l’identità americana.

Una strategia a cui già sta dando ampiamente fondo Dave Sarachan, coach ad interim dalle dimissioni di Arena nell’ottobre scorso e scrutando le sue ultime “call ups”, insieme a elementi già stabili nel roster degli Yanks, proponendo altri giovani di prospettiva da qui a quattro anni, vediamo quali atleti potrebbero rappresentare la selezione americana in Qatar

Christian Pulisic: E’ la stella indiscussa della squadra, trequartista o esterno, classe 1998 e ritenuto dagli addetti ai lavori tra le future stelle del calcio mondiale. Nato in Pennsylvania da genitori statunitensi ma con un nonno di origini croate, è abituato sin da piccolo a viaggiare, in quanto la sua passione per il calcio si approfondì durante gli anni di permanenza in Inghilterra a causa del lavoro della madre. A 16 anni il trasferimento al Borussia Dortmund dove anno dopo anno è riuscito a diventar un perno dell’area offensiva. Nel 2022 avrà ventiquattro anni, l’età giusta per essere un leader.

Timothy Weah: Attaccante classe 2000 del Paris Saint Germain. Tim è il figlio del celebre George, pallone d’oro 1995 e attuale presidente della Liberia. Nato a New York e cresciuto nei Red Bulls, ha debuttato in nazionale il 27 marzo scorso nella vittoria contro il Paraguay. Segna la sua prima rete a stelle e strisce il 29 giugno a Filadelfia contro la Bolivia. Ritenuto simile al padre ha nella velocità e nel senso del goal le sue caratteristiche migliori. Ventidue anni il prossimo mondiale, maturo visti i risultati di Mbappé.

Rubio Rubin: Centrocampista offensivo classe 1996, nato in Oregon da padre messicano e madre guatemalteca, ha iniziato la sua carriera nell’Utrecht in Olanda per poi proseguirla prima in Danimarca e poi in Norvegia, attualmente è in Liga Mexico con l’FC Tijuana. Nel giro della nazionale dal 2014, nel 2022 avrà ventisei anni.

Kellyn Acosta: Centrocampista classe 1995, è nato a Plano in Texas. Suo padre Kennyth è nato in Giappone da madre giapponese. La sua carriera si è svolta totalmente nell’FC Dallas, squadra in cui milita dal 2009 dapprima nelle giovanili e poi in prima squadra, vanta con gli Yanks la vittoria della Concacaf Gold Cup 2017. In Qatar arriverà a 27 anni, l’età migliore per un calciatore.

Paul Arriola: Centrocampista di origini miste messicane e statunitensi, nasce a San Diego, California, nel 1995 e come Acosta cresce sportivamente nella famosa IMG Academy. Inizia la sua carriera protagonista nelle fila del Tijuana, dopo aver militato nelle giovanili dei Los Angeles Galaxy e prima di trasferirsi, nel 2017, ai D.C. United. Nel giro della nazionale dal 2016, in Qatar avrà ventisette anni.

Jesse Gonzalez: Portiere classe ’95 degli Fc Dallas, è nato in North Carolina e ha il doppio passaporto messicano e statunitense. Ha militato nelle selezioni giovanili del Messico sino all’Under 23, è stato convocato nella nazionale statunitense senza mai scendere in campo. Anche per lui 27 anni nel 2022.

Cameron Carter-Vickers: Difensore centrale di proprietà del Totthenam, è nato nel 1997 a Southend-on-Sea, in Inghilterra, figlio del cestista Howard Carter, nato in Louisiana e con doppia cittadinanza statunitense e francese. Dal 2009 nelle fila degli Spurs ha chiuso l’ultima stagione in prestito all’Ispwich Town, per lui il debutto in nazionale è avvenuto nel 2017. Al mondiale qatariota avrà 25 anni.

Matt Miazga: Difensore nato nel New Jersey nel 1995, conta origini polacche. Cresce calcisticamente nei New York Red Bulls prima di approdare al Chelsea, sua attuale squadra che nel 2016 lo ha dato in prestito al Vitesse. Debutta in nazionale nel 2015, vince la Concacaf Gold Cup 2017 dove mette a segno una rete contro il Guatemala. Nel 2022 avrà ventisette anni.

Kekuta Manneh: Centrocampista offensivo gambiano nato nel 1994, lascia la sua nazione per gli Stati Uniti nel 2010 formandosi nella U.S. Soccer Development Academy dapprima con i Texas Rush e poi con i Lonestar FC. Viene notato dal Chelsea ma alla fine, dopo un periodo in PDL viene tesserato dai Vancouver Whitecaps con i quali milita per quattro anni. Durante questo periodo risiede nella exclave statunitense in terra canadese di Point Roberts, in maniera tale di accumulare il tempo necessario per ottenere la cittadinanza a stelle e strisce. Passa ai Crew di Columbus e dopo una breve parentesi tra i messicani del Pachuca milita attualmente nello svizzero San Gallo. Convocato da Sarachan per la sfida contro il Paraguay del marzo scorso non ha però esordito, rimanendo convocabile per il Gambia, con il quale ha militato nelle nazionali minori. Nel 2022 avrà ventotto anni.

Matthew Olosunde: Terzino destro classe 1998 di origini nigeriane, ha iniziato la sua carriera nelle giovanili dei New York Red Bulls dove debutta anche in Usl giocando per 71 minuti. Lascia poi la squadra per studiare alla Duke University ma nel 2016 il Manchester United gli propone un ingaggio, secondo alcune fonti la squadra gli avrebbe promesso l’iscrizione a corsi online dell’Università di Oxford per convincerlo. Aggregato dapprima nell’Under 18 è passato poi nell’Under 23. Ha esordito con gli Yanks proprio contro la Nigeria, nazionale di cui avrebbe potuto far parte. In Qatar avrà ventiquattro anni.

George Acosta: Attaccante nato nel 2000 a Miami da padre colombiano, conta nel suo percorso personale già un piccolo record. E’ stato il primo calciatore statunitense ad essere tesserato per una squadra argentina. Acosta è stato infatti recentemente acquistato dal Boca Juniors dopo aver avuto esperienze sia all’Estudiantes de La Plata che con il North Carolina FC, squadra con la quale debuttò in Usl nel luglio 2017. Ha partecipato al recente training camp dell’Under 20 statunitense nel giugno 2018. Nel 2022 avrà ventidue anni.

Gianluca Busio: Classe 2002 per questo giovanissimo ragazzo il cui padre è nativo di Brescia. Dall’agosto 2017 fa parte dello Sporting Kansas City, come da noi raccontato in un recente articolo. Gianluca è cresciuto in North Carolina dove la madre lavora alla University di Greensboro. Attaccante ritenuto capace di poter giocare in qualsiasi ruolo e luogo della zona offensiva, viene considerato bravo con entrambi i piedi. E’ il secondo giocatore più giovane della storia ad aver siglato un contratto con una franchigia di Mls. In Qatar avrà solo vent’anni ma con quale maglia? A Novembre gli Stati Uniti affronteranno l’Italia dalle nostre parti, una buona occasione per entrambe le nazionali per farlo debuttare.


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Cristiano M. G. Faranna
Giornalista siculonapoletano. Collaboratore per l'agenzia videogiornalistica Videoinformazioni. Appassionato di Mls, della città di New York e della crescita del calcio in Canada

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