Fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale

“Fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale”. Lo diceva un Genio blu con la voce di Gigi Proietti, lo mette in pratica un folletto rasato con una maglia rossa. La 10 sulle spalle, la stessa che ai tempi della Juve teneva incollati milioni di spettatori per vedere le sue partite in Primavera che andavano persino in onda su Sky. Fascia da capitano al braccio, magie su punizione, prestazioni da predestinato. Prestazioni da “fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale”:

Sebastian Giovinco splendeva in un campionato snobbato illuminandolo con le sue giocate. La Formica Atomica, morsa dal talento, dava senso alle gare della domenica mattina, del sabato pomeriggio, agli improbabili recuperi infrasettimanali. Maglia larga bianconera, talento che stava stretto in quel campionato lì, confinato su prati verdi nelle periferie del calcio. E infatti, ecco le chances: prima partita in Serie B, contro il Bologna. Occhi solo per lui, l’eco delle sue giocate era arrivato fino agli spalti del vecchio Comunale: entrato al posto di Palladino, fa l’assist del 3-1 a David Trezeguet. Poi la prima stagione tra i grandi in quel di Empoli, un Empoli che con Vannucchi disputava anche la Coppa Uefa. Poi il ritorno in bianconero, alti e bassi, poco spazio e la chiamata di Parma. E la rinascita: 22 gol in 2 anni. E ancora la Juve. E siamo sempre lì “fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale”. Che a Torino si fa sempre più piccolo.

Il resto è quello che noi conosciamo: tre anni magici, a Toronto. Tre anni in cui segna, fa segnare, cade, si rialza, la trilogia di Atomic Ant che trova il suo compimento. All’inizio fa vedere di cosa è capace, nel sequel cade sul più bello, all’ultimo atto si prendere la sua rivincita. Punizioni come se fossero rigori, rigori che puzzano di punizione un anno fa.  Stagione da record per il miglior giocatore di sempre della Major League Soccer, con un assist al bacio per il gemello diverso Jozy Altidore nella finale contro Dempsey e compagni. E l’esultanza. Che esultanza. La sentiva, la voleva, se l’è presa. Si è preso tutto quello che in Italia non ha trovato. Si è preso tutto quello che in Nordmerica gli hanno saputo dare. Sorrideva, tanto, forse come mai fatto prima. Lippi diceva: “È la genialità impersonificata e la genialità sta benissimo in qualsiasi grande squadra”. Fenomenali poteri cosmici in un minuscolo spazio vitale.


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