Donadel a MLSItalia: "MLS punto di partenza per i giovani" | MLS Soccer Italia

Donadel in esclusiva: “La MLS può essere un punto di partenza per i giovani”

Nella piacevole intervista in esclusiva a Marco Donadel a MLSSoccerItalia.com, grazie alla grande disponibilità del centrocampista dei Montreal Impact abbiamo potuto approfondire un po’ il modo di vivere il calcio in Nordamerica, in questo caso in Canada ma, generalizzando, in MLS. Non solo lo sviluppo del campionato in quanto tale, ma anche una panoramica più ampia sulla scelta di vita da fare al momento giusto e una prospettiva, proprio partendo da Montreal di Joey Saputo, di intensificare lo scambio con l’Italia.

In questa seconda parte di intervista con Marco Donadel ripartiamo da dove eravamo rimasti.

Chiuderai la carriera in Major League Soccer?
Assolutamente sì, mi piacerebbe stare qui a Montreal finché potrò e chiudere sul campo in Major League Soccer da protagonista. La mia famiglia si trova bene, le mie figlie anche e stiamo facendo una bellissima esperienza. Non avrei voglia di tornare in Italia per l’ultimo contratto e magari trovarmi a litigare con tifosi o presidenti per lottare per non retrocedere. Credo che posso dare ancora molto in una squadra come Montreal che lotta sempre per posizioni di vertice.

Una volta finita la carriera resterai in Canada? Quali sono i tuoi piani futuri?
Voglio restare qui più a lungo possibile, ma una volta smessi i panni da calciatore io e la mia famiglia torneremo in Italia e come base avremo Firenze. Voglio restare nel mondo del calcio, come allenatore o dirigente ancora non so, e vorrei imparare un mestiere nuovo. Ho già qualche contatto che mi potrà dare una mano, poi farò il corso a Coverciano che comunque resta il più qualificato al mondo. Se restassi qui non potrei imparare al meglio e dai migliori, anche se in Quebec mi trovo benissimo.

donadel_montrealimpactCome vivete il fatto che Joey Saputo sia anche presidente del Bologna?
Tutti qui sanno che gli Impact per il presidente sono un po’ il quinto figlio e quindi nessuno ha timore che ci possa essere disinteresse per la squadra in favore del Bologna. Dal punto di vista del calciatore come me non ci sono aspetti negativi, anche perché Saputo è molto bravo a seguire entrambi. Non so come la pensano a Bologna, ma qui la vicinanza della proprietà si sente e nessuno si sente snobbato, anzi.

C’è uno scambio tra le due società che va oltre i trasferimenti di Mancosu, Boldor e Dzemaili?
Uno degli obiettivi di Saputo è proprio quello, che ci sia uno scambio continuo tra le due realtà non solo a livello di prima squadra. Diversi ragazzi sono andati ad allenarsi a Bologna e viceversa per un lavoro importante a livello fisico e non solo (l’ultimo il portiere canadese classe 1997 James Pantemis). Per ora non ci sono stati risultati eclatanti, ma la potenzialità c’è.

Dall’Italia ricevi richieste per venire a giocare in MLS?
All’inizio sì, molte. Ma i calciatori italiani devono capire che non tutti sono Giovinco e qui le regole sono restrittive anche economicamente. In campo, poi, è difficile imporsi. Sebastian guadagna molto è vero, ma lui è un campione e avrebbe potuto guadagnare quelle cifre anche altrove. E’ un caso particolare. Io consiglieri di guardare alla MLS e soprattutto agli Stati Uniti ai ragazzi della Primavera e dei settori giovanili importanti.

La MLS, quindi, può essere una valida alternativa per il futuro e per i giovani calciatori italiani?
La questione è semplice: anche in MLS imporsi è difficile, ma rispetto a quando giocavo io nei settori giovanili il calcio è cambiato molto. Il campionato Primavera è cambiato, ci sono molti più stranieri nelle squadre di Serie A e in pochissimi riescono ad imporsi. La maggior parte finisce a giocare in Serie B o in Serie C, ma sono scelte. Io rispetto al massimo questi campionato, la Serie B è un campionato di livello ma rispetto alla MLS si possono fare anche altri discorsi. Men che meno in Lega Pro che negli ultimi anni sta vivendo momenti difficili economicamente e sportivamente.

Meglio un’avventura in MLS che in Serie B?
Non sto dicendo questo a livello assoluto, ma ogni ragazzo deve avere l’intelligenza di cucirsi addosso un abito su misura cercando i sarti migliori che ne apprezzino le qualità. Faccio un esempio: quand’ero a Firenze c’era Mazuch che aveva delle qualità ma che, in una Fiorentina che lottava per le prime posizioni in classifica, non aveva avuto modo di mettersi in mostra. Scelse altre strade che lo portarono in campionati meno importanti della Serie A, ma si mise in luce con Anderlecht e Dnipro, giocando in Europa League e in squadre di alto livello fino a meritarsi la nazionale maggiore. Ecco, ognuno deve essere bravo a scegliere la propria strada che rispetto a qualche anno fa offre molte più possibilità. La MLS è una ed è in forte crescita, lo dicono i numeri.

C’è da vincere il pregiudizio del “ci posso giocare anch’io contro quelli lì” che c’è soprattutto in Italia. Come si fa?
Ogni giocatore deve essere bravo e consigliato dalle persone giuste. Imporsi in MLS non è semplice per mille motivi e anche se il campionato non è a livello dei maggiori europei, le cause sono diverse rispetto al campo. Non ti regala niente nessuno. Ma la MLS adesso è una scelta rispetto a quando ero io nelle giovanili, parlano i numeri. La Major League Soccer a livello di immagine vale 10 volte una Serie B italiana e spesso anche altri campionati europei. Viene trasmessa in più di 100 paesi al mondo, le partite della MLS vengono viste da più persone rispetto a quanto accada per il calcio italiano. L’immagine viene proposta a un numero molto più alto di persone e, facendo bene, può essere un punto di inizio di una carriera importante e non più l’ultimo capitolo.

Ndr: L’esempio lampante di questo discorso è il 23enne Miguel Almiron di Atlanta United che ha preferito sposare il progetto dei Five Stripes a un’avventura precoce in Europa. Il suo rendimento ha fatto parlare di sé mezzo mondo, anche in Italia e in Premier League, aprendogli le porte per un futuro importante.

Un’esperienza comunque da consigliare anche a ragazzi meno pronti?
Sì assolutamente. Il calcio in Italia purtroppo non sta vivendo il suo miglior momento e quella di completare gli studi in un college americano è più di una semplice opzione. Ti crea un futuro, una possibilità di svilupparti come calciatore e come persona anche fuori da questo mondo. Lo consiglierei, anche se i settori giovanili qui devono davvero migliorare moltissimo.

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Max Cristina

Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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