Diego Rubio, più forte degli infortuni

Era il 1988, la Serie A era era vera verissima, pura purissima, Lucio Dalla faceva uscire il suo album con Gianni Morandi e la banda della Uno Bianca iniziava a seminare il terrore nel territorio bolognese. Il Bologna, invece, si riaffacciava in Serie A dopo una B vinta splendidamente: Gigi Maifredi in panchina, Gino Corioni in presidenza e Segafredo come sponsor. Ed è in questo clima che sbarca, in Italia, l’eroe cileno Hugo Rubio.

Attaccante del Colo Colo, leggenda in patria tanto che, per non far arrabbiare i tifosi, le agenzia di stampa cilene accostano al Bologna il nome di Ivan Zamorano, (entrambi hanno sostenuto un provino con i felsinei) era caro al regime, che tentò di bloccarne il trasferimento: niente da fare, il calciomercato è più forte di tutto. Come, del resto, la sfortuna: Coppa Italia, sfida col Napoli e… Renica che lo manda in infermeria per 6 mesi. 14 presenze, nessun gol, Hugo dopo l’infortunio non era più adatto a quella Serie A: via dall’Italia, va al San Gallo, dove rincontra quell’Ivan Zamorano. Insieme a lui, in questo peregrinare, due bambini: Eduardo, 5 anni nell’estate dell’89, e Matias Martin, 1 anno.

IL TERZO… – Dopo il San Gallo il ritorno in patria, in Cile, e torna a vincere: due trofei internazionali nel ’91 nel ’92: perché la sfortuna può essere anche forte, ma un Rubio di più. Ah, e l’anno, nel ’93, ecco il terzo figlio, il nostro uomo: Diego Rubio. Padrino di battesimo… Bam Bam Zamorano, quindi gol nel sangue e non solo per il piccolo Diego, che diventa presto “Rubionico”, “Diegol”, “Pajarito” per i tifosi del Colo Colo. Sì, perché Diego Rubio segue le orme di nonno Ildefonso, portiere, dei fratelli, attaccanti, e sopratutto di papà. Anche lui va in Europa, anche lui fatica. Valigia in mano e via, un lungo viaggio tra Portogallo, Romania, Norvegia, Spagna. Fino agli States: Sporting Kansas City lo chiama, lui dice sì.

ORA… – Potenza del calciomercato, potenza della sfortuna. L’Italia era il meglio per i migliori, la MLS è l’occasione per gli inespressi. E lui la coglie al volo. Peccato che… eccola lì, la sfortuna. Dopo il gol contro i Whitecaps il 14 settembre 2016, il crociato fa crac. Rivedrà il campo il 16 giugno, in uno scialbo 0-0 contro gli Earthquakes. E poi? E poi, dopo il crack si trasforma in craque: 6 gol e 2 assist fino al termine della stagione in MLS, 1 rete in semifinale di US Open Cup e 82 minuti nella vittoria finale sui Red Bulls. Col numero 11 sulle spalle, il 24enne è pronto, ora, a vivere per intero una stagione da assoluto protagonista.

Il countdown personale è partito il 13 gennaio quando, su Twitter, ha pubblica una foto del Children’s Mercy Park: “50 giorni”; nella notte, poi, ha postato una sua foto con la nuova casacca della franchigia del Missouri. Perché un infortunio può piegare un Rubio, ma non lo può sconfiggere.


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