DC United, frizioni tra tifosi e società

Nelle ultime stagioni la MLS sta attirando moltissimi appassionati anche al di fuori dei confini nazionali. Con Pirlo e Kakà prima, ma anche Lampard, Villa e il cambio di direzione tecnica con gli arrivi di giovani sudamericani di talento, anche in Europa e in Italia sono molti gli appassionati calcistici che stanno guardando con occhio curioso il campionato nordamericano. Tra un luogo comune e l’altro, più che altro volto a nascondere un’ignoranza del campionato di fondo e la poca umiltà che porterebbe al doversi informare, resta difficile poter spiegare una cosa ai più: i DC United, quelli con Thohir nei paraggi per intenderci, sono una delle squadre più titolate e importanti della MLS: ben 4 vinte, così come i Supporters’ Shield e le 3 US Open Cup e la CONCACAF Champions League del 1998.

Negli ultimi anni, infatti, sono sempre stata una squadra strana, di bassa classifica tranne l’exploit del 2016 con un finale in rimonta fino ai playoff. In ogni caso nella percezione di questo periodo sono una squadra da non considerare troppo per i piani alti di classifica. Lo dicono i numeri, gli investimenti e una rosa con qualche buon elemento qua e là, ma senza il grande nome che si penserebbe per la capitale. In più c’è una questione di fondo che li rende ancora più strani e indecifrabili: a dare contro allo stesso DC United, inteso come società e Front Office, sono gli stessi tifosi. In attesa del nuovissimo Audi Field, la squadra è costretta a giocare in periferia (nel video al Maryland SoccerPlex), ma anche una volta trovata la propria casa non si respirerà aria buonissima, come ci ha spiegato MV proprio dai dintorni di Washington.

Il rischio è di uno spettacolo desolante in uno stadio a suo modo futuristico. “Dopo tantissimi anni non farò l’abbonamento – ci ha spiegato -, ma seguirò la squadra quando vorrò acquistando biglietti singoli anche se economicamente sarà svantaggioso. Le ragioni sono tante, ma in primis c’è il fatto che alla società di noi sembra interessare poco. La gestione del Front Office del DC United circa lo spostamento dal vecchio RFK Stadium al nuovo impianto è stata dilettantesca. Hanno dato e stanno continuando a dare informazioni incomplete e raccappezzate alla buona”.

In particolare la gestione dei gruppi più caldi non è stata apprezzata: “Nell’Audi Field è stata creata una sezione unica in cui verranno ammassati i vari gruppi di tifosi di cui però si poteva solo comprare l’abbonamento, almeno in origine. Per cui se uno avesse voluto portare un amico, collega, etc con sé allo stadio in pratica non poteva farlo. Un progetto folle”. In più i District Ultras, uno dei gruppi più longevi della MLS, è da tempo ai ferri corti con la società: “Anche il fatto di giocare due partite lontano e in campi amatoriali dopo che ci avevano giurato di no, ha contribuito a questa tensione. In molti hanno deciso di fare qualche trasferta in più quest’anno, lasciando perdere l’Audi Field almeno all’inizio”.

Il campo poi ha fatto il resto, almeno in questo inizio di MLS 2018: nessuna vittoria in cinque partite di cui quattro in trasferta, cinque gol fatti e dieci subiti. Ci vorrà tempo per vedere se l’Audi Field diventerà un fattore per DC United, ma l’aria che tira da quelle parti non è delle migliori.


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Max Cristina
Giornalista dal 2006, scrivo per SportMediaset, TgCom24 e collaboro con Goal Italia. Ideatore e fondatore di MLSsocceritalia.com, precedentemente redattore di Calciomercato.com

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