Canadian Premier League: intervista a Michele Paolucci

Michele Paolucci è stato il primo italiano a giocare e a segnare nella Canadian Premier League. L’attaccante marchigiano, classe 1986, è da luglio un calciatore del Valour FC, squadra che rappresenta la città di Winnipeg, Manitoba. Paolucci, che ha indossato tra le altre le maglie di Juventus, Catania, Palermo e Siena, ci ha raccontato in esclusiva la sua avventura canadese, soffermandosi anche sulla sua carriera e sui suoi obiettivi futuri.

 

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Come è nata l’opportunità di andare a giocare in Canadian Premier League?

È nata attraverso un agente, un mio amico giapponese che mi ha prospettato la possibilità di affrontare questo campionato. La cosa all’inizio mi ha incuriosito, poi interessato e alla fine dopo un progetto presentatomi dalla società, un’offerta di un anno e mezzo di contratto mi ha infine convinto.

Hai disputato la Fall Season con il Valour FC, come reputi questa esperienza sia a livello individuale che della squadra?

Sicuramente è stata una esperienza molto intensa visto che giocavamo praticamente ogni tre giorni. C’è stato da parte mia un po’ di adattamento perché ero arrivato praticamente senza preparazione, e dopo una settimana che ero atterrato dall’Italia giocavo la mia prima partita. Quindi è stato tutto molto intenso e mi sono allenato giocando. Sicuramente a livello di squadra siamo migliorati perché eravamo ultimi e abbiamo concluso quinti ma a due giornate dalla fine eravamo terzi, la classifica era molto stretta però sicuramente c’è stato un evidente salto di qualità per la squadra. Io penso che il merito sia stato sicuramente dei nuovi innesti, sono arrivato io davanti e un altro spagnolo, Galán, a centrocampo, che abbiamo dato quella qualità in più alla squadra non solo in campo ma anche fuori. A livello individuale avrei potuto segnare un po’ di più ma i miei tre-quattro goal li ho fatti, ho fatto diversi assist e nelle partite che abbiamo vinto sono sempre stato decisivo quindi sicuramente sono contento anche perché avevamo un modo di giocare con molti calciatori individualisti e non ho calciato rigori che comunque per un attaccante fanno sempre la differenza.

Come reputi la Canadian Premier League?

La Canadian Premier League è sicuramente un campionato in crescita dove ci sono buoni giocatori, dove il livello tattico essendo un nuovo campionato non può essere ancora estremo. Ci sono però buoni giocatori, buone individualità, le squadre più forti come Forge e Cavalry si vede che giocano insieme da tanto, soprattutto hanno una mentalità diversa, hanno l’obiettivo di vincere, da questo punto di vista sono molto europee e si vede.

Quali sono, secondo te, i punti di forza e di debolezza della Lega?

Sicuramente la Lega ha dalla sua parte il fatto che il calcio è nuovo, è uno sport in evoluzione quindi ha la possibilità di partire da zero. Quello che ho notato è in Canada, un po’ come negli Stati Uniti, un evento sportivo è uno show e questo è molto bello. Anche a livello comunicativo, a livello di organizzazione si vede che è all’avanguardia. D’altro canto mi rendo conto che per le società è un pochino oppressivo dover rendere conto di ogni singola cosa alla Lega che vuole avere un controllo maniacale su tutto e questo mi sembra diciamo problematico per i club.

Ritieni che il Canada possa crescere a livello calcistico, visto anche che ospiterà i Mondiali del 2026 con Usa e Messico?

Il Canada può crescere perché il calcio è un terreno quasi inesplorato. Sicuramente ci saranno ragazzi di qualità ma quello che io ho anche consigliato ai ragazzi canadesi è che serve a questa realtà veramente un cambio di mentalità perché mi rendo conto che siamo lontani un milione di anni luce dall’Europa dal punto di vista della professionalità e della mentalità, che sono quelle cose che fanno la differenza perché il talento ce l’hanno ovunque e chiunque, basta solo trovarlo, ma mettere insieme giocatori e squadre che abbiano una sola testa, che abbiano il calcio come unica ragione di vita è una cosa che secondo me ancora in alcune realtà è un pochino distante e quindi è su questo che la Federazione deve lavorare consentendo ai giocatori europei di esperienza di venire in questo campionato e fare un po’ da chioccia ai ragazzi che sono alle prime armi.

Ci sono calciatori che ti hanno colpito e che, secondo te, potrebbero giocare in Europa?

Ci sono giocatori che mi sono piaciuti, ovviamente chi gioca nelle grandi squadre come possono essere Cavalry o Forge è avvantaggiato perché ha una struttura che gli permette di esprimersi al meglio. Se devo fare un nome in assoluto dico Bekker, il centrocampista numero dieci del Forge, secondo me è un giocatore totale. Attacca, difende, ha personalità, ci ho giocato diverse volte contro si vede in campo che ha una marcia in più rispetto agli altri.

Molti giovani calciatori e collaboratori tecnici ci contattano per sapere come proporsi alle squadre di Can PL e delle leghe minori. Quali consigli puoi offrirgli?

A chi si propone gli dico di dargli il mio numero! Scherzi a parte io credo che è normale che ci si voglia affacciare in questa realtà perché c’è tanto da fare e tanto per crescere quindi io mi auguro che sempre più gente qualificata e competente dall’Europa, soprattutto a livello di tecnici possa dare una mano.

Che città è Winnipeg?

Winnipeg è senza dubbio una città in cui mi sono trovato bene, è grande ma allo stesso tempo è piccola, come in tutto il Canada voglio dire che spazio ce n’è in abbondanza, le strade sono larghe, sia io che mia moglie ci siamo trovati bene, siamo stati accolti benissimo dalla comunità italiana, abbiamo fatto delle amicizie vere, con una famiglia in particolare, i Garcea, che ci ha veramente voluto bene ma in generale siamo stati bene. Questa famiglia ci verrà a trovare in Italia perché il bello del calcio e della vita è quando vai in dei posti creare anche delle amicizie e portarle avanti indipendentemente da dove tu sia. Io ho avuto la fortuna che questo mi è accaduto a Winnipeg.

Mi sono innamorato dell’hockey, sono stato a vederlo più volte. Sono stato a vedere i Winnipeg Jets nel loro stadio ed è diventato una mia grande passione questo sport che conoscevo solo di nome.

In un post hai scritto che il Canada è unico per multiculturalità, capacità di fare comunità e bellezze naturali. Ci racconti qualcosa in merito.

Il Canada è un paese multiculturale e l’integrazione è all’ordine del giorno. Questa è una cosa bellissima e le ultime vicende legate al razzismo in Italia, senza voler far propaganda è una cosa orribile, in Canada sono cose che non esistono. Nella stessa città puoi trovare cinesi, ragazzi di colore, italiani o indiani e li vedi al ristorante o nelle strade e si sente proprio che si sentono parte di un qualcosa che è un grande Paese e non importa da dove vengono. Tutti sono integrati e questo l’avevo letto su Winnipeg ma devo dire che è così, una città accogliente, ma in generale lo è tutto il Canada, non sanno che cosa è il razzismo e sono sicuramente più avanti di noi.

Per quanto riguarda la natura mi è capitato di vedere l’aurora boreale, di vedere la neve a ottobre, ma di vedere anche i cervi per strada mentre guidavo con la macchina. Sono alcuno esempi di qualcosa di incredibile, si sente proprio che la natura è dominante, in un Paese così bello dove magari c’è meno storia, meno tradizione rispetto a noi essendo tra virgolette un paese più giovane, però d’altro canto sotto quel punto di vista secondo me è davvero inarrivabile. Specialmente per uno come me che è attratto dalla natura e quindi lì si è sentito veramente al parco giochi. Un aneddoto simpatico in merito è che avevo, come tutti, un parco bellissimo sotto casa a Winnipeg, io abitavo nella downtown ma a cinque minuti a piedi tra i grattacieli c’era un parco bellissimo, spesso io e mia moglie ci andavamo a dar da mangiare agli animaletti, agli scoiattoli e questa è una cosa che in Italia te la puoi sognare ormai. Ovvio che però per stare in Canada, come dico sempre a tutti coloro che me lo chiedono, non devi avere problemi né nel prendere voli né devi soffrire il freddo e anche il caldo d’estate perché lo sbalzo termico è estremo.

Parliamo della tua carriera, tra le squadre in cui hai militato c’è il Catania, ancora oggi i tifosi ti ricordano con affetto. Che ricordi hai di quel periodo?

Catania non mi stancherò mai di ripeterlo è stata l’esperienza, e credo che lo sarà per sempre, della mia carriera, perché si è creato un legame con una città, con una terra, dove tra l’altro mi sono anche sposato, che è diverso da tutti gli altri. Ancora oggi quando torno e vado in giro per quella città e ho il piacere di fermarmi, di incontrare dei tifosi, si sente che la gente ti ha voluto bene e credo che il calcio sia anche questo, oltre quanto guadagni e quanto segni, quello che fai, ma anche lasciare bei ricordi nelle persone. A Catania l’ho fatto e questo mi riempie di orgoglio quindi è un legame speciale e davvero indissolubile. Mi piacerebbe un giorno andare a vedere una partita in curva.

Nel derby contro il Palermo al Barbera (01/03/2009) segnasti l’ultima marcatura dopo la strepitosa rete di Mascara. Ci racconti quel match?

In quella partita avevo la sensazione che si stesse scrivendo un pezzo di storia, come se uno fosse l’assistente di Leonardo da Vinci mentre sta dipingendo la Gioconda, ho avuto proprio questa percezione in campo. Sono stato fortunatissimo a essere lì e ancor di più, in questo pezzettino  di storia e grande pezzo di storia del calcio catanese e del calcio siciliano, a inprimere il mio nome sul tabellino dei marcatori. Fu veramente una giornata speciale e come dico spesso la storia non si cambia così come non può cambiare il fatto che sono il primo italiano ad aver segnato nella Canadian Premier League e questo è stato uno dei motivi che mi ha spinto ad andare là, aggiungere un record alla mia carriera. Quindi se parliamo di Palermo-Catania 0 a 4 parliamo di qualcosa che mi porto nell’album più bello dei ricordi.

Hai giocato per Palermo e Siena, squadre che hanno vissuto negli ultimi anni momenti turbolenti. Che cosa ti senti di dire ai tifosi?

Nonostante le istituzioni e la Federazione  stiano cercando ogni anno di mettersi al riparo da determinate situazioni, purtroppo quando certi personaggi gravitano nel mondo del calcio, è sempre difficile cercare di salvaguardare le società. Ci sono persone che spremono le società, lo fanno soltanto per interesse. Probabilmente ci dovrebbero essere dei controlli ancora più rigorosi perché evidentemente quanto fatto non basta. È un peccato quando falliscono società di calcio sia per i tifosi che sicuramente ci soffrono ma vi dovete rendere conto, e spesso non viene capito, che ci sono aziende intere coinvolte, nel Siena al momento del fallimento c’erano tanti dipendenti che sono andati in mezzo alla strada poi fa ridere che vedi certi personaggi che hanno fatto disastri, magari in altre città, sotto altre accomandite, che fanno ancora il loro mestiere dopo aver messo in ginocchio persone quindi questo è veramente vergognoso, ma purtroppo in Italia capita anche questo, anzi diciamo che noi in Italia per questo siamo veramente “speciali”.

Hai giocato nel Campionato Rumeno e nel Campionato Maltese. Come reputi questa esperienza?

Sono state due esperienze diverse in momenti diversi della mia carriera che comunque mi hanno dato un qualcosa in più perché giocare dal tuo paese anche a livello personale ti dà un qualcosa in più. In particolare ho un splendido ricordo di Malta, un posto a cui sono rimasto legato, un posto stupendo a un passo dall’Italia dove ho tanti amici ancora. L’anno scorso con il Tarxien specialmente mi sono divertito, ho segnato undici reti, soprattutto ho contribuito all’ottimo lavoro della squadra. Adesso, come sempre, seguo ancora le mie ex squadre, vedo che il Floriana sta andando forte, questo è merito del presidente Gaucci che ci mette tanta passione, programmazione e impegno, e di mister Potenza. Stanno facendo davvero un ottimo lavoro. Avevo detto a Gaucci nel momento in cui aveva preso il mister che non poteva fare scelta migliore, mi fa molto piacere e gli auguro di vincere il campionato. Mi dispiace per il Tarxien che credo che già a novembre abbia quasi compromesso la salvezza, da una parte mi dispiace mentre dall’altra significa che i giocatori che c’erano l’anno prima avevano fatto un buon lavoro.

Nel corso della tua carriera c’è qualche occasione che ti è mancata o che ti sarebbe piaciuto avere?

Il piccolo rimpianto, che comunque è stata una gioia immensa, è quello di essere salito sul treno Juventus al momento sbagliato. Ero un ragazzino e non avevo l’esperienza giusta, così è passata questa possibilità. Purtroppo, pur avendo coronato il sogno di aver giocato in una delle squadre più forti al mondo non ho potuto realizzare quello che avevo in mente, ciò non toglie che era una occasione da prendere e sono felice di averlo fatto. Nella mia carriera resterà che ho giocato con questa maglia gloriosa e per me sarà eternamente motivo di soddisfazione.

Per il resto la mia carriera mi ha dato moltissime soddisfazioni, ho giocato più di trecento partite da professionista e coltivo ancora la voglia di migliorarmi e di arrivare a cento gol da professionista. Ci sto lavorando ogni giorno con l’entusiasmo e la passione quindi se guardo alla mia carriera dico che sono molte di più le cose che ho avuto rispetto ai rimpianti. Me la sono sempre vissuta al meglio e la cosa bella è che più vado avanti con l’età più lo apprezzo. Voglio ancora divertirmi e migliorarmi quindi finché ci sta questo la mia carriera continuerà.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per adesso il mio futuro si chiama ancora calcio, mi sento ancora un calciatore e voglio godermela al 100% delle possibilità però non nascondo che la mia vita in campo è stata da protagonista ed è il ruolo che vorrò ritagliarmi il più tardi possibile quando avrò smesso di giocare. Posso dire che sto cercando di guardarmi intorno e qualcosina in mente c’è. Sto condividendo questa idea con delle persone speciali che ho incontrato in questo cammino e credo che se tutto andrà come desidero, se le cose andranno bene il mio futuro sarà ancora nel mondo del calcio ma non ho ancora intenzione di dire niente perché è presto però diciamo che mi sto dando da fare.

Futuro ancora in Canada, negli Stati Uniti, comunque in Nordamerica?

Come ho già detto ho ancora un anno di contratto fino al dicembre 2020 con il Valour FC, quindi la mia intenzione è di rimanere, anche perché reputo il mio percorso di crescita e quello della squadra ancora non completo e quindi la mia voglia è quella di proseguire in Canada e rispettare il mio contratto. Il Canada è un posto dove si può ancora sognare, è una terra sotto tanti punti di vista fertile, è dall’altra parte del mondo, ma ci sono tanti italiani che ti fanno sentire a casa. Spero di continuare lì la mia carriera e spero di togliermi tante altre soddisfazioni come in questa parte di stagione con il Valour. Quando sono partito ho ricevuto tanti messaggi di affetto da parte dei tifosi e degli addetti ai lavori in Canada. Vuol dire che ho lavorato bene e mi fa molto piacere ma spero nella prossima stagione di fare ancora meglio.

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Cristiano M. G. Faranna
Giornalista siculonapoletano. Appassionato di MLS, della città di New York e della crescita del calcio in Canada. Info&contatti: cmgfaranna@gmail.com

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