Almeyda contro Barros Schelotto: Cali-SuperClasico in MLS

Istinto contro razionalità, garra contro tàctictas, Boca contro River. Sì, questi sono gli ingredienti del Superclásico, che grazie agli arrivi in MLS di Matias Almeyda e Guillermo Barros Schelotto – alla guida rispettivamente dei San Josè Earthquakes e Los Angeles Galaxy – questa stagione muterà in Cali-Superclásico.

Entrambi argentini, coetanei classe 1973, separati non solo dai 3 punti in classifica e dai 548 km che dividono San Josè da Los Angeles, ma dal modo di intendere e vivere il fùtbol argentino. Due visioni diametralmente opposte, uniche e che non sempre si allineano con il carattere personale. Ed è questo il caso.

Matias “El Pelado” Almeyda, nato ad Azul da genitori italo-spagnoli dal sangue Indios, e cresciuto nella squadra più ricca di Buenos Aires: Il River Plate. Tutto vero. 3 campionati e 1 Libertadores da giocatore ma anche una promozione in Primera División da allenatore nel 2011 sempre con i Millionarios a dimostrare il forte attaccamento alla banda roja anche nei momenti difficili. Perchè la carriera di Almeyda ha avuto momenti indelebili come gli anni alla Lazio di Eriksson capace di vincere Scudetto, Coppa Italia, Coppa e Supercoppa Uefa, ma anche momenti difficili: problemi di alcol, infortuni e depressione tra Inter e Parma. Vite al limite. Carismatico dall’animo guerriero e dal nobile rispetto. Animo indio. Mollare mai. Ne sa ancora qualcosa Edgar Davids, suo avversario preferito. Scontri leali con reciproche strette di mano a fine partita. Questione di leadership. Dalla panchina del River a quella del Chivas de Guadalajara fino a quella odierna ai San Josè Earthquakes, è il primo coach argentino della storia del club californiano. Un debutto rivedibile contro i Montreal Impact, ancora meno contro Minnesota, ma idee chiare fin da subito. Guardate in allenamento: attenzione maniacale e movimenti ripetuti continuamente. ‘Picture yourself being champion, picture yourself on that stage, picture yourself with the trophy.” Queste le parole di coach Almeyda al capitano Chris Wondolowski. Visione da campione la sua, necessaria e che mancava da tempo alla franchigia californiana, troppo depressa dalle ultime stagioni fallimentari.

Più a sud della California c’è invece Guillermo Barros Schelotto, neo coach dei Los Angeles Galaxy, appena arrivato. Idee chiare subito: la mente regula el corazón. La tattica viene prima della garra. Coadiuvato dal fratello Gustavo, metterle in pratica non è stato difficile; e se in squadra hai un certo Ibrahimovic tutto è molto più semplice. Animo xeneize? Non proprio, perché la sua squadra del cuore resterà il Gimnasia La Plata, di cui papà Hugo è stato presidente negli anni 80. Un passato prima da calciatore e poi da allenatore al Boca Juniors vissuto tra alti e bassi per ‘Guille, culminato da un finale amaro. Amarissimo. Il recente baratro in finale di Libertadores contro il River, ancora troppo lacerante che spedisce nel dimenticatoio i due campionati vinti consecutivi sulla panchina del Boca. Nel mezzo però le 118 presenze da Designated Player in MLS con la maglia dei Columbus Crew con tanto di MLS Cup vinta nel 2008 contro i NYRB.

Ora, il presente da primo coach argentino della storia dei Galaxy dalle pretese non indifferenti: Playoff e MLS Cup sono gli obiettivi. California dreamin’. Troverà prima un Calìclasico tutto dal sapore argentino. “La rivalidad con Matías Almeyda será muy grande para la MLS”. E lo crediamo anche noi. L’unico precedente è del 2017 alla Copa des Gigantes dove a vincere è stato il Chivas di Almeyda solo dopo i rigori. El Pelado Almeyda contro El Melizo Barros Schelotto. Così vicini ma dalle idee agli antipodi, per la prima volta avversari in Major League Soccer.Uno contro l’altro: istinto contro razionalità, garra contro tàctictas. Sì, il fùtbol argentino si è spostato anche in California.


 

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