L’avvio zoppicante di Racing Louisville

Ogni giorno in NWSL potrebbe essere quello in cui una notizia di mercato sorprendente e non anticipata fino a quel momento da nessuna fonte spunta fuori dal nulla costringendoti a bloccare qualsiasi altra attività giornaliera in corso di svolgimento. Dovremmo ormai iniziare ad esserci abituati, specialmente considerando che le ultime settimane si sono riempite di notizie del genere non solo negli Stati Uniti, ma in generale nel panorama calcistico mondiale – Lucy Bronze al Barcellona, con Lieke Martens e Jennifer Hermoso che hanno preso la direzione opposta scegliendo rispettivamente PSG e Pachuca – ma ogni notizia non ha che l’effetto opposto di amplificare la sorpresa. E così, appena un paio di settimane dopo l’annuncio ufficiale del ritorno di Tobin Heath in NWSL con la maglia delle OL Reign, le Houston Dash hanno completato la trade che ha portato in Texas Ebony Salmon, con Louisville che in cambio ha ricevuto $150k in Allocation Money per il 2022 – più potenzialmente $15k di bonus – e $20k per il 2023. Lo scambio è uno di quelli sorprendenti perché fin dal suo arrivo in Kentucky nel maggio 2021 Salmon aveva rappresentato il volto di un expansion team con grandi ambizioni come quello di Louisville. Nazionale inglese di vent’anni, Salmon veniva da una FA Women’s Super League in cui era stata l’unica vera opzione di gioco offensiva di un Bristol City che aveva finito all’ultimo posto il campionato inglese. Autrice di un terzo dei diciotto gol della sua squadra in campionato, Salmon era soprattutto stata protagonista della splendida cavalcata che aveva portato il Bristol a giocarsi la finale di coppa di lega persa poi contro un Chelsea imbattibile in Terra d’Albione con quattro gol in sei partite.

 

Per lo step successivo all’interno del suo processo di crescita Salmon non aveva scelto una big del calcio inglese, ma aveva optato per diventare protagonista dall’altra parte dell’oceano all’interno di una squadra giovane e in costruzione in cui sarebbe potuta essere leader tecnica fin dal primo giorno. E invece, dopo una prima stagione comunque positiva, in cui aveva replicato il bottino di sei gol su venti presenze in campionato senza bisogno di alcuna pausa dopo una stagione comunque lunga e complessa come quella inglese, nella sua seconda annata in NWSL, quella che avrebbe dovuto essere la prima per intero con il lilla di Racing Louisville, qualcosa è andato molto storto, tenendola praticamente del tutto fuori dal campo e portandola ad ottenere una trade per passare all’arancione delle Dash, curiosamente proprio la squadra contro cui aveva segnato per la prima volta in NWSL, nel corso del suo primo minuto in maglia Louisville. Si potrebbe catalogare tutto quanto sull’affollato carro dei “dolori da expansion team” e, almeno parzialmente, è certamente possibile farlo. Louisville ha avuto periodi complessi sul campo e anche fuori, e ha faticato enormemente nell’attrarre l’interesse di giocatrici di alto livello pur avendo la possibilità teorica di metterle sotto contratto, e questo certamente può essere imputato alla natura praticamente da start-up di una nuova franchigia, per di più in un mercato tutt’altro che affascinante e ricco di glamour come Louisville, un posto di cui gli Stati Uniti sembrano ricordarsi solamente quando si parla di cavalli da corsa e di Rick Pitino che viene beccato a violare le regole NCAA sul pagamento degli atleti. Ma non tutto quanto successo a Racing Louisville può essere accolto con una scrollata di spalle e con l’augurio che le cose si vadano a mettere a posto, prima o poi. Dopo ormai un anno e mezzo di dati da analizzare fin dal loro arrivo in NWSL, possiamo dire che esistono all’interno dell’organizzazione dei germi potenzialmente negativi che potrebbero rallentarne la crescita e che fanno sorgere dei dubbi sul futuro di questo progetto tecnico.

 

Se infatti non dovrebbe sorprendere nessuno il fatto che due stelle mondiali come Tobin Heath e Christen Press non si siano mostrate molto entusiaste – è un eufemismo, visto che nessuna delle due ha anche solo risposto alle chiamate arrivate dal Kentucky – all’ipotesi di giocare potenzialmente per un expansion team, qualche dubbio può essere espresso sulle scelte che hanno portato in primo luogo Louisville a effettuare quelle chiamate. Racing Louisville aveva infatti acquisito i diritti NWSL delle due calciatrici durante l’Expansion Draft, usando le loro ultime due pick sulle atlete che all’epoca erano impegnate nel campionato inglese con la maglia del Manchester United. Era apparsa da subito una scelta strana: potendo scegliere un massimo di due atlete sotto contratto con la federazione statunitense e potendo ogni altra franchigia proteggerne al massimo una dalla selezione al Draft, Louisville avrebbe potuto scegliere calciatrici sotto contratto e non impegnate in altre competizioni, optando invece solo per i diritti di Heath e Press, che però 1) non avrebbero potuto acquistare prima della scadenza del loro contratto con lo United e 2) non avrebbero comunque potuto trattare prima delle altre squadre, visto che per il resto del mondo all’infuori della NWSL le due stelle dello USWNT sarebbero state svincolate. Fin dal giorno stesso del Draft a chiunque non fosse parte dell’organizzazione di Racing Louisville – che mostrava una fiducia totale e quasi arrogante nella propria capacità di attrarre calciatrici di questo tipo – era apparsa subito chiara la difficoltà di una sfida del genere, e quasi nessuno dava alla franchigia anche solo qualche possibilità di completare l’operazione per anche solo una delle due stelle. Questa ambizione mal riposta ha deragliato da subito le speranze di Louisville di competere e ha costretto la franchigia, dopo appena una stagione, a fare già un primo significativo dietrofront tecnico e a rivoluzionare in maniera consistente il proprio roster, adottando una nuova strategia. Non confermato Mario Sanchez, il tecnico ad interim che aveva guidato la franchigia dopo l’addio – per questioni legate alla policy anti-harassment della lega – di Christy Holly, Louisville ha puntato su Kim Bjorkegren, tecnico svedese reduce da un titolo di campione nazionale cipriota sulla panchina dell’Apollon. Con lui, per rinforzare la squadra, è arrivata finalmente una giocatrice con lunga esperienza in nazionale come Jessica McDonald, e a lei si è aggiunta una delle migliori calciatrici degli ultimi anni come Nadia Nadim, ritornata in campo dopo un lungo infortunio – e la laurea in medicina.

 

Mentre però il nuovo progetto si trova nel gruppone appena fuori la zona playoff a circa metà della regular season, fuori dal campo la grana Salmon ha rivelato altri potenziali problemi all’interno della franchigia. In un’intervista rilasciata al sito thestrikertexas.com in concomitanza con l’annuncio del suo arrivo a Houston la calciatrice inglese ha rivelato le ragioni del suo addio, gettando una luce tutt’altro che rassicurante sul modo in cui la franchigia, e in particolare il nuovo allenatore Bjorkegren, gestiscono lo spogliatoio. “C’erano delle domande da fare, e io le ho chieste molte volte senza però ottenere le risposte che volevo o risposte definitive con cui fossi d’accordo, il che è stato frustrante. Ma alla fine bisogna essere d’accordo con la decisione del tecnico”, ha affermato Salmon a Theo Lloyd-Hughes, riferendosi alle sue discussioni con il tecnico svedese e con James O’Connor, ex allenatore di Louisville e Orlando tra USL e MLS e presidente del gruppo che controlla Louisville City e Racing Louisville. “Sono arrivata ad un punto in cui avevo dato abbastanza tempo alla situazione per risolversi. Ho capito che qui non giocherò. Devo andare da qualche parte in cui possa giocare e essere valorizzata”. Così è nata dunque la trade a Houston, e visto che parliamo di una calciatrice arrivata per essere il volto di una franchigia vincente, come si è sviluppata la questione racconta di una mancanza di comunicazione ai livelli più alti dell’organizzazione che rischia di creare problemi, che non contribuisce ad un ambiente competitivo in cui le atlete possano dare il loro meglio. Louisville ha deciso di tagliare i ponti con un proprio volto importante appena le valutazioni di squadra hanno portato a prendere altre direzioni, praticamente di punto in bianco, senza spiegare alla calciatrice stessa cosa avesse portato a quella decisione e senza che ci fossero ragioni evidenti per spiegare questo testacoda. Salmon stessa ha descritto la comunicazione con Bjorkegren come praticamente inesistente, affermando che, una volta che il front office ha iniziato a lavorare su una possibile trade, il tecnico abbia smesso di rivolgerle la parola, escludendola di fatto dal gruppo squadra.

 

Nelle conferenze stampa d’inaugurazione di qualsiasi nuovo progetto tecnico sentirete sempre parlare – nello sport statunitense soprattutto, visto che c’è una sorta di ossessione con il concetto di “culture” ma certo non esclusivamente in quegli ambienti – di un nuovo tipo di leadership, di un nuovo modo di fare le cose, concetti sentiti in una miriade di situazioni diverse e che pure vengono presentati sempre come se fossero l’ultimo ritrovato della scienza in materia. È un qualcosa a cui siamo ormai anche abituati, e se una parte di quei concetti possono certo essere identificati come “word salad”, una parte probabilmente viene anche dall’ambizione e dalla presunzione necessaria a chi vuole intraprendere quella carriera per arrivare in primo luogo su quei palcoscenici. Ma solo una parte di quelle conferenze si riveleranno come premonitrici di un destino effettivamente positivo, di un mission statement che sia veramente sostenibile da uno staff tecnico. In molte altre parti quel tipo di comunicazione fallisce o perché chi la teorizza non è poi in grado di applicarla sul campo o perché il concetto di “culture” è talmente vago che può voler dire tante cose differenti e spesso inconciliabili, che portano con se effetti praticamente opposti sul campo. L’antropologo Michael Herzfeld, nel corso dei suoi studi in Grecia, ha portato l’esempio di due comunità che identificano come loro valore principale la “filotimia”, in cui “l’onore” è fondamentale nel gestire i rapporti tra le persone. Ma se a Pefki, nell’isola di Rodi, la filotimia prende le forme della morigeratezza, del rispetto delle regole, della condivisione comunitaria, a Glendi, nell’isola di Creta, questa si traduce in un egoismo totalizzante, nell’individualismo come unica forma di vita. Alla stessa maniera, anche una cultura di squadra che metta al centro quell’accountability di cui si sente parlare quasi sempre di fronte nelle conferenze stampa statunitensi non viene realizzata solo in un’unica maniera, ma seguendo strade anche contrastanti. E Racing Louisville sembra proprio essere caduta al centro di uno di questi equivoci: Ebony Salmon non ha giocato evidentemente al livello che la franchigia si aspettava da lei, o non rientrava a pieno nei piani tattici del nuovo tecnico – anche se mi permetto di esprimere dubbi su entrambe le possibilità – con conseguenza quell’accountability che a quanto pare in Kentucky prende le forme dell’ostracismo e dell’isolamento.

 

Non voglio farmi passare come un esperto sul tema della comunicazione, però sembra proprio assurdo che nel momento in cui tu come squadra decidi di soddisfare le richieste di una giocatrice che se ne vuole andare allo stesso tempo decida di interrompere anche qualsiasi comunicazione con lei, come se la notizia che avresti dovuto darle non le avrebbe fatto piacere. Non è un segreto, soprattutto dopo l’intervista a thestrikertexas.com, che Ebony Salmon senta una qualche voglia di vendetta, o quantomeno di rivalsa, dopo il trattamento subito in quel di Louisville, e in questo senso complimenti a Houston per aver preso non solo una grande calciatrice, ma anche una persona con la voglia di dimostrare qualcosa a qualcuno. Ma a questo punto possiamo forse iniziare a preoccuparci per Racing Louisville, visto che ogni segnale fino ad ora ha dato l’impressione di una franchigia con poche idee chiare e con troppa sicurezza nel perseguirle. Se tifate Louisville, è ovviamente ancora presto per premere il panic button. È ancora presto per dare giudizi definitivi e tutto potrebbe ancora mettersi a posto da un momento all’altro, e non sarebbe neanche troppo un miracolo visto che il materiale buono c’è e anche senza Salmon la franchigia non va a perdere un nucleo giovane interessante guidato dal nuovo membro dello USWNT Jaelene Howell. Ma quelli che abbiamo visto in questi mesi sono segnali poco incoraggianti e sarà responsabilità della franchigia, ad ogni livello, porsi delle domande e capire cosa abbia portato a perdere così rapidamente una quantità così consistente di talento. Se ci riuscissero, Racing Louisville è in ogni caso ancora una franchigia con un potenziale enorme e che potrebbe cambiare il volto della NWSL. Prima però, deve iniziare a pensare a come possibilmente cambiare il suo.

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