Guida ai playoff MLS 2021 – la Western Conference

State pure sicuri che la pausa per le nazionali intervenuta nel bel mezzo dell’attesa tra l’incredibile Decision Day dello scorso sette novembre, forse il più assurdo e pazzo in una storia già assurda e pazza da quando il format è stato adottato per la prima volta, e l’inizio dei playoff non ha in alcun modo diluito o ancor peggio eliminato le aspettative altissime che abbiamo per lo spettacolo della post-season MLS, la ventiseiesima nella storia della lega nordamericana (sì, questa è la stessa intro del pezzo sulla Eastern Conference, dovreste averlo imparato ormai che sono un pigro di dimensioni cosmiche). La scienza ci fornisce dati ed evidenze su un gran numero di argomenti, e i playoff MLS non sono necessariamente in primissima fila nelle attenzioni dei ricercatori di tutto il pianeta, ma ho pochi dubbi che se esistesse un modo oggettivo e incontestabile per calcolare la quantità di spettacolo e di eventi inaspettati che caratterizzano un certo evento sportivo, studi dalle più grandi università del pianeta proverebbero che la MLS è la lega con la più alta incidenza di weirdness e sconvolgente all’interno dei suoi momenti decisivi. Ma siccome questo modo oggettivo ancora non esiste, e vi posso anticipare, non credo esisterà mai, allora tanto il sottoscritto quanto la MLS stessa devono inventarsi nuove strategie per convincerci a poggiare il culo sul divano e magari anche a rimanere alzati per le partite ad orario più tardo per godervi lo spettacolo dei playoff.

E mentre pensavo a quale nuova strategia adottare, sono inciampato un po’ per caso su questo format, che tra l’altro non è al suo primo utilizzo in assoluto, che mi sembra possa riassumere nel più breve tempo possibile eppure raccogliendo il maggior numero di dettagli veramente significativi quello che possiamo aspettarci dai prossimi playoff, che inzieranno il prossimo venti novembre con tre incontri, quelli del turno preliminare della Eastern Conference, primo dei quali lo scontro tra il #2 seed dei Philadelphia Union e i New York Red Bulls, ultimi a qualificarsi ad Est dopo aver bloccato sul pareggio Nashville nel Decision Day. Qui ci sono tutte le squadre, tutti gli spunti, tutti i punti d’interesse, tutti i grandi giocatori che abiteranno i prossimi ventidue giorni di calcio americano, fino alla finale della MLS Cup prevista per il dodici dicembre. Sarà abbastanza per prevedere in anticipo e per informarvi con le dovute tempistiche delle cose assurde a cui assisterete se deciderete di sintonizzarvi sui playoff per la MLS Cup 2021? Ovviamente no. Che stupidate pensate di poter fare? Come diceva il grande Albert Einstein, due cose sono infinite, l’universo e la Locura dei playoff MLS, e della prima non sono poi così sicuro. Credo fosse più o meno così, no? Vabbé, comunque, al di là di queste minuzie, preparatevi ad essere sorpresi, perché per quanto vi si possa provare a preparare sull’argomento, è 100% sicuro che in un qualche momento poco atteso un colpo di scena vi si parerà di fronte e voi non potrete fare altro che centrarlo in pieno e rompervi il naso. E comunque anche questo è il bello. Per tutto il resto, c’è questa guida. Dopo aver trattato l’Est nella giornata di ieri, oggi andiamo a vedere chi prenderà parte alla post-season e cosa possiamo aspettarci per la Western Conference.

#1 – Colorado Rapids – 17V-10P-7S (5-2-3 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Robin Fraser (ha costruito una contender con il payroll più basso e spendendo molto poco sul mercato)
Storyline più interessante: Cole Bassett può vincere la MLS Cup dopo aver rifiutato il Benfica per tentare di raccogliere un trofeo con la squadra che lo ha cresciuto?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Da fermo Jack Price è una macchina per assist
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Non hanno esperienza ai playoff, e la settimana aggiuntiva di pausa rispetto alle squadre che affrontano il turno preliminare potrebbe allontanarli dal ritmo partita giusto

Devo avvertirvi in anticipo, ma potrei non rispondere delle mie azioni qualora Robin Fraser non vincesse il titolo di coach of the year. Nessuno, neanche Bruce Arena, ha aggiunto così tanto valore alla propria squadra solo con la sua presenza e le sue azioni, senza ricorrere massicciamente al mercato, ma valorizzando ciò che si era trovato al momento del suo arrivo nella franchigia. I Rapids sono di fatto stati in grado di arrivare in cima alla Western Conference senza utilizzare Designated Player, dal momento che l’unico sotto contratto con la squadra, il danese Younes Namli, è si molto talentuoso e potenzialmente tanto decisivo con il suo stile di gioco ad alte responsabilità e ad alto rischio, ma ha giocato meno di mille minuti in questa stagione a causa degli infortuni che lo hanno colpito, raccogliendo solamente un gol. Se siete tifosi o simpatizzanti dell’Arsenal, sapete quanto possa essere snervante tifare Colorado Rapids, dal momento che il vostro proprietario è lo stesso, e che voi siate a Londra o a Commerce City per Stan Kroenke siete un pensiero secondario nei confronti dei suoi amati Los Angeles Rams – per cui ha appena costruito il mastodontico e futuristico SoFi Stadium a Inglewood. I Rapids sono da anni nei piani più bassi della lega per quel che riguarda la spesa nel roster, e sono, non sorprendentemente, la franchigia con la valutazione economica più bassa tra quelle della MLS. Insomma, ci vuole poco a capire che se Robin Fraser riuscisse nell’impresa altrettanto significativa di portare la MLS Cup a Denver – la seconda dopo quella del 2010 vinta con Gary Smith in panchina – sarebbe solo il caso di chiamare Hollywood e di proporre un remake di Moneyball con il tecnico di origine giamaicana al posto di Billy Beane. E la realtà è che, se si esclude il dubbio riguardante quanto la pausa per le nazionali e il saltare il primo turno fermerà il momentum con cui la franchigia arriva nei playoff, è difficile non pensare ai Rapids come ad una contender, anche se si tratta di una squadra che tende a distruggere gli stereotipi di come debba essere una contender MLS. Dei dolori legati al numero 10 abbiamo detto, ma basti pensare che non c’è un vero e proprio numero nove e che spesso il ruolo è stato delegato al minuto Michael Barrios, che si è disimpegnato ma che perde in quella posizione la possibilità di impattare la partita con i suoi dribbling sulla fascia. I Colorado Rapids sono già adesso la più grande sorpresa di questa stagione MLS, e certo vorranno dimostrare a tutti di poter mantenere questo status anche dentro la post-season, magari facendo definitivamente il salto verso la definizione di certezza.

#2 – Seattle Sounders – 17V-9P-8S (3-3-4 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Joao Paulo (8 assist e 3 gol, ma sopratutto è stato fondamentale nella rivoluzione tattica operata da Schmetzer quest’anno)
Storyline più interessante: Possono veramente farcela ancora una volta?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Perché sono cinque anni che o vincono o ci vanno molto vicino
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Sembrano arrivati scarichi al Decision Day, e questo non è mai un buon segnale entrando nei playoff

Chiedo a chi è maggiormente esperto di me in materia di sport americani: qual è la finestra temporale minima in cui una squadra deve competere sempre al massimo livello continuativamente con la stessa leadership perché si possa realisticamente parlare di Dynasty alla San Antonio Spurs o alla New England Patriots? No perché i Seattle Sounders stanno andando o tremendamente vicini al raggiungere quel limite minimo, se considerate solamente l’era con Brian Schmetzer alla guida della franchigia così da equipararla a quella di Gregg Popovich e Bill Belichick, o l’hanno già abbondantemente superata, se considerate un periodo unico anche quello passato sotto la guida di Sigi Schmid, con Schmetzer nel ruolo di vice, visto che dalla loro stagione di espansione nel 2009 i Sounders non hanno mai mancato la post-season. Qualunque sia la vostra visione, è impossibile negare che Seattle abbia trovato in questi anni il modo di fregare il sistema alla stessa maniera degli Spurs o dei Patriots, puntando su un eccellente sistema di scouting, una grande capacità di tirare il meglio dai comprimari prima ancora che dalle proprie stelle, garantendo loro una profondità e una possibilità di tirare fuori nomi sempre nuovi da buttare nella mischia con successo che è decisiva in un sistema che predica l’alto ricambio di giocatori e il ripartire da zero o quasi ogni tot anni. E quando si considera questo speciale talento necessario per avere questo tipo di successo in MLS, non si può non pensare a questa regular season dei Seattle Sounders come ad una sorta di blueprint per la loro cultura, una dimostrazione di come si possa in effetti cambiare molto per non cambiare per niente sotto il punto di vista dei risultati e mantenersi ai piani più alti della conference. I Sounders 2021 hanno switchato alla difesa a tre, dovendo adattare terzini caotici come Nouhou in ligi e compassati centrali di difesa, hanno dovuto fare i conti con una lista infinita di infortuni che li hanno privati per lunghi periodi di Jordan Morris – mai presente nella stagione se non negli scampoli finali della regular season, e magari con qualche minuto in più nei playoff – di Raul Ruidiaz e di Stefen Frei, tra gli altri. In questo 2021 hanno giocato con una formazione fatta per metà da adolescenti e hanno vinto, hanno spesso schierato il secondo portiere Cleveland e praticamente nessuno si è accorto della differenza, hanno dovuto fare a meno dell’apporto creativo di Lodeiro e hanno continuato a segnare, e solamente l’aver completamente mollato il giorno immediatamente successivo alla raggiunta qualificazione ai playoff ha impedito loro di avere il primo seed in vista della post-season – i maligni direbbero che questo finale sia frutto di una scelta ben precisa di Schmetzer, ma noi non vogliamo dare loro ascolto. I Seattle Sounders hanno giocato in quattro delle ultime cinque finali per la MLS Cup. Possono veramente continuare ad andare avanti a questo ritmo? Siamo stati sorpresi troppe volte ormai dai loro playoff per scommetere veramente contro i Seattle Sounders di Brian Schmetzer.

#3 – Sporting Kansas City – 17V-7P-10S (5-0-5 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Daniel Salloi (16 gol e 8 assist, leader di squadra in entrambe le categorie)
Storyline più interessante: Possono azionare tutti i loro punti di forza in campo nello stesso momento o qualcuno dovrà sempre rimanere sacrificato?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Johnny Russell è stato on fire nell’ultimo mese e mezzo di stagione
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Non sono usciti tranquillissimi dal Decision Day

Da quando Peter Vermes siede sulla panchina di Kansas City, la franchigia ha mancato solo una volta la post-season, quando la loro difesa collassò accartocciandosi su se stessa in seguito alla trade che mandò Ike Opara a Minnesota, che regalò al difensore il secondo titolo in carriera di Miglior Difensore della stagione MLS e che fece rimbalzare SKC dalla prima all’ultima posizione per rendimento difensivo nel giro di una off-season. Non proprio un percorso netto come i Seattle Sounders dal loro arrivo al piano di sopra, ma se c’è qualcosa di cui può fregiarsi questa franchigia è la continuità, la tradizione, l’avere un progetto tecnico continuo capace di rigenerarsi nella composizione della squadra senza però perdere di competitività. Anche questa stagione ha portato con se una delle tante piccole mini-rivoluzioni necessarie di anno in anno per evitare di dover fermarsi alla fine di ogni ciclo ai box per una ricostruzione. L’esperimento Busio play basso, che dopo un solo incontro sembra essere subito terminato a Venezia, con il classe 2002 che ha trovato un posto fisso come mezzala in un undici come quello di Zanetti che pure viene rimescolato quasi ad ogni partita, aveva invece riscosso un qualche tipo di successo in MLS, richiedendo però per forza di cose un ricambio in difesa, dove Ilie, mediano di quelli che dalla Masia escono tutti uguali con tanto di confezione in plastica e istruzioni per l’uso, si è riciclato difensore centrale, anche aiutato nella transizione dalla stagione straordinaria – personalmente ritengo da Miglior Difensore – dell’altro ex Masia Andreu Fontas, capace di finire al primo posto in tutta la lega secondo la statistica avanzata dei goals added – o g+ – di American Soccer Analysis, e di impattare positivamente sulla sua squadra a livello di intercetti come i migliori difensori della lega e a livello di passaggi meglio di qualunque creativo nella lega ad eccezione di un Carles Gil versione cammino-sulle-acque. Tra tutti questi cambiamenti però forse quello più rilevante non è il finale di stagione eccezionale di Johnny Russell, con lo scozzese che entra nei playoff con una striscia di sette partite in gol nelle ultime otto, che sarebbero sette consecutive escludendo l’ultima partita di regular season contro Real Salt Lake, quanto bensì l’annata da finalista nella corsa ad MVP di Daniel Salloi. L’ungherese, che ricordiamo non è un Designated Player, e dunque non il tipo di giocatore che solitamente vedete in lizza per il titolo di Most Valuable Player, ha effettuato un salto di qualità assolutamente decisivo nel corso della off-season, arrivandosi anche a conquistare la maglia della nazionale, prendendosi sulle spalle molte delle responsabilità in attacco con i suoi tagli in area e le sue conclusioni, preferibilmente ad effetto rientrando dalla fascia sinistra. Alcuni infortuni lo hanno fermato nella parte finale della stagione, ma rientrerà in questi playoff con intenzioni bellicose, e se Vermes riuscisse a trovare un modo di far funzionare sia lui che Russell, allora ci troveremo a parlare di una squadra che sarà un pericolo per tutte e tredici le altre franchigie.

#4 – Portland Timbers – 17V-4P-13S (7-0-3 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Felipe Mora (11 reti, capocannoniere della squadra, e 5 assist)
Storyline più interessante: Dairon Asprilla continuerà a meritarsi il titolo di Mr October?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Se Blanco trovasse continuità, potrebbe regalare altri momenti decisivi nella sua storia ai playoff
Una ragione per cui potrebbero non vincere: La discontinuità

Mentre fuori dal campo la dirigenza dei Timbers – che è ovviamente la stessa sputata delle Thorns, franchigia sorella in NWSL con cui condividono la proprietà – ha fatto molto parlare di se per ragioni tutt’altro che onorevoli e che certo non fanno ben sperare per il futuro delle franchigie, sul terreno di gioco del Providence Park e su quelli di tutta America i Timbers sono stati quasi sempre, in questo 2021, invisibili. Ok, è un po’ più complicato di così, proviamo a dirlo in maniera più precisa: nelle singole giocate – vedere due link più su per capire a cosa mi riferisco – i Timbers ci hanno regalato quest’anno una serie di momenti memorabili e assolutamente incredibili, ma a livello di trend più generali, di classifica vera e propria e di andamento, Portland è stata praticamente una creatura invisibile, una razza capace di scorrere sottile e invisibile sul fondo del mare nascosta nella sabbia e di trovarsi così, all’improvviso, apparentemente senza un perché nel bel mezzo del quadro playoff dell’ovest. La loro stagione è stata così poco rilevante in termini di spettacolo che sono stati, insieme ai New England Revolution vincitori del Supporters’ Shield, gli unici nel quadro dei playoff ad arrivare al Decision Day senza avere nulla da giocarsi, già sicuri di non poter raggiungere il terzo posto e alla stessa maniera di non poter essere superati dalle franchigie dietro. Diciamocelo, questi Timbers sono noiosi, quasi del tutto privi di storie interessanti, con forse a disposizione lo star power minore in tutto l’Ovest – tranne ovviamente gli impareggiabili Rapids – ma allo stesso tempo senza le stimmate di un progetto tecnico interessante e unico che li possa mettere su un piano a parte in termine di narrazione. Sono una storica big della MLS contemporanea che non sembra ancora aver effettuato del tutto il salto nella nuova dimensione della lega, quella capace di produrre talento per il mercato europeo via trasferimenti dal Sud America o settore giovanile, e non essendo più in grado di sfruttare quella appena precedente che pure aveva garantito loro due finali di MLS Cup tra 2015 e 2018. Eppure, entrando nei playoff, sono forse la squadra più in forma di tutta la MLS negli ultimi mesi, e questo è un segnale che non può essere sottovalutato, perché, nonostante la pausa per le nazionali appena terminata possa un po’ “uccidere” questo trending positivo, comunque spesso il finale di regular season ha una diretta correlazione con le prestazioni nei playoff. La loro stagione è fino ad ora volata sotto i radar, e forse proprio per questo potrebbe rappresentare una delle sorprese più significative di questa post-season.

#5 – Minnesota United – 13V-10P-11S (4-3-3 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Emanuel Reynoso (10 assist, leader della franchigia, e 5 gol)
Storyline più interessante: Siamo potenzialmente ad un playoff mediocre da considerare finito questo ciclo?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Possono farti due gol nel giro di una manciata di minuti e ucciderti
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Possono subire due gol nel giro di una manciata di minuti e uccidersi, a volte all’interno della stessa partita

A volte certi progetti tecnici incontrano delle sliding doors, e passarle da un lato o dall’altro fa tutta la differenza del mondo nei destini della squadra. I playoff del 2020 hanno rappresentato per la storia di Minnesota United una di quelle sliding doors, sopratutto perché ha definitivamente cambiato il tipo di ambizioni che caratterizzano questa squadra, trasformandola in una franchigia che vuole continuare ad essere una contender dopo aver avuto il primo assaggio di successo nella storia della loro franchigia. In questo senso, anche alla luce di queste nuove aspettative, questa regular season 2021 può essere vista, se confrontata con la post-season 2020, come un leggero passo indietro, un po’ come per Orlando City, come si diceva poco fa. Una ragione possibile per questo calo potrebbe stare nell’incapacità mostrata anche quest’anno dalla franchigia di trovare il pezzo mancante del puzzle, ovvero un attaccante di livello sia esso DP, come l’ex Rennes Hunou, che si è rivelato un buon giocatore ma certo non ha distrutto le porte in questa sua prima annata a Minnesota, o via TAM, come il fallimento totale Wanchope Abila, ostracizzato e spedito a DC United dopo neanche metà stagione per dissapori con lo staff e una certa inabilità nel mantenere il peso forma. Un’altra potrebbe anche essere che le altre franchigie sembrano interessate a prendere qualche contromisura nei confronti di Emanuel Reynoso, pur essendo per distacco il giocatore migliore della franchigia, un perno insostituibile del centrocampo e il responsabile creativo della fase offensiva di Minnesota, non è stato in grado di dominare e di scherzare la competizione come ha potuto fare nei playoff 2020, quando ancora quasi nessuno aveva conosciuto sulla propria pelle cosa voglia dire non avere un piano per fermarlo. Che l’una o l’altra – o più probabilmente una combinazione delle due, o ancora meglio queste due cose aggiunte ad una serie di altre piccole difficoltà che messe insieme hanno portato ad un leggero peggioramento rispetto al 2020 – siano responsabili per questa stagione più complessa e certo meno esaltante del previsto è certo, anche se è difficile quantificarne l’impatto. L’impressione è che probabilmente i playoff dello scorso anno non fossero effettivamente sostenibili sul lungo periodo, che si siano svolti sulle ali dell’eccitazione, e che questa regular season rappresenti un quadro più significativo e reale di cosa sia oggi Minnesota United. Ma non è detto che la magia dei playoff non possa risvegliare questa franchigia e magari spingerla quel passettino oltre che non si è riusciti a completare nel 2020.

#6 – Vancouver Whitecaps – 12V-13P-9S (5-4-1 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Brian White (12 gol e 6 assist dopo la trade dello scorso giugno)
Storyline più interessante: Vanni Sartini, oltre ad assomigliare a Mr Bean e a citare Gramsci, è anche equipaggiato per il miracolo che sarebbe portare i ‘Caps alla MLS Cup?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Con l’arrivo di Ryan Gauld possono replicare l’effetto Reynoso che ha portato Minnesota in finale di conference nel 2020
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Nessuna tra le squadre ai playoff ha un record peggiore in trasferta, e solo altre due squadre potrebbero teoricamente concedere loro il fattore campo

I Whitecaps sono il tipo di storia che negli uffici della lega non possono che amare perdutamente, sopratutto considerando che nella zona Ovest del paese i grandi mercati si sono quasi tutti suicidati in regular season, e dunque quel lato dell’equazione è andato a farsi benedire. Ma, e questa è forse la cosa più importante, sembrano avere tutte quelle caratteristiche che possono spedire una franchigia nella stratosfera dei playoff, facendole fare il salto da sorpresa a contender per un posto in finale di MLS Cup. “Tutte quelle caratteristiche” che poi alla fine sono praticamente due, ovvero l’arrivare ai playoff sulle ali dell’entusiasmo, in un mood estatico il cui potenziale effetto sulla squadra viene moltiplicato dagli anni deprimenti o semi-dimenticabili vissuti in precedenza, e questo è forse il più grande merito del tecnico italiano Vanni Sartini, che ha sopratutto mostrato una personalità che né Marc Robinson né Marc Dos Santos avevano mai dimostrato di poter possedere, prima ancora di aver rimesso in piedi tatticamente la squadra, dove comunque ha potuto beneficiare dei primi segnali positivi che si erano visti nella precedente gestione in cui lui aveva comunque avuto un ruolo importante come primo assistente di Dos Santos. L’altra caratteristica è quella di aver finalmente trovato il giocatore perfetto per occupare lo slot più decisivo in MLS, quello di numero dieci creativo, e di averlo riempito con Ryan Gauld. Lo scozzese, ex prodigio del Dundee United e poi ritrovatosi in Portogallo al Farense dopo l’esperienza negativa allo Sporting, ha il potenziale per essere il Reynoso di questi playoff 2021, avendo già dimostrato in stagione regolare di poter avere un impatto devastante sui destini della propria squadra. Come l’argentino lo scorso anno, il più grande aiuto alla sua campagna di conquista potrebbe arrivare dalle difese avversarie, che lo conoscono da troppo poco tempo e hanno a dispozione un sample size troppo piccolo per capire effettivamente come provare a contrastarlo. Anche dovessero perdere al primo turno, fatico ad immaginare un Gauld deludente nella partita contro Kansas City. Se state cercando una bella storia il cui successo sarebbe sì sorprendente, ma non uno shock impronosticabile come la franchigia di cui state per leggere, non potete permettervi di non prestare attenzione a questi Vancouver Whitecaps.

#7 – Real Salt Lake – 14V-6P-14S (5-0-5 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Damir Kreilach (16 reti, migliore in MLS tra i centrocampisti, e 9 assist, secondo migliore nella lega per gol+assist)
Storyline più interessante: Nel mezzo della stagione più caotica che una franchigia MLS abbia mai dovuto affrontare, RSL può rendere il tutto ancora più caotico e folle?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Il duo Kreilach-Rusnak potrebbe essere il miglior centrocampo della lega
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Non difendono. Semplicemente. E David Ochoa non è ancora pronto per fare miracoli 24/7

Real Salt Lake molto semplicemente non dovrebbe essere qui. E non è solo perché hanno una fase difensiva che è una diga sul punto di cedere da un momento all’altro retta praticamente solo da un singolo mattoncino, o perché più di una volta in regular season sono stati colpiti da blackout fulminanti che hanno fatto loro perdere partite che erano praticamente sotto controllo – esempio evidente i quattro gol presi in quaranta minuti da San José dopo aver dominato i primi trenta di gara e aver quasi salvato ciò che avevano buttato fuori dalla finestra negli ultimi venti – e che sono forse il peggior segnale possibile per una squadra che si prepara ad entrare in dei playoff a gara secca. Real Salt Lake non dovrebbe essere qui perché tutto ciò che è avvenuto negli ultimi mesi fuori dal campo racconta di un roster e di uno staff che si ritrova a vivere non per cause loro una situazione incredibilmente disfunzionale che è il più grande ostacolo che si possa mettere sulla strada di una squadra che vuole mostrare ambizioni di playoff. Real Salt Lake non ha un proprietario, o meglio è nel mezzo di un processo di vendita gestito dalla MLS dopo che lo scorso anno erano stati rivelati i comportamenti razzisti di Dell Loy Hansen, che comunque è ancora chiamato a finanziare il naturale sostentamento della franchigia, e questa situazione sta diventando ancora più straniante quando si pensa che in questi mesi ben due franchigie MLS hanno trovato dei nuovi proprietari, così come le ex Utah Royals, rilocate immediatamente a Kansas City dalla famiglia Long, mentre tutto ancora tace sulle sponde del Grande Lago Salato. Real Salt Lake non ha neanche un allenatore vero e proprio, dal momento che Pablo Mastroeni è ancora considerato ad interim dopo che, nel mezzo di una campagna che vedeva già Real Salt Lake nel pieno della lotta per i playoff, il capo allenatore Freddy Juarez ha mollato le redini per andare a fare il vice (!!!!!!!!) a Seattle – pensa quanto disfunzionale possa essere la situazione se il tuo tecnico preferisce tornare a fare il vice piuttosto che continuare ad allenarti in una situazione di classifica tutt’altro che drammatica. Ma sopratutto Real Salt Lake non dovrebbe essere qui perché fino al novantacinquesimo minuto dell’ultima giornata di stagione regolare non erano nel quadro dei playoff. Poi Damir Kreilach – e chi sennò – ha segnato la rete che ha mandato RSL ai playoff e che ha evitato a Kansas City di raggiungere il primo seed della Western Conference. La storia della franchigia dello Utah è la più esilarante e assurda di questa MLS, e potrebbe presto arricchirsi di un nuovo incredibile capitolo: nel primo turno infatti sfideranno i Seattle Sounders, proprio la squadra in cui il loro ex tecnico Freddy Juarez è andato a fare da assistente.

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