Guida ai playoff MLS 2021 – la Eastern Conference

State pure sicuri che la pausa per le nazionali intervenuta nel bel mezzo dell’attesa tra l’incredibile Decision Day dello scorso sette novembre, forse il più assurdo e pazzo in una storia già assurda e pazza da quando il format è stato adottato per la prima volta, e l’inizio dei playoff non ha in alcun modo diluito o ancor peggio eliminato le aspettative altissime che abbiamo per lo spettacolo della post-season MLS, la ventiseiesima nella storia della lega nordamericana.

La scienza ci fornisce dati ed evidenze su un gran numero di argomenti, e i playoff MLS non sono necessariamente in primissima fila nelle attenzioni dei ricercatori di tutto il pianeta, ma ho pochi dubbi che se esistesse un modo oggettivo e incontestabile per calcolare la quantità di spettacolo e di eventi inaspettati che caratterizzano un certo evento sportivo, studi dalle più grandi università del pianeta proverebbero che la MLS è la lega con la più alta incidenza di weirdness e sconvolgente all’interno dei suoi momenti decisivi. Ma siccome questo modo oggettivo ancora non esiste, e vi posso anticipare, non credo esisterà mai, allora tanto il sottoscritto quanto la MLS stessa devono inventarsi nuove strategie per convincerci a poggiare il sedere sul divano e magari anche a rimanere alzati per le partite ad orario più tardo per godervi lo spettacolo dei playoff.

E mentre pensavo a quale nuova strategia adottare, sono inciampato un po’ per caso su questo format, che tra l’altro non è al suo primo utilizzo in assoluto, che mi sembra possa riassumere nel più breve tempo possibile eppure raccogliendo il maggior numero di dettagli veramente significativi quello che possiamo aspettarci dai prossimi playoff, che inzieranno il prossimo venti novembre con tre incontri, quelli del turno preliminare della Eastern Conference, primo dei quali lo scontro tra il #2 seed dei Philadelphia Union e i New York Red Bulls, ultimi a qualificarsi ad Est dopo aver bloccato sul pareggio Nashville nel Decision Day. Qui ci sono tutte le squadre, tutti gli spunti, tutti i punti d’interesse, tutti i grandi giocatori che abiteranno i prossimi ventidue giorni di calcio americano, fino alla finale della MLS Cup prevista per il dodici dicembre. Sarà abbastanza per prevedere in anticipo e per informarvi con le dovute tempistiche delle cose assurde a cui assisterete se deciderete di sintonizzarvi sui playoff per la MLS Cup 2021? Ovviamente no. Che stupidate pensate di poter fare? Come diceva il grande Albert Einstein, due cose sono infinite, l’universo e la Locura dei playoff MLS, e della prima non sono poi così sicuro. Credo fosse più o meno così, no? Vabbé, comunque, al di là di queste minuzie, preparatevi ad essere sorpresi, perché per quanto vi si possa provare a preparare sull’argomento, è 100% sicuro che in un qualche momento poco atteso un colpo di scena vi si parerà di fronte e voi non potrete fare altro che centrarlo in pieno e rompervi il naso. E comunque anche questo è il bello. Per tutto il resto, c’è questa guida. Oggi, iniziamo analizzando la Eastern Conference e le prime sette squadre di questa post season.

#1 – New England Revolution – 22V-7P-5S (6-3-1 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Carles Gil (18 assist, migliore in MLS)
Storyline più interessante: Bruce Arena può completare il suo arco di redenzione dopo Couva?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Semplicemente hanno avuto la miglior regular season nella storia della MLS
Una ragione per cui potrebbero non vincere: La maledizione dello Shield. O in generale, il dover rimanere fermi per tre settimane

La maggior parte di quello che si può provare a scrivere sulla stagione mitologica e straccia-record dei New England Revolution è stata già scritta da questa parte qui. Cosa altro aggiungere che non sia stato già detto e non solo dal sottoscritto, ma più in generale da chi si occupa di MLS? Ok, forse ci sono alcuni daterelli interessanti che possono aiutare a mettere in prospettiva la cosa. A ventidue vittorie in una singola regular season MLS insieme a questi New England Revolution ci sono solamente i New York Red Bulls del 2018, ma davanti a loro ci sono solamente tre squadre, DC United nel 1998 e 1999 e LA Galaxy nel 1998, che sì avevano una regular season più breve a disposizione – sia anche di sole due partite rispetto alla lega odierna – ma che sopratutto non potevano pareggiare. Eravamo ancora in quella fase primordiale in cui la lega agiva seguendo le proprie regole, e decidendo i pareggi con gli iconici shootout. Quando consideriamo questo dato, vediamo che solamente i Galaxy del 1998 possono realisticamente dire di aver avuto una regular season migliore di questi Revs, visto che togliendo le partite terminate in pareggio arrivano comunque a ventidue vittorie con due gare in meno giocate. Altro dato impressionante è quello del rendimento dei Designated Player. Messi insieme, Carles Gil, Gustavo Bou e Adam Buksa hanno totalizzato sessantasei gol e assist nel corso della stagione. La seconda miglior squadra per rendimento in MLS? Sono due in realtà, Nashville e Atlanta, a quota trentatre, esattamente la metà rispetto ai Revolution. Un ultimo dato. Ci sono otto difese tra le altre tredici squadre ai playoff che hanno numeri migliori di quella di New England. Eppure nessuno in MLS ha la differenza reti della squadra di Bruce Arena, che ha un dato di +24. Non possiamo già incominciare a mandare in soffitta il detto per cui l’attacco vende i biglietti ma la difesa vince i campionati, ma ecco, possiamo dire che questi Revolution sono come il proverbiale calabrone che non lo sa e vola lo stesso.

#2 – Philadelphia Union – 14V-12P-8S (5-4-1 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Leon Flach (ha giocato tutte le partite ed è un fottuto lupo mannaro che ti tiene sempre il fiato sul collo)
Storyline più interessante: L’uscita al primo turno dei playoff dello scorso anno dopo aver vinto il Supporters’ Shield ha lasciato tracce su questa squadra?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Sono una delle macchine meglio oliate della lega, e ormai da qualche mese sono incredibilmente duri da sconfiggere
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Il loro star power è veramente limitato

Questo giovane scrittore vorrebbe rifuggire quanto più possibile dallo stereotipo sportivo del #TrustTheProcess che tanto ha dominato la scena sportiva cittadina nell’ultimo decennio e di cui io stesso ho fatto uso ormai qualche anno fa, ma più gli Union riescono a mantenersi ad una velocità di crociera decisamente alta nonostante un basso payroll, un utilizzo dei Designated Player difficilmente accomunabile con quello che ne fanno le altre franchigie e una sostanziale refrattarietà verso il mercato interno che non sia quello degli homegrown, presentandosi come una creatura aliena e fastidiosamente molesta alle lezioni di MLS 101, e più mi viene difficile non considerare questo progetto tecnico un mantra dai principi rigidissimi che si può solamente o abbracciare o rifiutare in toto, senza particolari mediazioni. Gli Union lavorano alla loro maniera, disinteressati a qualunque trend possa accomunare le altre squadre della lega, e seguono un preciso percorso di crescita, valorizzazione e, sopratutto, sostituzione, essendo perfettamente consapevoli del loro ruolo all’interno della catena alimentare del calcio mondiale. La scorsa off-season ha visto l’addio di Brenden Aaronson e Mark McKenzie? Non importa, subito sono arrivati giocatori in grado di sostituirli e di proporsi come potenziali eredi dei due homegrown volati rispettivamente al Salisburgo e al Genk. Paxten Aaronson – fratello più piccolo di Brenden – e Quinn Sullivan hanno raccolto minuti importanti in prima squadra, Jack Elliot si è ripreso il posto da titolare affiancando Jakob Glesnes, mentre Olivier Mbaizo ha completato il suo sviluppo tra seconda squadra e panchina e finalmente, tre anni dopo il suo arrivo dal Camerun, è diventato il terzino destro titolare della franchigia e uno dei migliori della lega. La franchigia è costruita su solidissime basi e su certezze granitiche, ma si appresta ora ad entrare in quell’unica fase della stagione in cui certezze non ne hanno, e che ancora devono imparare a gestire nel migliore dei modi. Lo scorso anno, dopo aver vinto il Supporters’ Shield, Philadelphia è caduta alla prima occasione buona contro New England, sciogliendosi nel momento cruciale della stagione e non risultando mai veramente in gara contro una squadra più scafata. Quel periodo di ambientamento nella post-season è terminato? La sconfitta dello scorso anno ha lasciato all’interno dell’organismo squadra cicatrici che possano essere positive, lezioni da imparare ed errori da non commettere più, o ha semplicemente reso più profonde delle crepe all’interno del muro in cemento armato che è il modello Union? La solidità di questo progetto, e la disponibilità da parte di giocatori e tifosi di abbracciarlo in toto e senza alcun ripensamento passa anche e sopratutto dalla risposta a questa domanda. Magari non quest’anno, ma prima o poi i conti andranno fatti.

#3 – Nashville SC – 12V-18P-4S (2-1-7 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Hany Mukhtar (28 gol+assist, migliore in MLS)
Storyline più interessante: I playoff dello scorso anno furono vera gloria?
Una ragione per cui potrebbero vincere: La difesa, guidata da Walker Zimmerman, è di una solidità impressionante
Una ragione per cui potrebbero non vincere: C’è un punto oltre cui in attacco Mukhtar non può realisticamente fare tutto da solo

Potreste essere portati a dimenticarlo anche qualora prestaste un consistente livello di attenzione alla MLS contemporanea, semplicemente perché la franchigia non trasuda la coolness di altre che l’hanno preceduta e forse perché avere connessioni con volti noti della musica country non è la stessa cosa che averle con stelle di Hollywood e/o rapper e artisti della città che forse più di tutte è l’epicentro della cultura popolare americana, esattamente come Garth Brooks non riesce assolutamente a pareggiare all’estero la fama di cui gode nei confini statunitensi, al contrario magari di Migos e Tupac, ma Nashville ha ufficialmente raccolto uno dei migliori ingressi nella storia della lega. Due stagioni, due qualificazioni ai playoff, ben due turni superati e un #2 seed eliminato lo scorso anno, un potenziale MVP e in generale una squadra con tante aspettative all’alba della post season in questo 2021. Aggiungete a tutto questo un nuovissimo stadio nella downtown cittadina in arrivo nel 2022 e eccovi l’identikit di una potenziale big dalle aspettative importanti nei prossimi anni. Ma non facciamoci prendere dalla fretta. Concentriamoci prima sulla squadra costruita da Gary Smith, per cui è difficile non arrivare a spendere la definizione di contender. La difesa è una delle migliori in MLS – soli trentatre gol subiti, come loro solo i Red Bulls ad est e Seattle nell’altra conference – ed è guidata da un Walker Zimmerman che entra in questi playoff cavalcando l’onda delle eccellenti qualificazioni mondiali giocate con lo USMNT, dove ha raccolto una prestazione che si avvicina molto a quella di migliore in campo nell’ennesimo Dos A Cero contro il Messico. Questo però lo sapevamo. Non solo Zimmerman ha dimostrato ampiamente di essere un giocatore che a questo livello fa praticamente da solo la differenza tra una grande difesa e una mediocre – tanto da far pensare che forse, visto il rendimento dei DP che non si chiamano Mukhtar, un contrattino rinforzato per l’ex Dallas e LAFC ci potrebbe anche stare – ma il tecnico della franchigia ha fin dai tempi della MLS Cup vinta con Colorado di essere in grado di strutturare una squadra difensivamente impenetrabile. Ma quest’anno Nashville si è tramutata in una formazione estremamente pericolosa e prolifica anche in attacco, guidata da una stagione di grazia del suo miglior giocatore per distacco – e possibile MVP della lega – Hany Mukhtar. L’ex Brondby è il più importante dual threat che ci sia in MLS, essendo molto in alto sia come gol che come assist, e lo è sia su azione che da fermo, dove è sempre pericoloso qualsiasi sia la posizione del pallone in campo. Quelli del Tennessee sono troppo Mukhtar-dipendenti? Difficile a dirsi. Un giocatore come CJ Sapong ha dimostrato di poter essere di grande valore, anche perché ha una buonissima qualità tecnica che gli permette di dialogare con il resto dell’attacco, ma oltre a lui l’impressione è che la franchigia sia un po’ leggerina e che aver per ora azzeccato solo a metà gli altri due Designated Player della squadra – la giuria è ancora riunita per Aké Loba, visto che è arrivato solamente questa estate – possa costare qualcosa in questa fase cruciale della stagione qualora qualche difesa dovesse trovare un antidoto abbastanza efficace alle uscite del tedesco di origine sudanese.

#4 – New York City FC – 14V-9P-11S (3-4-3 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Valentin Castellanos (19 gol, migliore in MLS)
Storyline più interessante: Può Ronny Deyla arrivare dove le assunzioni interne al CFG non sono mai arrivate?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Taty Castellanos sembra un uomo in missione
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Tre mesi fa chiunque guardi la MLS sarebbe stato molto più positivo sui loro destini di quanto non lo sia adesso, e questo è un problema

I newyorchesi in questo 2021 sono una costante sorpresa. A volte in negativo, a volte in positivo. La loro discontinuità è stata incredibilmente e superata solamente dalla loro costanza nell’andare veramente bene o drammaticamente male all’interno di quelle brevi strisce di partite in cui i loro destini sembravano pronti a capovoltarsi completamente. Vedendo la squadra di Ronny Deila in cinque momenti diversi della stagione si potrebbe realisticamente ammettere che qualsiasi posizione dalla prima alla quattordicesima nella classifica di Conference sarebbe stata una sorpresa per una squadra del genere, arrivando dunque alla diretta conseguenza per cui in effetti nessuna posizione sarebbe realisticamente potuta essere considerata come una sorpresa. I banner “Deila Out” visti più di una volta allo Yankee Stadium riescono quasi inspiegabilmente a convivere con i “Deila è arrivato dove nessun altro allenatore nella storia dei Citizens è mai arrivato” che alla stessa maniera hanno abitato la bocca di più di qualche opinionista. Si potrebbe dire, come nella maggior parte delle situazioni della vita umana con visioni così opposte, che la verità sta nel mezzo. Ma la realtà è che non è proprio così. Per essere più precisi, si potrebbe dire che entrambe le posizioni sono state allo stesso modo in alcuni momenti della stagione effettivamente vere, e che dunque facendo un breve calcolo si può affermare che la verità media stia nel mezzo. Quanto questo possa essere un vantaggio o uno svantaggio nei playoff in effetti è difficile dirlo. Verrebbe da dire di no, ma forse, andando ad analizzare le tempistiche di questi trend si potrebbe provare ad essere più positivi. Nonostante spesso la pausa per le nazionali intervenga a rompere la continuità e il ritmo di una squadra, il finale di regular season è spesso un ottimo indicatore di cosa ci si possa aspettare nei playoff. E New York City arriva in una posizione molto positiva. Il loro tremendo mese di settembre li aveva infatti spinti fuori dai quadri della post-season, eppure tra ottobre e novembre sono riusciti a darsi quella spinta decisiva che addirittura garantirà loro il fattore campo al primo turno. Questa è una cosa molto positiva e certo non può che far loro bene. Alla stessa maniera però, non potrei dirmi sorpreso se uscissero malamente al primo turno, anche perché l’avversario, come stiamo per vedere, è di quelli in grado di punire ogni disattenzione con un colpo di quelli che ti lasciano senza fiato, e anche solo concederne due potrebbe far cadere ogni speranza di successo.

#5 – Atlanta United – 13V-12P-9S (5-3-2 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Marcelino Moreno (9 gol e 5 assist da centrocampista)
Storyline più interessante: Atlanta ha scoperto il miglior Ezequiel Barco
Una ragione per cui potrebbero vincere: Il potenziale di un attacco con Moreno, Barco, Araujo e Josef è ancora quasi del tutto inesplorato e quel poco che abbiamo visto dovrebbe preoccupare qualsiasi squadra in MLS
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Questo attacco ancora non lo ha mostrato del tutto quel potenziale, e anzi ci ha fatto vedere cosa potrebbe succedere andassero male le cose

Sì, esatto, c’è pure Atlanta nella corsa a questa MLS Cup, e c’è da dire che tra tutte le squadre presenti in questa post-season nessuna in alcun momento della stagione era sembrata così sul punto di mollare tutto e di iniziare a pianificare per la ripartenza nel 2022. La franchigia della Georgia è con Real Salt Lake e Vancouver l’unica a qualificarsi ai playoff avendo vissuto un cambio d’allenatore nel corso della stagione regolare, ma rispetto alle due rivali della Western Conference, Atlanta partiva da una posizione molto diversa. Se Real Salt Lake ha visto Freddy Juarez lasciare il ruolo per inseguire un’altra opportunità lavorativa, Marc Dos Santos è stato cacciato con la squadra che aveva iniziato a riprendere quota in MLS dopo un avvio difficile – con Brian White e Ryan Gauld già sugli scudi – ma dopo aver perso 4-3 contro una squadra di CPL – Pacific FC – nel Canadian Championship. Al momento dell’addio di Gabriel Heinze, invece, Atlanta era il guscio vuoto di una squadra, un cassonetto della spazzatura in fiamme trascinato via da un’alluvione, un fuoco d’artificio scoppiato un po’ troppo vicino a degli esseri umani. Non sembravano esserci molte speranze di risollevare la stagione, specialmente con il miglior attaccante e leggenda della franchigia Josef Martinez pronto ad andarsene a fine stagione dopo essere stato di fatto estromesso dal gruppo squadra per decisione del tecnico argentino. Eppure la franchigia, pur con qualche difficoltà nel finale di regular season ed entrando solamente all’ultima giornata dopo una vittoria più complessa del previsto a Cincinnati, è riuscita a terminare questi playoff in quinta posizione ad est. A conferma del grande lavoro svolto non solo da Gonzalo Pineda, nuovo tecnico delle Five Stripes, ma forse sopratutto da Rob Valentino, tecnico ad interim prima dell’assunzione dell’ex assistente di Brian Schmetzer a Seattle, capace di consegnare al messicano una squadra in piena forma e consapevole dei propri mezzi e che è stato premiato non solo con un rinnovo del contratto da assistente, ma anche, a quanto pare, dall’interesse di molte franchigie per la posizione di capo allenatore. Al centro di questa rinnovata solidità ci sono sicuramente le stelle dell’attacco, incluso il brasiliano Luiz Araujo, nuovo costoso DP della franchigia arrivato direttamente dal Lilla, con cui ha vinto l’ultima Ligue 1, ma sicuramente anche Miles Robinson, reduce da una stagione eccezionale che lo ha proiettato al centro della difesa dello USMNT e che gli ha visto segnare il gol decisivo per la vittoria della Gold Cup da parte della nazionale statunitense. Anche in una Eastern Conference che sembra avere una favorita molto più favorita delle altre anche rispetto all’Ovest, Atlanta potrebbe essere la migliore speranza da parte degli amanti del caos per vedere una franchigia entrata nella post-season senza il fattore campo arrivare in finale di MLS Cup.

#6 – Orlando City – 13V-12P-9S (3-4-3 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Daryl Dike (10 gol, prima volta in doppia cifra in carriera)
Storyline più interessante: Vi prego li possiamo mandare ai rigori almeno una volta in questi playoff?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Daryl Dike va full supernova e a gennaio quei venti milioni che Orlando chiede da un po’ finalmente arrivano
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Sono arrivati sulla linea d’arrivo con un po’ troppo fiatone per questi playoff

Ad Orlando si dovranno ormai iniziare a chiedere quando mai sarà possibile avere un poco di continuità nell’andamento di questa franchigia. Non sembrano chiedere troppo, in fin dei conti, eppure anche quest’anno ha confermato l’andamento rapsodico che aveva caratterizzato – pur con più bassi che alti – le prime stagioni della franchigia e che pure sembrava in grado di poter essere finalmente debellato grazie al vaccino della cura Oscar Pareja. Il tecnico colombiano aveva dimostrato di saper come costruire una contender guidando FC Dallas ad una US Open Cup e la sua prima stagione alla guida dei Lions aveva confermato quest’impressione, regalando alla franchigia della Florida la prima qualificazione ai playoff nella loro storia in MLS e un buon percorso all’interno della post-season – esaltato dall’incredibile lotteria dei rigori contro NYCFC. La qualificazione è stata confermata anche in questa seconda stagione, e questo è certamente un segnale positivo, anche vista la storia della franchigia, ma l’impressione è che Orlando fosse attesa all’inizio di questo 2021 ad un certo salto di qualità che poi non è mai veramente arrivato, e che anzi è forse risultato in un leggero passo indietro. Una delle ragioni che potrebbero spiegare questo affaticamento potrebbe stare nella questione attacco. Daryl Dike, che ha iniziato la stagione in prestito al Barnsley, non è mai stato adeguatamente sostituito, con un Alexandre Pato che in Florida non è riuscito a evitare i problemi di infortuni che ne hanno caratterizzato la carriera, e anche se dal suo ritorno in MLS Dike si è confermato come uno dei migliori giovani della lega – come dimostra il fatto che poche righe più in su lo abbiamo scelto come MVP stagionale – arrivando alla sua prima stagione in doppia cifra, Orlando ha potuto contare su di lui solo in certe occasioni, vista l’estate persa quasi in toto per partecipare alla Gold Cup vinta con lo USMNT e sopratutto i periodi di riposo che è stato necessario concedergli visto che, da quando è diventato professionista, praticamente non ha mai avuto un giorno di pausa e una qualche vacanza. Insomma, si potrebbe quasi dire che è l’MVP non solo per quanto ha contribuito alla sua squadra giocando, ma anche per quanto le ha tolto in sua assenza. Ma il centravanti di origine nigeriana dovrebbe essere in perfetta forma per questi playoff, e magari lasciare certi problemi che Orlando si è portata dietro tutta la stagione fuori la porta della post-season. Ma la squadra di Oscar Pareja deve ritrovare delle certezze che sono mancate lungo tutto l’arco della stagione, in cui la squadra è sembrata trascinarsi per inerzia verso il traguardo finale, piuttosto che conquistarlo in maniera convincente. Questa potrebbe essere un’occasione per rigenerarsi e smaltire le scorie di una stagione difficile, oppure potrebbe mettere un freno pesante alle ambizioni della franchigia, sopratutto se si continuasse a sottovalutare la questione della sostituzione di Daryl Dike – anche perché, state pur certi, prima o poi se ne andrà dalla Florida.

#7 – New York Red Bulls – 13V-9P-12S (6-3-1 nelle ultime dieci)
MVP della regular season: Cristian Casseres (6 gol e 4 assist, ma sopratutto prestazioni da leader di un centrocampo giovanissimo)
Storyline più interessante: Gerhard Struber può provare di essere il prossimo nome nella linea di successione della pipeline Red Bull?
Una ragione per cui potrebbero vincere: Sono la squadra più giovane della MLS e potrebbero giocare con la testa sgombra
Una ragione per cui potrebbero non vincere: Sono la squadra più giovane della MLS e potrebbero giocare con la testa troppo sgombra

Questi Red Bulls non sono i migliori Red Bulls che si siano visti nel corso della loro storia in MLS, questo è poco ma sicuro. Non sono neanche in grado di avvicinarsi alle ragguardevoli vette che caratterizzavano questa franchigia anche solo quattro anni fa, quando Jesse Marsch abbandonò la franchigia direzione Lipsia nel bel mezzo di una stagione da record con traguardo finale il Supporters’ Shield. Ma ciò non potrebbe interessare meno la proprietà – al contrario della tifoseria, che già raramente ha occupato la Red Bull Arena a piena capienza, ma che pure con il sollevamento delle restrizioni è stata timidina nel farsi vedere allo stadio – anche perché se si perde qualcosa in competitività la si acquista in cultura, in organizzazione, e questo ha conseguenze enormi nel grande schema delle cose, diciamo nel piano mondiale di conquista del calcio da parte della multinazionale delle bibite energetiche. Questi Red Bulls sono infatti senza dubbio i più redbulliani per struttura da quando gli austriaci sono intervenuti in MLS con il rebranding dei Metrostars. Il merito è di un allenatore austriaco cresciuto secondo i dettami della scuola salisburghese, Gerhard Struber, arrivato in MLS dopo aver guidato il Barnsley, aka Hyperpop-Red Bull, nella Championship inglese, ma anche di una squadra giovanissima – la più giovane della lega – arricchita da almeno un prospetto già in direzione Lipsia e da altri che potrebbero tranquillamente ambire a saltare l’oceano, magari con una tappa intermedia in quel di Salisburgo – e perché no, almeno nel caso dei giovani sudamericani, anche al Bragantino – e finalmente mai come in questo momento la franchigia è sembrata parte integrante dei progetti Red Bull e non semplicemente un disturbo di cui si viene informati una volta ogni tanto e dove magari parcheggiare qualche prototipo mal riuscito di pesce a tre occhi scartato dall’ufficio sviluppo della fabbrica madre nel Centro Europa – Royer, Rzatkowski sono i primi due nomi che vengono in mente, ma certo non gli unici. E questa cosa non può non essere positiva per la franchigia, in primis perché la MLS non funziona più come ai tempi di Thierry Henry, e quindi utilizzare quel modo di recruiting e quella visione non ha più lo stesso effetto di qualche stagione fa, e poi perché ormai è dimostrato dal modus operandi – certo discusso e discutibile per aspetti esterni al terreno di gioco – della Red Bull che la funzionalità al progetto è direttamente proporzionale alla competitività e al successo ottenuto sul campo. In questa tipologia di progetti, le prospettive del cosa si possa diventare sono sempre tenute maggiormente in considerazione, almeno in uno stadio iniziale, del cosa sono effettivamente in quel momento, e in questo senso in casa Red Bull il futuro non può che far ben sperare, anche se questi playoff dovessero risultare lunghi neanche un weekend.

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