Una proposta per la classifica 22Under22 della MLS

Come ogni stagione in questo periodo dell’anno, la MLS sta per annunciare al pubblico i risultati della sua classifica 22 Under 22 – nota come 24 Under 24 fino a qualche stagione fa – dove vengono raccolti i migliori giocatori sotto i ventidue anni presenti in quel momento nella lega. Anche se la lista definitiva ancora non è stata rivelata ufficialmente dalla lega – dovrebbe uscire un qualche giorno della prossima settimana, a scaglioni – l’atmosfera e le discussioni hanno incominciato a scaldarsi su Twitter, laddove alcuni dei giornalisti con un voto a disposizione – dipendenti del sito ufficiale della lega mlssoccer.com, giornalisti di testate nazionali, beat writer locali – hanno iniziato a rendere pubbliche le loro votazioni. Approfittando di questa occasione, per una volta abbiamo deciso di buttarci in questa mischia e di stilare anche da queste parti una nostra personalissima classifica dei 22 migliori Under 22 della MLS 2021. Prima di iniziare però, una piccola notazione sul metodo scelto. Non ci si baserà solo sul potenziale, su dove immaginiamo possano arrivare, e neanche necessariamente su quanto siano vicini ad un passo nel calcio europeo. Altrimenti, questa lista sarebbe piena di ragazzi ancora più giovani che si sono appena avvicinati al campo in MLS – Jahkeele Marshall-Rutty a Toronto – o che ancora devono esordire tra i professionisti – Bento Estrela dei Red Bulls. Il ruolo svolto in campo in questo 2021 sarà fondamentale e deciderà, se non necessariamente chi entra e chi rimane di poco fuori, le posizioni all’interno di questa classifica – e infatti, i giocatori nati dal 2000 in poi con più di venticinque presenze in MLS in questa stagione, sono tutti presenti tranne uno, Alvaro Barreal di Cincinnati. Insomma, questa non è semplicemente una classifica dei ventidue giocatori che credo possano avere il migliore futuro, ma piuttosto la squadra che io costruirei se mi fosse richiesto di formare un gruppo in grado di lottare per i playoff MLS che rispetti queste regole anagrafiche. Fatta questa piccola nota, direi che si può iniziare. E dunque partiamo, prima che con la classifica completa, con alcune menzioni d’onore.

Nomi sparsi dalla ventitreesima posizione in poi: Talles Magno (2002, New York City FC, 12 presenze, 5 da titolare, 1 gol; basando la lista esclusivamente sul potenziale sarebbe sul podio, ma per ora ha mostrato troppo poco), Brian Rodriguez (2000, Los Angeles FC, 9 presenze, 8 da titolare, 2 gol; vedi quanto detto per Talles Magno) Aidan Morris (2001, Columbus Crew), Ayo Akinola (2000, Toronto FC) (entrambi praticamente hanno saltato tutta la stagione, un enorme peccato visto come si era concluso il loro 2020), Quinn Sullivan (2003, Philadelphia Union, 18 presenze, 3 da titolare, 2 gol, 1 assist; occhio a lui l’anno prossimo), John Tolkin (2002, New York Red Bulls, 23 partite, 19 da titolare, 1 gol, 1 assist)

22 – Josh Atencio (2002, Seattle Sounders, 18 presenze, 13 da titolare)

Se esiste una critica che si possa fare all’operato di Brian Schmetzer come allenatore dei Seattle Sounders – ed è veramente l’unica – è che, con l’esclusione di Jordan Morris, che comunque era un ventiduenne già con presenze in nazionale al momento della nomina dell’ex vice di Sigi Schmid, non è mai stato in grado di inserire all’interno della prima squadra i giocatori del vivaio, faticando a consegnare minuti importanti ad alcuni tra i talenti più interessanti degli Stati Uniti. La particolarissima stagione 2021, quella della rivincita dopo la brutta finale di MLS Cup persa contro Columbus, ma anche quella senza l’infortunato Jordan Morris, reduce nel 2020 da un’annata quasi da MVP, ha costretto la squadra a molti cambiamenti nel modo di concepire se stessa. Il campo non ne ha avuto grossa percezione – i Sounders hanno controllato fin dalla prima settimana la Western Conference – ma anche ad un occhio inesperto molti di queste innovazioni erano evidenti, a partire da una difesa a tre mai vista con un Nouhou Tolo adattato – splendidamente – a centrale, e fino ad arrivare anche all’inserimento di molti giovanissimi in formazione, con l’estremo più significativo rappresentato dall’incontro in casa di Austin, giocato – e vinto – con cinque adolescenti in campo, tra cui anche un 2005, Reed Baker-Whiting. In questo gruppo di teenager, quello che ha più impressionato riuscendo addirittura ad entrare nel novero se non dei titolarissimi dei giocatori importanti c’è il 2002 Josh Atencio, centrocampista in grado di riciclarsi con successo proprio nella partita contro Austin come centrale di destra della difesa a tre. Un 2020 difficile, con soli undici minuti tra i professionisti lo aveva relegato lontano dalle attenzioni che avevano caratterizzato la sua crescita come giocatore negli anni precedenti, dove si era imposto prima come un centrocampista difensivo e poi come il più promettente difensore d’impostazione del paese. Eppure, come spesso accade con i Sounders, Atencio è risbucato fuori all’improvviso e ha subito iniziato a giocare come un veterano. Nel suo esordio da titolare nel 2021 ha cancellato dal campo Reynoso, uno dei migliori numeri 10 della lega, guadagnandosi anche un posto nel Team of the Week, e da lì ha continuato a crescere. Prototipo del giocatore amato da Schmetzer, Atencio è versatile, fisicamente dominante e tecnicamente competente, ma, cosa più importante, sembra aver capito perfettamente cosa sia necessario per avere successo all’interno dell’organizzazione più competitiva della MLS.

21 – Mamadou Mbacke Fall (2002, Los Angeles FC, 13 presenze, 10 da titolare, 3 gol)

Nessuno all’inizio della stagione conosceva Mamadou Mbacke Fall. Non è tecnicamente vero. Qualcuno a Los Angeles doveva evidentemente sapere il suo nome, altrimenti non si sarebbe trovato in squadra, ma non è questo il punto. Proviamo a dirlo meglio. Nessuno all’inizio di questa stagione credeva che Fall potesse avere questo impatto in MLS e che potesse diventare, in pratica un secondo dopo il suo esordio in prima squadra, un titolare fisso all’interno della difesa di LAFC. Certo, non stiamo parlando più della difesa guidata da Walker Zimmerman che aiutò la franchigia a vincere il Supporters’ Shield nel 2019, ma la crescita del ragazzo senegalese è stata talmente impressionante e vertiginosa da permettergli di planare in mezzo alla lega all’improvviso, nel bel mezzo della stagione regolare. Solamente per una volta prima del suo esordio da titolare contro Atlanta United Fall era partito nell’undici in una partita professionistica, essendo stato prestato a Las Vegas Lights in occasione dell’incontro di USL contro San Antonio – LAFC non ha una vera e propria seconda squadra, e dunque quest’anno ha stabilito una partnership mai vista prima con il club del Nevada: tutti i giocatori si allenano durante la settimana a Los Angeles, e ogni weekend ventitré elementi vengono prestati ai Lights per il loro incontro di campionato. La novità della cosa non sembra aver avuto un particolare effetto sul classe 2002, che ha subito stupito per la solidità mostrata. Grandissimo saltatore – già tre gol di testa, che sarebbero potuti essere quattro se nel suo gol all’esordio non si fosse trovato in fuorigioco per questione di centimetri – Fall si è già preso il titolo di Air Senegal, risultando un pericolo tale da non poter essere fermato neanche con tre difensori addosso Fall guida la propria squadra come numero di presenze all’interno del Team of the Week della MLS, essendo arrivato già a quota tre. Nato a Rufisque, non troppo lontano da Dakar, Fall è arrivato negli Stati Uniti sfruttando una borsa di studio alla Montverde Academy offerta da un’organizzazione di beneficenza messa in piedi dall’ex Liverpool Salif Diao, per poi firmare direttamente con la franchigia losangelina.

20 – Wikelman Carmona (2003, New York Red Bulls, 19 presenze, 13 da titolare, 1 gol, 1 assist)

Nel pre-stagione, all’interno dei miei Prospect Pool Rankings, mi trovavo a parlare di Wikelman Carmona come di un prospetto assolutamente misterioso, su cui c’era pochissimo video a disposizione e proveniente da un campionato non necessariamente di primissimo livello, ovvero la terza divisione venezuelana. Mi ero lanciato nel paragone con Giannis Antetokounmpo non perché credessi in un potenziale così devastante del classe 2003, ma perché in effeti come il greco il suo arrivo era circondato dal mistero per chi non si trovi all’interno di un reparto scouting professionistico, e con la sincera impressione che neanche i dirigenti che ne avevano completato l’acquisto avessero idee molto più chiare di noi esterni su quanto potesse trattarsi di un salto nel vuoto. Il responso, in questa prima stagione in MLS, è stato decisamente positivo. I Red Bulls di Struber non saranno una superpotenza, ma sono comunque una franchigia da linea di confine dei playoff, e Carmona è stato in grado di prendersi il posto da titolare davanti ad un giocatore più quotato come il pezzo pregiato dell’off-season MLS Frankie Amaya e per di più in una posizione che almeno inizialmente non doveva essere la sua – ad aprile lo presentavamo come trequartista, quindi teoricamente vice-Clark, capace anche di spaziare sulle fasce, ruolo non presente all’interno del rombo di Struber. Abile nella progressione di palla, ottimo anche come rifinitore grazie ad un piede sinistro niente male, Carmona è stato in grado nella sua prima stagione professionistica di sconvolgere le attese che il sistema Red Bull aveva su di lui, visto che, almeno inizialmente, avrebbe dovuto spendere questa stagione 2021 con la seconda squadra in USL. Ci sarà per lui un futuro nelle succursali Red Bull dall’altra parte dell’oceano? Se continuerà a crescere salendo gli scalini due per volta come ha fatto fino adesso, sembra assolutamente possibile.

19 – Julian Araujo (2001, Los Angeles Galaxy, 27 presenze tutte da titolare, 5 assist)

Il terzino destro dei Los Angeles Galaxy è il primo in questa lista ma il terzo in ordine temporale di questa nuovissima generazione di calciatori made in USA ad aver scelto di rappresentare il Messico anziché lo USMNT. La sua decisione è arrivata infatti all’alba di questa sessione di calcio internazionale, anche se tecnicamente la convocazione da parte del Tata Martino ancora non è arrivata. Al contrario di quanto sarebbe accaduto anni fa, la perdita di un giocatore titolare fisso in MLS da ormai due stagioni a vent’anni appena compiuti non ha provocato la dichiarazione dello stato d’emergenza da parte del fandom statunitense, anche perché la posizione è di quelle particolarmente coperte – anche da un altro dual national come Sergino Dest. Dal lato dei Galaxy, la decisione dovrebbe cambiare poco, questo anche tenendo in considerazione come il GM della franchigia sia Dennis Te Kloese, con un lungo passato nelle selezioni giovanili messicane e un curriculum pieno di dual national convinti a rappresentare El Tri. L’interesse dei tifosi losangelini sarà certo proiettato sul calciomercato, e sulle voci che ormai da anni accostano Araujo a molte squadre europee – Juve inclusa. Facile capire perché. Il classe 2001 è prima di tutto una grandissima personalità, uno che nel mezzo della pandemia ha attivamente difeso e ampiamente discusso i diritti dei lavoratori – per lo più messicani – nelle fattorie della California, esattamente come i suoi stessi genitori quando ancora era un ragazzino che sognava di diventare un calciatore. Sul campo, Araujo è un terzino prettamente offensivo, dotato di grande corsa e dribbling, oltre che di un eccellente piede per i cross, come dimostrato in quella che dunque risulterà essere una delle sue uniche presenze con la maglia dello USMNT, in un’amichevole contro Trinidad e Tobago dello scorso novembre, quando telecomandò il pallone sulla testa di Chris Mueller. Uno dei primi nomi che Greg Vanney inserirebbe nel suo undici iniziale, bisogna capire quale possa essere il momento giusto per lui per passare dall’altra parte dell’oceano.

18 – Deiber Caicedo (2000, Vancouver Whitecaps, 27 presenze, 21 da titolare, 4 gol, 5 assist)

L’arrivo del colombiano in MLS ha rappresentato un momento importante non solo per gli Whitecaps, ma anche per la storia della lega, visto che si è trattato di uno dei primi acquisti realizzati utilizzando la nuova Under 22 Initiative che permette alle franchigie di acquistare fino a tre calciatori per qualsiasi costo del cartellino purché lo stipendio rientri sotto il max di seicentocinquanta mila dollari. Risulta allora come una perfetta coincidenza il fatto che, tra tutti i giocatori fino ad ora arrivati nella lega grazie a questa nuova iniziativa, Deiber Caicedo sia l’unico ad aver avuto un impatto abbastanza importante da meritarsi un posto in questa particolare classifica. Subito diventato titolare in una versione degli Whitecaps che per la prima volta in anni sembra in grado quantomeno di competere per un posto ai playoff, l’ex Deportivo Cali è un nome veramente interessante, andandosi ad inserire in un’ormai lunghissima tradizione di esterni colombiani velocissimi, estremamente agili e maestri del dribbling, che ha mandato rappresentanti in ogni angolo del globo ma che ha goduto di particolare successo in MLS – non è così dissimile da un Michael Barrios o dal mitologico Fabian Castillo. Nella sua prima stagione in MLS ha avuto un impatto importante, e c’è da aspettarsi che il suo contributo alla causa possa solo migliorare l’anno prossimo, quando avrà una stagione intera per combinare con il nuovo DP della franchigia, Ryan Gauld, arrivato solamente nelle battute finali della sessione estiva di calciomercato.

17 – Efrain Alvarez (2002, Los Angeles Galaxy, 20 presenze, 13 da titolare, 1 gol, 2 assist)

Efra, come è affettuosamente noto ormai praticamente a chiunque segua il soccer MLS, è stato il primo a dichiararsi entusiasticamente per El Tri in questa nuova generazione di dual nat, e lo ha fatto da giovanissimo, se è vero che è più giovane sia del compagno di squadra Araujo che del prossimo nome che arriverà in questa lista e che, come detto, ha annunciato la sua decisione – che a dir la verità era evidente da un bel po’ di tempo – per primo. Non dovrebbe sorprendere la precocità. Da quando ha quindici anni Efrain Alvarez è uno dei talenti più discussi del soccer, da quando con le sue giocate mirabolanti mandava al bar uomini adulti e inconsapevoli del suo talento in USL. Promosso quasi subito in MLS, è finito sotto l’ala protettiva di Zlatan Ibrahimovic, che ha speso per lui parole che, per la costruzione del suo personaggio, sarebbe difficile immaginare sentirgli dire riguardo ai propri figli. Poi, ha cercato di barcamenarsi in edizioni minori del Galaxy – come di fatto sono da quando lui non era ancora un teenager – ma, pur con colpi da genietto assoluto, non è ancora riuscito ad imporsi per il fenomeno trascendentale che si diceva potesse essere. Anche in questa edizione dei Galaxy finalmente tornati ruggenti sotto Greg Vanney, Efrain Alvarez non ha mai impressionato troppo in positivo, senza prendersi stabilmente l’undici titolare. Diciamoci la verità. Un giocatore del genere con i colpi che ha dimostrato di avere entra in questa classifica quasi di default, e lo fa da almeno tre anni. Se però vuole raggiungere la cima di questa lista – e non credo gliene freghi molto – e magari conquistarsi stabilmente la nazionale messicana – e quella direi che è una priorità molto più urgente – deve essere in grado di effettuare quello step che altri in questa lega hanno salito prima di lui.

16 – David Ochoa (2001, Real Salt Lake, 19 presenze tutte da titolare, 67% di parate, 4 clean sheet)

Vi devo avvertire. Esiste la sincera possibilità che da qui e per i prossimi quindici anni in ogni edizione dei mondiali il Messico si presenti ancora con un portiere che di cognome fa Ochoa e che è in grado di parate sensazionali e di singole partite da assoluto dominatore del campo. Quello che si augurerà a David, ovviamente, è di essere in grado di trascinare quella magia anche al di fuori del contesto per nazionali, cosa che al buon caro vecchio Memo difficilmente è riuscita, specialmente nel corso delle sue traballanti avventure europee. Per ora, dopo la sua prima stagione da titolare fisso in MLS, l’impressione è che David Ochoa abbia tutte le qualità per riuscire ad avere una carriera ad altissimo livello. Non necessariamente troppo alto – e il Messico, considerando Guillermo ma anche il suo coloratissimo e celebre predecessore, è un esperto in materia di portieri tutt’altro che torreggianti – ma agile come un gatto, Ochoa ha come suo più grande pregio, forse ancora di più delle sue qualità tecniche, una personalità larger than life, la capacità di interpretare ogni singola partita come uno scontro tra noi e loro e anche una lingua meravigliosamente biforcuta nel post-partita. Se esiste un portiere che potrebbe essere esaltato dai fischi di un intero stadio contro di lui, quello è proprio il neo guardiano della difesa di El Tri. Una curiosità: qualunque saranno i suoi risultati con la nazionale, per sempre rimarrà uno che contro quella stessa nazionale ci ha vinto un trofeo. David Ochoa era infatti il terzo portiere nella spedizione statunitense che ha riportato a casa l’edizione inaugurale della Nations League della CONCACAF dopo una finale stratosferica. Ochoa non ha mai visto il campo, ma una medaglia a casa se la è portata, a meno che non abbia deciso di farla fondere in seguito al suo committment per la nazionale messicana.

15 – George Bello (2002, Atlanta United, 23 presenze, 20 da titolare, 1 gol, 2 assist)

Se io fossi un comico di bassa lega, adesso farei una battuta molto scema e molto molto stupida. Per fortuna, non lo sono, e non ho alcun obbligo contrattuale né alcuna necessità di guadagnare soldi da questo lavoro che mi costringa a dirla. Sfortunatamente però, sono una persona molto scema e stupida, e quindi questa battuta scelgo di farla comunque. Perché, questo va detto, George non è solo Bello, ma è anche bravo. Wow. L’ho veramente detto. Sono anni che resisto alla tentazione di dirla, così come sono anni che il terzino nativo di Abuja si è affacciato alla MLS, ma oggi ho ceduto. Finalmente. O forse purtroppo, per qualcuno. Come terzino sinistro, in una posizione che al contrario della fascia opposta non sembra avere una grande pipeline nello USMNT, Bello è diventato una convocazione stabile di Gregg Berhalter, e in MLS continua a essere un titolare importante per una squadra che nella seconda parte di quest’anno è rinata dopo un’altra gestione nata sotto cattivi auspici come quella di Gabriel Heinze. Bello è un giocatore di grandissimi colpi, a cui manca ancora troppo la continuità. Può giocare partite veramente importanti, può essere un esterno aggiunto grazie alla sua propensione offensiva, al suo dribbling ma anche al suo stile di passaggi, che non lo costringe necessariamente a cercare il cross ma che gli permette anche di servire filtranti a tagliare la difesa quando si accentra leggermente dal suo ufficio sulla linea laterale. Allo stesso tempo però può rendersi protagonista di gravi errori in fase di impostazione, dove non è mai pulito e puntuale come gli si richiederebbe. Difensivamente è un mastino instancabile, che anche quelle rare volte che viene dribblato può opporre resistenza e rientrare sfruttando il suo eccellente primo passo. Nei giorni migliori è un terzino completo e di alto livello. L’obiettivo adesso è quello di ridurre i giorni di vacanza.

14 – Cristian Casseres Jr (2000, New York Red Bulls, 21 presenze, 18 da titolare, 5 gol, 1 assist)

Junior perché Cristian Casseres e basta, o Senior, se preferite, sarebbe un attaccante classe 1977 visto in giro per il Venezuela tra Deportivo Italia, Atletico Venezuela e Deportivo Tachira, ventotto volte con la maglia della Vinotinto – ereditata anche dal figlio, entrato nel 2020 in pianta stabile nelle convocazioni e ad oggi protagonista di nove partite – e per qualche anno anche in Messico tra Atlas e La Piedad. Cristian – che purtroppo non ha mai scelto di adottare il meraviglioso secondo nome Sleiker – a differenza del padre non fa l’attaccante, ma gioca a centrocampo, e in questo ruolo i New York Red Bulls lo hanno prelevato nel 2018 dopo una quindicina di presenze con la maglia del Deportivo La Guaira. Vertice destro del rombo di centrocampo di Struber, Casseres Jr è quest’anno nel mezzo della sua miglior stagione in carriera, avendo sorpassato il suo record di gol, avendo superato anche la milestone delle venti presenze in regular season ed essendosi reso protagonista di giocate importanti, come questo splendido assist – per ora l’unico del suo 2021 – ad Andrew Gutman. Centrocampista con ottima tecnica di passaggio e visione di gioco, Casseres ha un grandissimo motore, come è richiesto praticamente a tutti i centrocampisti di casa Red Bull, incluso il già citato Carmona e il quarto nome delle Lattine che vedremo in questa lista tra qualche posizione, che è ancora più necessario quando, come nel suo caso, si è di fatto un ibrido tra la mezzala destra e l’esterno a tutta fascia. Sempre più un volto familiare agli appassionati MLS ormai da qualche tempo, potrebbe avere un lungo futuro nella lega e trasformarsi nell’erede a centrocampo di Dax McCarty, che con quella maglia ha scritto pagine importanti nella storia della lega.

13 – Gabriel Slonina (2004, Chicago Fire, 6 presenze tutte da titolare, 72% di parate, 3 clean sheet)

David Ochoa non sarebbe mai stata l’unica opzione per il futuro in porta dello USMNT all’interno della sua generazione. Il gruppo di giocatori che potenzialmente potrebbe rappresentare gli Stati Uniti ai prossimi giochi olimpici è infatti forse il più profondo di talento in porta mai visto prima a quelle latitudini, e potrebbe, immaginandosi che anche solo una minima percentuale di questi calciatori riuscisse a raggiungere le proprie potenzialità, trasformarla nella migliore generazione di portieri di sempre per una nazione che se non ha mai avuto a produrre un tipo di giocatori, erano proprio quelli che possono utilizzare le mani. Ad aver ereditato da Ochoa le redini di questo gruppo dopo la sua decisione di passare al Messico potrebbe essere proprio uno dei più giovani in questo ciclo. E curiosamente Gabriel Slonina ha esordito in MLS con la maglia dei Chicago Fire proprio intorno al periodo in cui il portiere di Real Salt Lake ha annunciato la decisione di effettuare il suo switch. Lo so, avevo detto che la presenza e la posizione in questa lista sarebbero state influenzate anche dall’impatto avuto sul campo, e un ragazzo con sole sei presenze teoricamente non rientrerebbe in questa lista. Ma 1) la classifica è mia e faccio come cavolo mi pare e 2) credo sinceramente che ci sia un caso da presentare per inserire legittimamente Slonina a questo punto del countdown, anche perché quella del portiere è una posizione particolare, la cui esistenza come ultimo margine degli attacchi avversari è in grado di amplificare l’impatto sul breve periodo tanto nel bene – come nel caso del classe 2004 – quanto nel male di un giocatore. Gaga, come da suo diminutivo, è diventato lo scorso agosto il più giovane portiere ad esordire in MLS da titolare e il più giovane a raccogliere un clean sheet, e da quel momento in poi è stato in grado di rubare più volte che no il posto a Bobby Shuttleworth in campo. Legittimo che a Chicago vogliano farlo crescere con calma e non buttarlo subito al centro dell’attenzione, ma l’impressione è che a questo ragazzo certi limiti incomincino a stare stretti.

12 – Leon Flach (2001, Philadelphia Union, 27 presenze, 25 da titolare, 1 gol)

Prima che iniziasse ad esserci una sovrabbondanza di talenti statunitensi capaci di svolgere ruoli importanti nei principali campionati europei, era una tradizione di molti appassionati, o per meglio dire impallinati, dello USMNT collegarsi con streaming ai limiti del deep web ad orari non sempre comodissimi per seguire le gesta di qualsiasi prospetto con un passaporto statunitense che potesse sorgere in qualsiasi angolo spelacchiato del pianeta. Adesso, con tutta la quantità di materiale disponibile sui canali tradizionali – lo USMNT è la sesta nazionale con più minuti giocati da giocatori Under 20 nei principali campionati europei, subito dopo le cinque nazioni che quei campionati li ospitano – questa tradizione sta lentamente scomparendo. Fosse nato anche solo cinque anni prima, dunque, gli esordi di Leon Flach con la maglia del St Pauli nella seconda divisione tedesca sarebbero stati qualcosa di simile all’argomento del giorno nello USMNT Twitter. Quando invece il classe 2001 è stato acquistato dai Philadelphia Union, il suo nome, pur non sconosciuto, non attraeva particolare interesse, e quando poi Flach è stato in grado da prendersi fin da subito i gradi di titolarissimo le sue prestazioni sono stata una sorpresa e l’ennesimo successo nello scouting internazionale – e in particolare delle serie minori tedesche – da parte di Ernst Tanner. Centrocampista dal motore infinito, capace di coprire ogni zona del campo e di agire anche da box to box grazie ad una capacità balistica non banale, Flach si è subito guadagnato un posto all’interno della Depth Chart dello USMNT. E pensare che se non fosse arrivato quattro settimane in anticipo, sarebbe probabilmente nato in Germania, perdendo così la possibilità di ottenere la cittadinanza statunitense e anche quel collegamento naturale al nativo Texas che lo porta ancora oggi a tifare per gli Houston Texans, la franchigia NFL della città in cui lavorava il padre al momento della sua nascita. Ancora una volta, Philadelphia ha dimostrato di saper ottenere di più dal mercato internazionale investendo meno soldi rispetto a quasi chiunque altro nella lega.

11 – Jesus Ferreira (2000, FC Dallas, 22 presenze, 21 da titolare, 6 gol, 6 assist)

Un altro figlio d’arte, anche se di un personaggio certo molto più conosciuto rispetto a Casseres Sr, e un altro dual national, anche se per ora la sua preferenza sembra ricadere sugli Stati Uniti, la nazione che lo ha adottato a nove anni. Jesus è infatti figlio di David Ferreira, stella di FC Dallas tra il 2009 e il 2013 e MVP della lega nel 2010, anno in cui raggiunse la finale di MLS Cup poi persa contro i Colorado Rapids, che ha continuato a giocare nel campionato colombiano fino ai quarant’anni, nel 2019, quando suo figlio era ormai da due anni professionista con la stessa maglia del padre, quella del settore giovanile in cui era cresciuto mentre il padre metteva a ferro e fuoco la lega, FC Dallas. Proprio nel 2019 Jesus Ferreira aveva avuto la sua breakout season da 33 partite e 8 gol, e anche se il 2020 è stato più difficile, in questo 2021 il ragazzo sembra rinato con la maglia di un club che, evidentemente, per lui rappresenta una vera e propria famiglia. Più seconda punta che altro – e questo spiega la sua capacità di coabitare con un altro nome che vedremo più avanti in questa lista – Jesus Ferreira è un giocatore molto mobile che ama stazionare appena prima l’area di rigore, dotato di ottima tecnica e fantasia. Il suo dribbling è elite in MLS e gli permette di tirarsi fuori anche da situazioni complesse. Il suo processo di maturazione è stato più lungo di quanto si potesse credere, ma nessuno ha mai avuto dubbi sul suo talento, neanche nei ranghi federali, visto che lo USMNT spesso lo ha convocato per allenarsi con la nazionale anche quando ancora non aveva il passaporto statunitense.

10 – Justin Che (2003, FC Dallas, 13 presenze, 11 da titolare, 2 assist)

Si potrebbe dire che la mia scelta – e quella di molti dei votanti, vista che la sua presenza nella lista ufficiale sembra quasi scontata – di inserire Justin Che in questa classifica sia dettata da una necessità: è estremamente probabile, se non certo, che l’anno prossimo non esisterà più la possibilità di inserirlo in questa classifica, e quindi pare ovvio inserirlo alla prima occasione buona e sfruttare l’opportunità. Justin Che infatti è scivolato all’interno della formazione titolare di FC Dallas solamente in estate, dopo che il suo semestre in prestito al Bayern Monaco è terminato. Che, come parte della stretta collaborazione tra la franchigia statunitense e il colosso bavarese, è stato spesso in questi anni ad allenarsi nel centro sportivo del Bayern con altri giovani del settore giovanile texano, e ha convinto abbastanza la squadra della Bundesliga da convincerla a prenderlo in prestito per sei mesi e inserirlo all’interno della sua seconda squadra l’anno scorso nella terza serie tedesca. E Che, che possiede anche un passaporto tedesco e che quindi è potuto scendere in campo prima del compimento dei suoi diciotto anni, ha impressionato giocando un semestre da titolare fisso come terzino destro, in quella che non sarebbe neanche la posizione naturale del ragazzo, che a centottantacinque centimetri di altezza è un difensore centrale di grande fisico ma dotato anche della tecnica richiesta per stare sulla fascia. E infatti, tornato a Dallas, è riuscito ad adattarsi ad entrambe le situazioni di campo giocando sempre ad un livello altissimo. Il suo futuro sembra naturalmente portarlo in Baviera. Non sarebbe neanche dovuto tornare a Dallas, ma le due squadre non sono riuscite a trovare un accordo per il trasferimento, pur con la promessa che a gennaio ripartiranno le trattative, con maggiori possibilità di avere successo. E dunque noi, finché possiamo, sfruttiamo l’occasione per farvelo notare.

9 – Cole Bassett (2001, Colorado Rapids, 25 presenze, 20 da titolare, 3 gol, 3 assist)

Quest’estate Cole Bassett, appena salutata l’adolescenza con il suo ventesimo compleanno, ha preso una decisione che va in controtendenza con quella di molti altri giovani statunitensi in questi anni, come più recentemente Gianluca Busio, Tanner Tessmann e il compagno di squadra Sam Vines, passato all’Anversa in estate. Il nativo di Littleton ha rifiutato infatti l’offerta di trasferimento da parte del Benfica per rimanere almeno un altro semestre con la squadra in cui è cresciuto. La ragione? Inseguire il possibile trionfo in MLS Cup con una franchigia che, da quando è arrivato Robin Fraser, è in una traiettoria estremamente positivo e potrebbe tranquillamente contendere per lo spot della Western Conference nei prossimi playoff, e farlo da protagonista. Come da un paio di anni a questa parte infatti Cole Bassett è un punto fermo della franchigia, che ama sfruttare la sua tecnica e la sua presenza in zona offensiva come trequartista. Si tratta di una scelta che mette in mostra un cambiamento potenzialmente positivo per la MLS, la dimostrazione che la strategia di puntare sulla costruzione di settori giovanili di alto livello sia stata quella giusta. Anche se adesso è difficile immaginarlo, la decisione del ventenne dei Rapids lascia immaginare un futuro in cui ragazzi molto talentuosi e che potrebbero tranquillamente scendere in campo nei principali campionati europei non ritengano più l’Europa quel passo in avanti significativo che è adesso e rimangano, alzando in maniera ancora più significativa il livello della lega. Bassett è un giocatore che non ruba l’occhio, i cui assist sono colpi apparentemente elementari messi a pochi metri di distanza e i cui gol difficilmente sono spettacolari serpentine o potenti cannonate da fuori, ma è un giocatore incredibilmente intelligente, molto mobile e capace di orientarsi sul campo come un esploratore munito di bussola. E, se non lo si fosse capito dalla sua scelta, è anche un giocatore di grande personalità e fiducia nei propri mezzi.

8 – Moses Nyeman (2003, DC United, 19 presenze, 10 da titolare, 1 assist)

Dopo la sua prima stagione professionista, spesa perlopiù come quindicenne nella USL con Loudoun United a scherzare uomini adulti grossi il doppio di lui, Moses Nyeman è andato ad allenarsi durante la pausa invernale con il Borussia Dortmund. In seguito è entrato direttamente nell’undici titolare di DC United, e anche se quest’anno Losada ci ha messo più tempo del previsto ad inserirlo nella sua formazione – e per questo anche a dispetto del suo potenziale, che secondo me è tra i tre migliori considerati i giocatori in questa classifica, finisce appena appena qualche posizione più indietro – il suo talento e l’importanza all’interno del sistema della franchigia capitolina è assolutamente indubbio. Ci sono veramente pochi giocatori al mondo che abbiano il particolare e unico skillset di Moses Nyeman. Può coprire spazi immensi di campo – e per questo alcuni hanno già azzardato il paragone pesante con N’Golo Kanté – ed è un giocatore abilissimo nel recupero di palla, ma è anche un giocatore che può effettuare lanci del genere e che con il pallone tra i piedi è molto abile a correre resistendo alla pressione e avanzando metri importanti per la propria squadra. In altri sport, si potrebbe utilizzare per lui la definizione di Unicorno, perché pur non essendo un gigante nelle misure, come spesso sono atleti che vengono definiti in questa maniera, non esiste veramente nessuno che in questo momento giochi a calcio con lo stile da Diana Taurasi-White Mamba del nuovo Space Jam di Nyeman, che sembra quasi infiltrarsi attraverso gli avversari piuttosto che superarli, che ruba il pallone proprio nei momenti in cui l’avversario pensa che questo sia più al sicuro possibile. E questo è un profilo di giocatore che farebbe comodo a moltissime squadre, e non solo a DC United.

7 – Cade Cowell (2003, San José Earthquakes, 27 presenze, 13 da titolare, 4 gol, 4 assist)

Si dice spesso che certi ragazzi riescano a dominare nelle categorie giovanili grazie al loro sviluppo fisico precoce, e che quegli stessi calciatori una volta passati al professionismo rischino di sopraffarsi al loro scontro con esseri umani di pari grandezza, con cui è possibile uno scontro paritario. Si dice, e molte volte è corretto. Il caso di Cade Cowell però è un’eccezione, e anche una bella grossa. In parte perché il corpo di Cade Cowell non è semplicemente eccezionale per un diciottenne, è impressionante e basta, e in seconda battuta perché il ragazzo scuola Earthquakes – l’ennesimo dei dual national provenienti dalla California o dal Texas e contesi tra le nazionali di Messico e Stati Uniti – non è semplicemente un colosso scolpito nella stessa roccia di una divinità greca, non un qualunque bambino immerso dalla madre nelle acque del fiume Stige, ma è anche un giocatore di calcio eccezionale. Cowell è il tipo di playmaker offensivo in grado di lanciare palloni del genere, il tipo di esterno offensivo che può compiere galoppate del genere o tirare ad effetto così, ed è il tipo di prima punta che va a scuola di movimenti, tagli e decezione di Chris Wondolowski. Un giocatore incredibilmente completo, Cowell sembra ancora essere potenzialmente un pezzo di argilla da plasmare in qualsiasi forma si preferisca. L’unica certezza sembra essere la strada che potrebbe attenderlo davanti a sé. In che maniera venga percorsa però è ancora tutto da vedere.

6 – James Sands (2000, New York City FC, 20 presenze tutte da titolare)

Mentre Gio Reyna continua ad impressionare a Dortmund dopo essere arrivato in Germania direttamente dall’academy Citizen, e mentre Joe Scally si prende il posto da terzino titolare del Borussia Moenchengladbach dopo aver trovato a malapena spazio in MLS, nella Grande Mela James Sands si ritrova probabilmente a chiedersi cosa diavolo debba ancora fare per guadagnarsi un trasferimento in Europa. Sands è un pezzo fondamentale della squadra di Ronny Deila, ed è un giocatore di incredibile versatilità, cosa che lo rende ancora più prezioso per il tecnico norvegese. Sands è naturalmente un centrocampista, più spesso un mediano basso, che più recentemente è stato anche arretrato al centro della difesa. Durante l’ultima Gold Cup la sua presenza nella rosa sperimentale degli Stati Uniti era garantita proprio da questa sua versatilità, dalla sua abilità di giocare – come poi testato anche sul campo internazionale – sia come difensore centrale – che in questa fase della sua carriera sembra essere la posizione che gli viene più spesso richiesto di interpretare – che come centrocampista, in particolare come il numero 6 nello schema di Gregg Berhalter che teoricamente, nelle partite importanti e decisive, viene interpretato con successo da Tyler Adams. In questa posizione a Sands è richiesto di sparare palloni da una parte all’altra del campo, collegando zone del campo lontane tra di loro e facendo avanzare l’azione come quelle postazioni di precisione che nei videogiochi più antiquati dovevano colpire pixel di vario genere che venivano da ogni parte dello schermo. In difesa invece Sands può far valere maggiormente le sue doti da incontrista e un fisico che pur non essendo evidentemente eccezionale gli permette di fare a spallate con molti attaccanti in MLS, pur se il suo punto di forza resta comunque la capacità di impostare partendo da una posizione più arretrata. Come non solo non ci siano offerte per lui ma non si parli neanche in fase di mercato di un suo possibile trasferimento è assolutamente inspiegabile.

5 – Kevin Paredes (2003, DC United, 20 presenze, 16 da titolare, 2 gol)

La classe 2003 di DC United – o meglio, la classe 2003 dello USMNT, ma questo dovrebbe essere evidente più in generale guardando le date di nascita dei calciatori in questione – potrebbe tranquillamente passare alla storia come una di quelle più forti nella storia del club. E se lo scorso anno Moses Nyeman si è preso le prime pagine con la sua capacità di copertura del campo, quest’anno gli occhi hanno iniziato a voltarsi anche nella direzione di un giocatore magari un po’ meno precoce, ma non per questo meno interessante a livello di potenziale. Kevin Paredes è nato come ala, ma all’interno del sistema di Hernan Losada, in cui è richiesto un motore al limite dell’interminabile e in cui è tutto un pressing e uno scattare in avanti o indietro, è riuscito a trasformarsi in un esterno a tutto campo di una difesa a 3/5. Offensivamente è ancora un prodotto molto interessante, un grande dribblatore con uno stile e una figaggine di quelli che non si possono assolutamente insegnare ad un calciatore. I suoi istinti da esterno sono evidenti anche guardando quanti tocchi abbia nell’area avversaria – nell’ottantottesimo percentile in MLS – e dal numero di progressive carries che effettua ad ogni partita, ma lo schema di Losada lo ha costretto anche a difendere, e Paredes si è adattato come se lo facesse da tutta la vita. Il classe 2003 è eccellenza assoluta nel portare pressione e nell’intercettare palloni avversari, ed è dotato di un’istintività inspiegabile nei tackle, che esegue con la classe e la pulizia di un chirurgo. Stando alle voci di mercato, entrambi i conglomerati peraltro già presenti in MLS – City Football Group e Red Bull – avrebbero messo gli occhi sul suo talento, ed è assolutamente legittimo immaginarlo inserirsi alla perfezione all’interno di entrambi i sistemi. E già adesso, immaginando una sua possibile cessione, è difficile capire come DC possa realisticamente sostituire un giocatore del genere.

4 – Brenner (2000, FC Cincinnati, 27 presenze tutte da titolare, 7 gol, 1 assist)

Il grande nome uscito dal mercato invernale MLS, il trasferimento più costoso nel 2021 per la lega, uno dei giovani attaccanti più discussi del pianeta dopo le sue ottime stagioni al San Paolo, stando alle voci di trasferimento un potenziale target per club come Tottenham e Paris Saint Germain. Brenner è questo e molto altro, e dunque è normale che le aspettative in seguito al suo arrivo in MLS fossero quelle di un giocatore decisivo da subito, il simbolo di una franchigia che pur con molte difficoltà non ha mai nascosto la sua ambizione e la sua voglia di investire come Cincinnati. Il suo primo anno in MLS è stato estremamente complicato – non aiutato dall’ennesima squadra disgraziata messa in piedi dalla franchigia, cosa contro cui un rapace d’area di rigore difficilmente può fare qualcosa, perché i problemi bloccano come una diga il flusso dell’acqua molto prima che lui possa essere la foce del fiume verso l’oceano della porta avversaria – ma in questa seconda parte di stagione il brasiliano è stato in grado di rimettere in piedi la sua stagione e ha dato segnali che l’anno prossimo potrebbe essere quello buono per fare il botto. In fondo, non ci sono dubbi sul fatto che in una squadra anche solo competente un attaccante come Brenner potrebbe avere un impatto quasi josefmartinesco sui destini della propria squadra. Il suo rapporto con la rete avversaria è di quelli su cui si scrivono romanzi d’amore da secoli a questa parte, e il suo posizionamento è innato e sempre preciso, un’arte segreta che si trasmette solo da bocca di rapinatore d’area a orecchio di rapinatore d’area, e in più trasuda quella coolness che certamente ti aiuta a farti notare quando giochi anche solo un paio di partite bene. Il suo stock potrebbe essere in ribasso dopo questa prima annata in MLS, ma io personalmente non credo di essere mai stato così alto su di lui. Gliela sto gufando? Probabilmente, ma da queste parti In Brenner We Trust.

3 – Caden Clark (2003, New York Red Bulls, 20 presenze, 15 da titolare, 4 gol, 2 assist)

Chi è già sicuro di andare in Europa è Caden Clark, che nello spazio di esattamente un anno – trecentosessantacinque giorni fa firmava il suo primo contratto con i Red Bulls – è stato protagonista di un’ascesa vertiginosa che lo ha portato dal giocare in USL con la seconda squadra dei Red Bulls ad un biglietto aereo con data il prossimo primo di gennaio per Lipsia dove, sotto la guida di un altro americano, Jesse Marsch, potrebbe puntare a ripetere la traiettoria di Tyler Adams, passato praticamente da un giorno all’altro e senza bisogno di adattamento dalla MLS al posto da titolare in una delle migliori squadre di Bundesliga. Capire perché è molto facile. Cresciuto nella Barça Academy in Arizona, Clark è un trequartista dotato di grande tecnica di base, che aggredisce il pallone con la ferocia di un Unno ma che, una volta addomesticatolo, lo tratta come si trattano i gatti negli appartamenti di tutto il mondo, come se fosse lui il padrone dell’azione e non colui che teoricamente lo tiene sotto controllo. Dotato di una capacità balistica senza senso – da quando è passato in MLS ha praticamente segnato solo banger – Clark possiede un ottimo controllo del campo, nel senso che, grazie a continue occhiate dietro le sue spalle è sempre in grado di tracciare una mappa perfetta del campo e della posizione tanto sua quanto dei suoi avversari come se un satellite l’avesse fotografato e inviato direttamente al sistema informatico che siede nel suo cervello. Bravissimo ad ingannare i difensori con i suoi movimenti di spalle e la sua agilità, Clark sembra adattarsi perfettamente al calcio frenetico e decisamente estremo anche per gli standard della Red Bull di Jesse Marsch grazie alla sua capacità di portare il controllo laddove c’è il caos grazie alla sua tecnica. Non sarà in questa lega ancora per molto, ma è inimmaginabile pensare una 22 Under 22 che non preveda la presenza del nativo di Medina.

2 – Daryl Dike (2000, Orlando City, 12 presenze, 9 da titolare, 6 gol, 1 assist)

Daryl Dike molto semplicemente non dovrebbe essere qui. Ma non qui in questa lista. Qui in questo campionato. La sua avventura in MLS sembrava destinata a concludersi dopo l’incredibile successo del suo prestito al Barnsley nella seconda parte della Championship 2020/2021. Anche se nel momento in cui la squadra allora allenata da Valerien Ismael ha mancato la promozione era risultato evidente che non si sarebbe potuta permettere il riscatto multimilionario stabilito nel contratto di prestito del centravanti di origine nigeriana, pareva certo che l’interesse di molte squadre anche dalla Premier League si sarebbe tramutato in un’operazione d’acquisto. Questo non è successo, e Dike si è di nuovo trovato catapultato nel mezzo di una stagione, arrivando anche poi a giocare – e a vincere – la Gold Cup con lo USMNT. I suoi dati in stagione per questo ne sono usciti un po’ appesantiti, ma sarebbe anche assurdo tenerli troppo in considerazione visto che, dal momento in cui Dike è diventato professionista, dopo essere stato scelto al SuperDraft come prodotto da Virginia, non ha mai avuto un giorno di riposo e si è sempre dovuto adattare a nuovi contesti. Alla luce di queste difficoltà e di un riposo a cui ad un certo punto è dovuto ricorrere anche Oscar Pareja per non spremerlo eccessivamente, anche con questi numeri non eccezionali si merita un posto altissimo in classifica. Perché è evidente. La combinazione di fisicità e tecnica del centravanti è innegabile, ma è innegabile anche la sua tendenza a migliorare sempre più nuovi aspetti del suo gioco, dal posizionamento alle scelte di tiro, dove poi risulta spesso essere decisivo e più efficace rispetto a molti altri attaccanti grazie ad un piede che spara cannonate che attentano alla salute stessa delle reti. Anche qui, potremmo trovarci a non dover attendere molto tempo per riuscire a vederlo di nuovo a fusi orari più accomodanti di quelli spesso impossibili degli Stati Uniti.

1 – Ricardo Pepi (2003, FC Dallas, 27 presenze, 22 da titolare, 13 gol, 2 assist)

Mentre leggete queste parole, Ricardo Pepi sta cementando sempre più il suo nome nella posizione di nove titolare di questa era dello USMNT. Questo è vero se state leggendo l’articolo poco dopo la sua uscita, ma con ogni probabilità questa affermazione avrà la stessa esatta validità in ogni pausa per le nazionali da qui ad una decina d’anni. La partita con rete all’esordio contro l’Honduras e la doppietta decisiva contro la Giamaica lo hanno confermato. Ricardo Pepi è il nuovo volto dello USMNT, o comunque uno dei nuovi volti dello USMNT, e rappresenta un talento assolutamente speciale e unico nel calcio di oggi. Ajax e Bayern lo vogliono, con il club neerlandese nelle “fasi finali dello scouting” e con fonti interne al club bavarese – che ricordiamo avere una connessione molto stretta proprio con FC Dallas, e che dunque partirebbe favorita, se volesse puntare pesantemente su di lui per il futuro – che lo vedrebbero come un prospetto sul modello di Edin Dzeko, perlomeno l’Edin Dzeko che dominò la Bundesliga con il Wolfsburg poco più di un decennio fa. E questi non sono gli unici club interessati. Le ragioni sono evidenti. Ricardo Pepi è una punta completa, dotato di un eccellente movimento, abilissimo nel trovare quei fazzoletti di terreno in mezzo all’area che gli permettono di avere il tempo e il modo di concludere perfettamente in porta, ha una tecnica invidiabile che gli permette di giocare spalle alla porta e di partecipare alla costruzione dell’azione – e dialoga alla perfezione con Jesus Ferreira, con cui ha formato una splendida coppia in questo 2021 per il resto molto difficile per la franchigia texana – e l’altezza lo rende un pericolo di testa, pur non togliendogli nulla in progressione – dove gambe chilometriche alla Athing Mu gli permettono di sorpassare allo sprint difensori fisicamente tosti come lui – e nella capacità di coordinazione. A diciotto anni, Pepi possiede il pacchetto perfetto per diventare la next big thing non solo del calcio statunitense – già lo è, e questa sua breakout season lo conferma – ma in generale nel mondo del pallone, e la sua scelta di rappresentare lo USMNT piuttosto che il Messico – nativo di El Paso da una famiglia messicana – lo rendono un personaggio eccezionale, ancora prima che un calciatore pronto a prendersi il pianeta.

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