Le prime luci di Angel City

C’era attesa intorno ad Angel City, la nuova franchigia NWSL losangelina in arrivo nella lega nel 2022, negli ultimi mesi, anche perché si attendevano le prime fondamentali decisioni per quel che riguardava la direzione tecnica della franchigia, questa continuava ad espandersi in altre direzioni, quasi a far passare il messaggio di essere non solo più di una normale squadra, ma forse neanche una squadra di calcio vera e propria. Per certi versi, sembrava di rivivere quella puntata di BoJack Horseman in cui il fantomatico regista Quentin Tarantulino viene chiamato a dirigere un biopic sulla vita proprio della star di Horsin’ Around per poi farsi coinvolgere da Todd in una serie di ragionamenti teorici che scivolano sempre di più nel meta e nel filosofico fino a risultare nella creazione di un cestino di snack che spinge immediatamente i finanziatori a mollare la presa sul progetto. Questo a partire dal mission statement della franchigia, ben evidente al centro del sito, in cui si dice che Angel City “non è solo un’altra squadra di calcio. Non è neanche una squadra di calcio femminile”, per poi raccontare, nel corpo del testo, “siamo un brand con la missione di fare la differenza nel mondo”. Sarà per l’ownership group ricco di connection hollywoodiane, ma pur ammirando l’ambizione messa in mostra da un club che chiaramente vuole cambiare le cose – e che oltre ad avere i mezzi per farlo, ha fatto due scelte estremamente interessanti nel proprio front office con Eniola Aluko a capo delle operazioni calcistiche e Kim McCauley in testa al dipartimento analitico – l’impressione di trovarsi di fronte al Goop del calcio statunitense, al viaggio rigenerativo in un monastero buddhista in India della NWSL ha iniziato a serpeggiare da subito all’interno di molti, perlomeno del sottoscritto, certo aiutata da alcune partnership annunciate dalla franchigia nei primi mesi della sua esistenza, come quella con Curateur per l’imprenditoria femminile, o come le gite in montagna organizzate in partnership con DoorDash. E come queste ce ne sono almeno una decina altre, che io sono riuscito a trovare.

Sia chiaro, non sto discutendo il merito di queste iniziative, quanto piuttosto le tempistiche. L’iniziativa sull’imprenditoria femminile è datata quattro di agosto. A quella data, a poco più di sei mesi dall’inizio delle attività calcistiche la squadra ancora non aveva annunciato né un coach né una prima giocatrice. Per dire, da luglio scorso, quando la franchigia è stata annunciata, ad oggi, l’altra espansione prevista per il 2022, San Diego, ha fatto in tempo a spendere sei mesi inattiva, a venire annunciata come espansione a Sacramento, a ritirarsi da Sacramento, a passare a San Diego, ad annunciare Jill Ellis come GM – addirittura avrebbe dovuto occuparsi della franchigia MLS in arrivo, prima che pure lì Sacramento perdesse la sua opportunità – ad annunciare l’ex Manchester United Casey Stoney come allenatrice ormai lo scorso quattordici luglio. Visto quanto i due volti di Angel City, il campo e il fuori dal campo rispettivamente, sembravano viaggiare a velocità opposte, con il lato meno fondamentale per una franchigia NWSL a farci la figura del Concorde – e neanche sempre con quella patina di positività hollywoodiana che si sperava, come dimostrato dal caso David Dobrik – iniziava a serpeggiare da più parti la percezione che si stessero perdendo di vista le priorità. Non a caso quando The Athletic ha pubblicato un report in cui una fonte interna definiva la nascita di Inter Miami con un laconico “abbiamo lanciato un brand, non una squadra”, qualche parallelismo con la situazione di Angel City è stato lanciato, e non solo per la somiglianza cromatica, per il tentativo di catturare il glamour delle loro città d’origine e per i collegamenti con personaggi molto famosi. Recentemente, comunque, un paio di decisioni sembrano aver potenzialmente rimesso la franchigia sul percorso giusto. Se infatti Inter Miami aveva atteso fino a quattro settimane dall’inizio del training camp per trovare in Diego Alonso il suo primo allenatore, negli ultimi giorni Freya Coombe è diventata la prima guida tecnica della franchigia, mentre Christen Press ha inaugurato le danze del roster. E queste scelte contribuiranno pesantemente a definire quale potrà essere la traiettoria seguente alla fase di lancio della franchigia losangelina.

Pur essendo cresciuta nel Buckinghamshire ed avendo iniziato la carriera prima brevemente come calciatrice e poi come allenatrice della formazione riserve del Reading, Freya Coombe è arrivata molto presto nel suo sviluppo come tecnica negli Stati Uniti, ed infatti si potrebbe quasi arrivare a definirla americana per formazione. Nel 2014, dopo aver lasciato l’incarico al Reading, Coombe ha iniziato a lavorare nella scena del calcio giovanile nella calcisticamente florida e brulicante area metropolitana di New York, per capirci la stessa in cui, stando al racconto di Simon Kuper, Pep Guardiola si sarebbe ritrovato ad arbitrare una partita di ragazzini durante il suo anno sabbatico post Barcellona. In questo senso, la sua assunzione non può essere vista semplicemente come una decisione da parte di Eni Aluko di portare dentro qualcuno con il suo stesso upbringing culturale, ma certo ci racconta di un trend che sta letteralmente dominando la NWSL da qualche anno a questa parte. Con l’esclusione dell’ex Billikens Rory Dames in sella alle Chicago Red Stars e del francese Farid Benstiti alla succursale statunitense del Lione prima delle sue dimissioni, tutti i tecnici assunti a tempo pieno dalle franchigie in questa stagione 2021 provengono dal Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, anche se, ad esclusione di Laura Harvey e Marc Skinner, tutt* hanno speso una consistente parte della loro formazione negli Stati Uniti. A questa truppa già consistente va aggiunta l’assunzione dell’ex Manchester United Casey Stoney, che è diventata la prima allenatrice nella storia dell’altra franchigia in arrivo nel 2022, San Diego. Questa situazione particolare è in effetti una storia da raccontare, perché ci dice di molte cose della cultura calcistica tanto da un lato quanto dall’altro dell’Oceano. Da una parte ci dice quanto il calcio britannico poco creda nella formazione di tecnici e quanto talento si lasci scappare senza offrire loro opportunità di lavoro decenti, ma dall’altro ci dice ancora quanto importante e decisivo possa essere un accento inglese e quante strade ti possa aprire in una cultura calcistica come quella statunitense che solo da poco si riconosce tale e che comunque ancora oggi soffre spesso di gravi crisi d’inferiorità rispetto a coloro che lo sport l’hanno inventato. Al di là di questo, comunque, l’assunzione di Coombe ci dice anche del lavoro eccezionale che l’allenatrice è stata in grado di fare nel suo precedente lavoro. Promossa ad interim alla guida di Sky Blue nel 2019, Coombe è stata poi confermata da Alyse LaHue e ha gestito sul campo la rivoluzione tecnica che ha portato una delle franchigie più disfunzionali della lega a diventare Gotham FC e a giocarsi la finale della Challenge Cup 2021. Proprio Gotham FC si è dovuta trovare a gestire la sua assenza nel bel mezzo della stagione, dopo che all’annuncio da parte di Angel City è seguita la decisione da parte della tecnica di cambiare subito ruolo e di lanciarsi nella nuova avventura. Un colpo duro per una franchigia, ma che permette immediatamente di rendere più rapido il processo di ricostruzione che l’addio forzato in seguito ad una violazione del regolamento della lega di Alyse LaHue aveva reso necessario. L’interim General Manager Yael Averbuch West si è subito trovata tra le mani una brutta gatta da pelare annunciando negli ultimi giorni l’arrivo di Scott Parkinson – anche lui inglese, ma arrivato da studente universitario per giocare al college a USAO – come tecnico ad interim e di Bev Goebel Yanez, ex colonna delle Reign, nel suo primo ruolo nello staff come prima assistente di Parkinson.

A Angel City intanto, Coombe avrà modo di supervisionare fin da subito insieme alle già citate Aluko e McCauley la nascita di un roster del tutto nuovo, che fino a questo momento ha trovato solamente un pezzo, ma che sembra essere una di quelle pietre angolari belle pesanti. Molti hanno detto che non sarebbe potuta andare altrimenti, alcuni lo hanno definito il più classico dei match made in Heaven, e in effetti l’acquisto è di quelli che fanno rumore e la cui definizione sembra assumere i contorni di una sceneggiatura cinematografica. Per il ritorno nel professionismo femminile della Città degli Angeli, non si poteva non andare con il meglio che la Città degli Angeli avesse da offrire, il che ha voluto dire, per la franchigia, fare tutto ciò che era in proprio potere per riportare Christen Press a giocare a calcio nella sua nativa Los Angeles per la prima volta da quando lasciò la California per l’Università a Stanford. E ci è riuscita, con la stella dello USWNT che ritorna in NWSL dopo aver firmato un contratto biennale che dovrebbe renderla la calciatrice più pagata della lega. Ovviamente anche in questo caso la lega ha trovato il modo di rendere il trasferimento un po’ più strano. Se dopo l’annata al Manchester United tanto Press quanto la compagna di squadra Tobin Heath – finita in questi giorni all’Arsenal, la squadra per cui fa il tifo fin da ragazzina – sono, per quel che concerne il calcio mondiale, free agent, nella NWSL i loro diritti erano recentemente passati nelle mani di Racing Louisville, che pur sapendo fin da subito che avrebbe avuto poche possibilità di vederle scendere in campo con i propri colori, aveva scelto di selezionarle con le prime due scelte assolute dell’Expansion Draft. La strategia di Louisville ha permesso alla franchigia di tirare fuori un pacchetto tutt’altro che banale da Angel City per una calciatrice di fatto svincolata: settantacinque mila dollari in Allocation Money, la prima scelta di Angel City al draft 2022 e la protezione del roster di Louisville dalla selezione nell’Expansion Draft che vedrà protagonista proprio la franchigia losangelina di qui a qualche mese.

Se Angel City comunque si è sentita in dovere di effettuare un sacrificio così non necessario per una calciatrice di questo genere, pare evidente che ci troviamo non solo ad una storia che è il sogno di ogni responsabile marketing, ma anche di una calciatrice eccezionale. A quasi trentatre anni, Press può considerarsi ancora nel prime della sua carriera forse per un paio di stagioni, se riuscisse a mantenere il ritmo di alcune sue colleghe e compagne di squadra che pure nella seconda metà dei trenta riescono ad essere decisive. La calciatrice che torna a Los Angeles è molto diversa non solo da quella che se ne era andata ormai quasi quindici anni fa, ma anche da quella che nella prima fase della sua carriera era riuscita a guadagnarsi un posto nello USWNT. Arrivata come un fulmine sulla scena grazie ad un biennio clamoroso nella Damallsvenskan svedese prima con il Goteborg – diciassette gol in ventuno partite – e sopratutto nel Tyreso – ventitre gol in ventuno partite – nel suo arrivo in NWSL a Chicago ha continuato a segnare consistentemente, ma con il passare del tempo ha incominciato ad allontanarsi dalla porta, e a diventare una cannoniera meno efficiente, aggiungendo comunque molti lati al suo gioco. Christen Press non va in doppia cifra in nazionale dal 2016 e nel club dal 2017, ma questo non la rende una giocatrice meno decisiva. Guardando giocare la formazione di Casey Stoney nel corso della passata stagione, si aveva veramente l’impressione di trovarsi di fronte ad una giocatrice che, per usare un vecchio adagio dello sport americano, “makes her teammates better”, rende le proprie compagne giocatrici migliori. Tradotto: è divertente scendere in campo con lei ed è il tipo di atleta che ti trascina. E in effetti l’importanza di Heath e Press nella stagione del Manchester United si è vista anche fuori dal campo. Secondo quanto riportato da The Athletic UK proprio l’arrivo di Heath e Press e il conseguente innalzamento degli standard che calciatrici di questo livello si portano dietro, sarebbe da indicare come una delle ragioni che hanno portato la squadra dello United a chiedere migliori condizioni lavorative e migliori strutture alla dirigenza del club, potenzialmente interferendo con la traiettoria positiva del club ben oltre le semplici prestazioni in campo durante una stagione di permanenza.

“Assomiglia ad un momento in cui ho sperato per un sacco di tempo. Sono nata e cresciuta a Los Angeles, mi sono trasferita a diciotto anni al college, ma ho mantenuto il mio cuore e le mie radici a LA per tutta la vita”. Con queste parole a The Athletic Christen Press si è presentata all’inizio della sua nuova avventura professionale, la prima che le ha permesso di rientrare nel suo stato e nelle sue zone. Il calcio professionistico femminile mancava a Los Angeles dal 2010, quando le Los Angeles Sol della WPS chiusero i battenti dopo che il gruppo che si era interessato alla loro acquisizione mollò la trattativa “all’undicesima ora”, come riportato dal commissioner dell’epoca Tonya Antonucci. Tornerà dodici anni dopo, nel 2022, grazie ad Angel City e al suo ownership group ricco di nomi e di stelle, dal calcio al cinema al tennis all’imprenditoria. L’inizio della franchigia è stato complesso, e ha fatto dubitare molti sul se la dirigenza avesse le giuste priorità per gestire una squadra di calcio di successo. Ma le prime decisioni tecniche ci hanno consegnato una franchigia che conferma le ambizioni importanti che sembravano arrivare naturalmente con la località e la fama del gruppo di proprietari. Mancano ancora molti passi prima della discesa in campo, ma non si può costruire una casa solida senza fondamenta solide, e quelle arrivate negli ultimi giorni sembrano essere un paio di muri portanti di quelli in grado di reggere anche architetture complesse.

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