Da Dabo Swinney a Paolo Zanetti, l’insolito percorso verso l’Europa di Tanner Tessmann

Quanto potrebbe essere difficile per un qualsiasi ragazzo con anche una minima esperienza da calciatore avere le qualità per essere un placekicker – da qui in poi, per brevità, kicker – nella NFL?

La domanda è stata posta da un consistente numero di persone, e ha ricevuto una miriade di potenziali risposte nel corso degli anni. Nel 2019, dopo aver trasformato senza alcun problema un calcio da cinquantacinque yards nel corso di un allenamento unificato tra Baltimore Ravens e Cincinnati Bengals, l’allora trentasettenne Carli Lloyd, stella dello USWNT, affermò di avere pochi dubbi sul fatto di poter eventualmente firmare un contratto da professionista NFL, diventando così la prima donna non solo a calciare, ma anche a scendere in campo nel football professionistico.

Successivamente venne anche rivelato che più di una franchigia sembrava concordare con lei, avendo ricevuto offerte “più che serie” per passare da una versione all’altra del football. Certo, dover compiere un singolo gesto, sempre identico a sé stesso, sempre con lo stesso numero di passi, più volte a partita di fronte a decine di migliaia di persone ti mette una pressione che rende un lavoro altrimenti abbastanza elementare per chiunque sia familiare con il calcio un mestiere estremamente complicato e per questo profumatamente pagato, ma stiamo comunque parlando di Carli Lloyd, un’atleta capace di completare la propria tripletta nei primi quindici minuti di una finale mondiale segnando una cosa che assomiglia molto alla trasformazione di un kicker nella NFL.

Comunque, dell’offerta arrivata a Carli Lloyd non se ne fece niente, e in questi anni la classe 1982 del New Jersey ha continuato ad illuminare i campi della NWSL, ha vinto un secondo mondiale, ha superato quota trecento presenze con lo USWNT – solo la terza calciatrice statunitense e in generale la terza persona a raggiungere tale traguardo nel calcio maschile o femminile – e in questo momento si sta preparando a giocare la sua quarta olimpiade consecutiva. Ma non è qui che è terminato il rapporto tra calcio e football americano.

Detto del nostro Giorgio Tavecchio, ex kicker di Oakland Raiders e Atlanta Falcons, tra le altre, a cui inizialmente era stato proposto di giocare a calcio per UC Davis, prima di entrare come walk-on nel roster di University of California at Berkeley, l’esempio più evidente di come un calciatore possa riciclarsi come atleta NFL è dato da Josh Lambo. Il classe 1990 di Lansing, Michigan è cresciuto nel vivaio di FC Dallas, con cui ha vinto la MLS Cup 2010 – anche se come riserva mai scesa in campo, bisogna dirlo – e ha rappresentato gli Stati Uniti tanto al mondiale Under 17 del 2007 – in cui fu titolare sfidando anche il Belgio di Eden Hazard – quanto al mondiale Under 20 del 2009 – dove però fu la riserva di Sean Johnson – ma nel 2012 decise di diventare il kicker di Texas A&M, rimanendo in rosa fino al 2015 e poi passando in NFL da undrafted, dove ha costruito ormai una carriera di successo – All-Rookie Team del 2015 e seconda squadra All-Pro nel 2019 – tra San Diego Chargers e – dal 2017 – Jacksonville Jaguars.

Sempre dal settore giovanile di FC Dallas è arrivata recentemente quella che potrebbe essere l’incontro più recente tra i due sport, anche se in questo caso, a differenza di quanto accaduto con Josh Lambo, è stata la palla rotonda a prevalere. Stiamo parlando dell’ancora giovane carriera del nuovo acquisto del Venezia, il diciannovenne Tanner Tessmann.

“Ve lo giuro, non sto dicendo una bugia, potrebbe presentarsi oggi in un training camp della NFL e competere da subito”. Parole e musica di Dabo Swinney, capo allenatore dell’università di Clemson, uno di quei posti dove se vi invitano a giocare a football vi conviene andare perché è il proverbiale treno che non ritorna, due volte campione NCAA alla guida dei Tigers con sede appunto a Clemson, in South Carolina. Oltre a questo Dabo, soprannome nato perché il fratello più piccolo non riusciva a pronunciare correttamente “that boy” – all’anagrafe sarebbe infatti noto come William Cristopher Swinney – è dai tempi del liceo il migliore amico di TJ Tessmann, un nativo della Georgia trasferitosi proprio per completare la high school a Birmingham, Alabama, dove Swinney studiava prima di un infruttuoso biennio da wide receiver per gli Alabama Crimson Tide, ed è anche dunque il padrino di suo figlio Tanner, ma non credete che i complimenti arrivati da uno dei coach più vincenti del football universitario contemporaneo siano dovuti semplicemente ad un rapporto così stretto che assomiglia più ad una parentela che ad altro – lo stesso Tanner si riferisce al tecnico di Clemson chiamandolo “Uncle Bo”.

Tanto Swinney quanto il resto della squadra universitaria erano stati esposti al talento del classe 2001 quando, presentatosi al camp pre-stagionale senza alcuna preparazione aveva calciato come se niente fosse un field goal da sessantaquattro yards, replicando subito dopo, ma stavolta di sinistro, dalle cinquantadue. Tessmann non era lì per entrare nella squadra di football, anzi. L’allora diciottenne era nel mezzo di una stagione spesa con un contratto da dilettante nella seconda squadra in USL di FC Dallas, North Texas SC, e avrebbe di lì a poco cominciato ad allenarsi con il programma di calcio maschile dell’università – due titoli nazionali negli anni ’80 sotto il leggendario I. M. Ibrahim, che aveva fondato il programma nel 1967 guidandolo fino al 1994, e alcuni alunni notevoli come il campione di Germania con il Werder Brema Paul Stalteri, il rivale in gabbia di Zlatan Ibrahimovic Oguchi Onyewu, le ginocchia di cristallo ma ricchissime di talento di Stuart Holden e la prima scelta assoluta al SuperDraft 2019 Robbie Robinson – ma le qualità mostrate in quell’occasione erano tali da portare naturalmente Dabo Swinney a fare alcune valutazioni sul ruolo di potenziale kicker titolare della sua squadra, che il gennaio precedente aveva vinto il titolo nazionale contro l’Alabama di Nick Saban.

Propose dunque al figlioccio di entrare in squadra, proposta che, almeno inizialmente, Tessmann si disse disponibile ad accettare firmando, il venti dicembre 2019, il suo committment verso l’università di Clemson sia nel calcio che nel football.

Essere parte della squadra allenata dal suo padrino infatti non avrebbe posto Tessmann di fronte ad una scelta tra due sport. Come ricordato da Kyle Bonagura di ESPN, autore del pezzo in cui si possono leggere le opinioni di Swinney sulle abilità di calcio del figlio del suo migliore amico, non sarebbe stato il primo caso non solo nella NCAA, ma anche a Clemson in cui un giocatore della squadra di calcio avrebbe contemporaneamente calciato per il football – sempre a sottolineare il rapporto strettissimo che negli Stati Uniti intercorre tra le due discipline – e curiosamente, anche in quel caso era stato un centrocampista. Tra il 2007 e 2008 il kicker di Clemson era Mark Buchholz, che già dal 2005 partiva titolare per la squadra di calcio, capace proprio quell’anno di giocarsi le Final Four. Buchholz, che poi non divenne professionista in nessuno dei due sport ma che col tempo si è riciclato come un eccellente golfista amatoriale, calciò ottantotto field goal nella sua carriera biennale nel gridiron, trasformandoli tutti quanti, in aggiunta ai tredici gol e ai dodici assist realizzati nell’association. Bilanciare le due opzioni, dunque, nonostante la contemporaneità delle due stagioni, era possibile, come lo stesso Swinney aveva potuto testimoniare, essendo stato promosso a capo del programma proprio nell’ultimo anno di permanenza di Buchholz con i Tigers.

Tessmann sapeva dunque di potersi impegnare sotto i comandi di Uncle Bo senza dover per questo porre definitivamente in soffitta i propri sogni di diventare un calciatore professionista. Il college soccer non è più l’unica strada a disposizione dei giovani statunitensi per diventare professionisti, e anzi la crescita delle academy lo ha consegnato ad un ruolo marginale, ma c’è ancora molto spazio disponibile per ragazzi provenienti dall’università, con alcune eccezioni – Jack Harrison, Daryl Dike, Cyle Larin – a dimostrare come ci si possa creare una carriera di altissimo livello anche in Europa partendo dalla NCAA. Inoltre, trasferirsi a Clemson gli avrebbe dato l’occasione di riavvicinarsi alla sua famiglia. In South Carolina infatti Tanner avrebbe ritrovato il padre PJ, che dopo il trasferimento del figlio a quattordici anni all’interno del settore giovanile di FC Dallas aveva accettato l’offerta da parte del suo vecchio amico d’infanzia di lasciare Birmingham in Alabama per trasferirsi proprio a Clemson, dove avrebbe iniziato a lavorare all’interno della fondazione di beneficenza a nome proprio di Dabo Swinney.

Ma adesso, mentre voi leggete queste parole e mentre io, un po’ prima, mi ritrovo a scriverle, sappiamo tutti con certezza che quel piano non è andato a buon fine, dal momento che le strade intraprese da Tanner Tessmann lo hanno portato, a vent’anni ancora da compiere, sì ad indossare l’arancione, ma quello bordato di neroverde del Venezia, e non quello al massimo limitato da qualche spruzzata di bianco e blu dei Tigers, e se la stagione scorsa non ha avuto modo di condividere lo spogliatoio con il #16 di Trevor Lawrence, quarterback prima scelta assoluta all’ultimo Draft, potrà provare a condividere il centrocampo in questa annata che si appresta ad iniziare – e che a dir la verità per lui dura da qualche mese – con il #16 di The Pride Of Casteldaccia Luca Fiordilino – che dopo la scorsa ottima stagione in Serie B dovrebbe essersi senza dubbio guadagnato almeno qualche chance ad inizio stagione nella massima serie.

Quali fattori sono dunque intervenuti per spingere il classe 2001 così lontano, e non solo geograficamente, dagli undicimila abitanti di Clemson e dalla vita nel campus universitario? Cosa lo ha portato a scambiare il padrino Dabo Swinney con Paolo Zanetti? Il fattore principale che è intervenuto risponde al nome di un altro allenatore fondamentale nel corso della carriera del giovane Tessmann, ovvero quello di Luchi Gonzalez, il quarantenne della Florida che dopo sei anni da direttore del settore giovanile di FC Dallas, ruolo in cui ha notato e scritturato per primo il talento del nativo di Birmingham, è diventato allenatore della prima squadra della franchigia texana, con il compito di rafforzare la già ottimamente strutturata pipeline per calciatori dal settore giovanile alla prima squadra. O meglio, il fattore principale sono stati una serie di infortuni che hanno coinvolto alcuni centrocampisti in prima squadra, tra cui quello che ha tenuto fuori per tutto il 2020 il giocatore forse più talentuoso della franchigia, quel Paxton Pomykal che appena l’anno prima, a vent’anni, si era guadagnato una convocazione all’All-Star Game. La prestagione frastagliata per la franchigia infatti spinse Gonzalez a dare un’occhiata a Tessmann, che fino ad allora aveva impressionato positivamente, ma non abbastanza da guadagnarsi un contratto in uscita dal settore giovanile più competitivo e profondo del soccer statunitense.

“All’epoca Clemson sembrava il massimo a cui potessi ambire. Magari pensavo di essere in grado di poter giocare da professionista ma magari Dallas non era ancora pronta a offrirmi un contratto” ha affermato Tessmann a ESPN “Ci sono un sacco di fattori che vanno considerati. Sarei dovuto andare a testare me stesso così da aiutarmi a diventare un professionista”. Il ventotto febbraio 2020, invece, Tanner Tessmann ha firmato il suo primo contratto da pro con FC Dallas, partendo subito titolare due giorni dopo nella partita inaugurale della stagione contro Philadelphia, in cui realizzò un assist all’interno della vittoria per 2-0 dei suoi, dicendo addio alla possibilità di calciare di fronte agli oltre ottantamila tifosi della cosiddetta Death Valley.

Da quel giorno di inizio marzo ad oggi, Tanner Tessmann – arrivato nel settore giovanile di Dallas a quattordici anni insieme al conterraneo e compagno di squadra Chris Richards, difensore centrale ora di proprietà del Bayern dopo un semestre ottimo all’Hoffenheim – ha raccolto ventisei presenze tra i professionisti, la gran parte delle quali – diciannove – nella scorsa stagione, resa ancora più complicata non solo dalla pandemia, ma anche dai casi positivi che impedirono a FC Dallas di partecipare al torneo MLS nella bolla di Orlando, costringendo così la franchigia ad una ripartenza ancora più complessa. Dunque il sample size è decisamente piccolo e, almeno a livello di contributi in zona gol, il tabellino di Tessmann è rimasto fermo a quel singolo assist nella partita contro gli Union.

La cautela, come sempre d’altronde quando si parla di un ragazzo che compierà vent’anni il prossimo settembre, è d’obbligo, ma ci sono numerosi elementi che ci permettono di tracciare una mappa delle qualità del giocatore su cui il Venezia ha investito una cifra intorno ai tre milioni di euro. Proprio la cifra relativamente bassa spesa per acquisire le sue prestazioni da l’idea di un colpo a basso rischio ma ad altissimo potenziale, soprattutto se pensiamo che la stessa franchigia della Western Conference ha ricevuto appena lo scorso gennaio sette milioni dalla Roma per il riscatto del prestito di Bryan Reynolds.

Ecco, il terzino giallorosso è un buon nome da spendere per capire chi sia oggi Tanner Tessmann. Non che siano giocatori simili, anzi, a partire dai ruoli svolgono evidentemente due lavori molto diversi, ma molto simili sono le loro età – entrambi del 2001, ma Reynolds è del mese di giugno – la squadra in cui sono cresciuti nonché il loro status al momento della partenza per l’Italia. Perché se è vero che Reynolds aveva esordito in MLS due anni prima di Tessmann, è anche vero che mai prima del 2020 aveva giocato con continuità terzino in prima squadra, e per certi versi si può definire quella terminata con la vittoria della MLS Cup da parte dei Columbus Crew come la stagione da esordiente sia per Tessmann che per Reynolds, entrambi reduci da un 2019 speso perlopiù con North Texas in USL. E dunque entrambi sono diventati più o meno dal nulla e a causa di assenze di altri homegrown più avanti nello sviluppo – detto dell’infortunio di Pomykal, da ricordare la cessione al Boavista di Reggie Cannon che ha permesso a Luchi Gonzalez di schierare con continuità l’oggi esterno romanista – titolari fissi e elementi chiave della formazione texana, rivelandosi in poco tempo alcuni dei prodotti più pregiati del mercato statunitense.

LE CARATTERISTICHE DI TANNER TESSMANN

Quello che impressiona a prima vista di Tanner Tessmann è il suo fisico. Un metro e ottantotto centimetri di muscoli che sembrano anche di più a vederlo scivolare via per il campo come un’anguilla imbevuta di sapone. Tanner Tessmann è grosso per davvero, talmente grosso da immaginare che se avesse scelto di continuare con il football, e semmai una situazione di gioco con lui in campo si fosse rivoltata in una palla persa a favore degli avversari, sarebbe stato facile immaginarlo in grado non solo di non farsi spazzare via dagli avversari ma anche di assestare colpi belli forti. Secondo il sito di statistiche fbref.com, la scorsa stagione Tessmann è stato tra i migliori in MLS sia per quantità – 2.00 per 90 – che per percentuale – 65.9% – di duelli aerei vinti. Ma il centrocampista ex FC Dallas non è solo grosso. Fisicamente è uno degli atleti più completi che si possano trovare in questo momento dall’altra parte dell’oceano. Rapido e agile, riesce ad utilizzare il suo corpo molto bene per proteggere il pallone, e per questo una delle cose che gli riesce meglio è sfruttare la sua facilità di corsa trascinandosi dietro il pallone con quella che appare a volte essere inusitata violenza. Attaccarlo e rubargli il pallone è realmente complesso, e sa anche molto bene cosa farne e come liberarsene al momento giusto, essendo nell’ottantasettesimo percentile in MLS per passaggi sotto pressione.

Quello che rende Tessmann un talento ancora molto acerbo – il decision making non è eccellente, e nonostante ami spesso provare a cambiare gioco da una parte all’altra del campo la sua precisione sul gioco lungo è molto scarsa, dato a cui fa da contraltare anche una sostanziale refrattarietà al passaggio corto – ma potenzialmente speciale però è la tecnica. La combinazione di quel corpo lì, di quelle rapide di montagna che sembrano sempre sul punto di esplodere che noi chiamiamo “braccia”, “gambe” e “petto”, e della sua tecnica lo rendono uno dei giocatori più divertenti nella player pool dello USMNT. Di fatto, un po’ proprio come Bryan Reynolds, è un unicorno nel suo ruolo, un giocatore con misure particolari che non gli impediscono di provare cose che sarebbero difficili dieci centimetri e qualche chilo più in giù.

Vedendo un video con alcuni dei suoi migliori momenti nel 2020 è possibile notare un eccellente primo controllo della palla, e una rapidità in dribbling impressionante, con un arsenale che ha come sua punta di diamante l’abilità di fare una sorta di gioco delle tre carte pallonaro facendo sparire la sfera dal campo visivo dell’avversario semplicemente spostandosela da un piede all’altro, per poi usare l’altro piede, solitamente il sinistro, per catapultarla in avanti e sfruttare la sua corsa per arrivarci prima di qualsiasi altro avversario. Come dimostra il video, quando parte così di solito l’unica soluzione è ricorrere al fallo tattico. E il dribbling è infatti ad oggi l’arma principale con cui Tessmann riesce ad essere pericoloso. La precisione è da migliorare, come detto, e offensivamente è ancora poco presente per un giocatore che difensivamente sembra avere buoni istinti ma poco altro, ma se andiamo a vedere le shot-creating actions in cui è coinvolto, sempre stando a fbref.com, vediamo che è elite in MLS per dribbling che portano ad occasioni di tiro – nell’ottantanovesimo percentile.

COSA PUO’ FARE TESSMANN IN SERIE A?

Nell’ultimo episodio del podcast MLS Assist, parlando del trasferimento di Tessmann a Venezia, Joe Lowery ha provato a dare una risposta alla domanda, definendolo come “Potenzialmente un buon fit. Il Venezia ama giocare in verticale, trovare gli inserimenti da dietro […] se Zanetti avrà intenzione di tenere in Serie A lo schieramento a tre centrocampisti dello scorso anno, Tessmann potrebbe occupare una qualunque di quelle posizioni”. Quel se, come poi sottolineerà anche lo stesso Lowery, è un se bello grosso, e dalla sua risoluzione passa con ogni probabilità l’intero destino dell’avventura lagunare di Tanner Tessmann. Il passaggio di un teenager dagli Stati Uniti all’Europa è di principio sempre e comunque una faccenda delicata e complessa, ma quando la squadra protagonista è una che è stata appena promossa – peraltro aggrappandosi all’ultimo posto utile via playoff – le incertezze sono così tante che è veramente difficile provare ad anticipare un giudizio, e anche se gli ultimi anni in Serie A ci parlano di squadre che pur venendo promosse hanno continuato ad imporre il proprio gioco e le proprie idee, certamente con risultati alterni ma con a volte picchi di eccellenza come lo Spezia di Vincenzo Italiano, non è assurdo immaginare un Venezia molto più composto e moderato nel pressing e nella ricerca di verticalità, costretto ad uno stile di gioco che non sarebbe adatto ad un ragazzo come Tessmann.

Con il suo sbarco a Venezia, Tanner Tessmann è immediatamente diventato il colpo più costoso del calciomercato della neopromossa. Questo dato sembra destinato ad aggiornarsi da qui alla fine di agosto, se è vero che ufficialmente il calciomercato italiano è iniziato da neanche due settimane in confronto al mese e mezzo ancora disponibile alle squadre per effettuare trattative, e che per ora il Venezia ha effettuato o acquisti a parametro zero – come Peretz, centrocampista ventiseienne che potrebbe competere con Tessmann per minuti in campo – o per meno di un milione di euro – il terzino austriaco Schnegg – ma se consideriamo che la cifra spesa più che doppia l’investimento più consistente della scorsa stagione è normale pensare che, al di là di un normale e ragionevole aumento degli investimenti dovuto al diverso ecosistema finanziario in cui il Venezia si è venuto a trovare dopo la promozione, Tessmann sia arrivato per giocare, e da subito, e sarei veramente sorpreso se una squadra decidesse di attuare investimenti così significativi in una sessione di mercato così cruciale per i destini della squadra senza consultare il proprio allenatore – che intanto alla stampa ha detto che “un centrocampista di spinta” è tra gli obiettivi da portare a casa prima della fine del mercato.

Il ragionamento, prima che diventi troppo confuso e ingarbugliato, è: il Venezia è convinto che Tanner Tessmann possa impattare da subito in Serie A. Questo è il punto di vista in cui più distacca il centrocampista quasi kicker dall’ex compagno di squadra Bryan Reynolds. Laddove la Roma ha preso il terzino con la consapevolezza che si tratti di un progetto a lungo termine – non voglio dire potenzialmente anche “two years away from being two years away”, però, ecco, da far crescere con calma – la dirigenza lagunare è convinta che la transizione di Tessmann dalla MLS alla Serie A possa essere comoda e senza troppe turbolenze. La storia recente dei trasferimenti di giovani dalla MLS ci insegna che può esserlo, ma la realtà è che abbiamo forse troppi pochi dati ancora a disposizione su questa nuova generazione per dare a questi dati la consistenza di un vero e proprio trend. Ok, Alphonso Davies e Miguel Almiron sono entrati quasi da subito nelle rotazioni di Bayern e Newcastle, ma parliamo di due All-Star il cui cartellino è schizzato oltre i venti milioni di dollari, e non rappresentano esempi realistici.

I nomi al momento paragonabili sono altri, che però si sono ritrovati in contesti che, al contrario, non sembrano essere comparabili con quello del Venezia. Daryl Dike ha fatto spettacolo in Championship, ma il Barnsley non ha niente a che spartire con le altre squadre di calcio, viste le sue metodologie di lavoro uniche. Tyler Adams ci ha messo pochissimo a diventare titolare nel Lipsia, ma di fatto è come fosse stato promosso dalla seconda squadra alla prima, mentre Brenden Aaronson si è imposto subito in una squadra che sarebbe di medio alto livello in Serie A come il Salisburgo, ma il divario con il resto della Bundesliga austriaca è talmente ampio da rendere difficile fare valutazioni significative a meno che non si sia dentro l’organismo Red Bull.

Ancora è molto presto per capire quale impatto possa avere Tanner Tessmann nel nostro campionato. Quello che sappiamo però è che in queste ore il classe 2001 di Birmingham, Alabama – primo rappresentante del Yellowhammer State ad attraversare l’oceano per giocare in Serie A – salirà a bordo di un mezzo in direzione San Vito di Cadore per unirsi al ritiro pre-stagionale del Venezia, piuttosto che rientrare nel campus di Clemson a metà agosto con la divisa dei Tigers addosso. E questo è già, di per se, un cambiamento di prospettiva notevole che sarebbe sembrato impossibile allo stesso Tessmann appena due anni fa.

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