La preparazione in MLS: intervista a Pizzuto, preparatore dei Columbus Crew

Della MLS si può dire tutto dal punto di vista tattico, ma se c’è un piano su cui la lega nordamericana non teme confronti è quello atletico. La preparazione atletica in MLS è a un livello straordinario e non è un caso che i campioni del passato passati da lì, come Nesta e Pirlo per fare due nomi, abbiano sempre sottolineato questo aspetto. Per farci spiegare un po’ la situazione abbiamo intervistato Federico Pizzuto, preparatore atletico dei Columbus Crew e italianissimo.

Raccontaci la tua storia e come sei finito a Columbus?
Dal 2015 ho cominciato a lavorare nel settore giovanile del Porto, ma ho da sempre sognato di vivere un’esperienza in America, più precisamente a New York. In America, come sappiamo le offerte vengono pubblicate sul sito ufficiale, così ho trovato questa opportunità con Columbus, due mesi dopo aver mandato l’application, mi hanno contattato e dopo altri 5 colloqui con il direttore della performance e l’allenatore mi hanno offerto la posizione. Ovviamente ho accettato visto che realizzavo due sogni, uno di lavorare nel mio settore negli Stati Uniti e l’altro di passare da una giovanile ad una prima squadra.

Prima impressione su Columbus e l’impatto di passare da un’accademia portoghese ad un modello di academy e performance americana?
La prima “paura” è stato proprio il passaggio in una realtà totalmente diversa. Invece l’organizzazione mi ha stupito per quanto fosse tutto fatto nei minimi dettagli. Il primo impatto, che mi ha anche stupito è stato il lavoro analitico, senza palla. Quindi il mio vantaggio era cercare di sviluppare un allenamento con la palla, come si faceva in Portogallo, rapportato ad un allenamento fisico consono agli standard della Mls. La mentalità aperta della società mi ha aiutato a fare le cose come volevo io, dandomi la fiducia che volevo.

E’ difficile far coesistere questa mentalità del lavoro fisico americana, con una mentalità più da gioco palla sudamericano?
E’ difficile sì ma i sudamericani che ci sono ai Crew sono molto intelligenti, perché non sottovalutano la Mls, visto che è un campionato molto fisico. Ad esempio Zelarayan o Valenzuela, dal primo momento che sono arrivati qui, sanno che in Mls si deve correre, bisogna resistere ai contrasti quindi “per il loro bene” si devono allenare fisicamente.

A proposito di questa preparazione fisica, ti chiedo di parlarmi delle tre sfide delle quest’anno: organizzazione della stagione con la Concacaf Champions League, la sfida in generale di preparare una stagione che non è come quella Europea ma ha più mesi caldi che freddi e in ultima la sfida di gestire una rosa ampia nonostante la Nations League e la GoldCup.
Mentalmente è stato molto difficile da organizzare, avendo finito il campionato ad inizio dicembre, abbiamo cominciato con una settimana in meno rispetto agli altri. Inoltre in campionato abbiamo giocato più partite fuori casa già dall’inizio, quindi siamo arrivati a giocare una partita ogni 3 giorni per 18 giorni, uno sforzo notevole. Sicuramente l’organizzazione della competizione stessa dovrebbe essere rivista perché è controproducente per le squadre Mls.

Per quanto riguarda giocare in mesi caldi, me lo sono chiesto anche io senza avere troppe risposte, probabilmente la contemporaneità con gli altri sport americani, come la NFL soprattutto, fa si che ci sia più “spazio” mediatico, in altri periodi dell’anno, detto ciò, giocare col campo ghiacciato nei mesi invernali è molto rischioso per i calciatori.

Rinforzare la rosa è stata la priorità quest’anno perché nonostante gli impegni della nazionale, la squadra non si ferma, quindi bisognerà che i giocatori che giocano meno, siano pronti fisicamente ad affrontare una partita di campionato dal minuto in cui vengono messi in campo.

Ascolta “MLS Italia S03 E09 – Intervista a Federico Pizzuto S&C Coach dei Columbus Crew” su Spreaker.

Scendiamo di una categoria, il bello della Mls è anche vedere dei giovanissimi esordire in prima squadra. Da quello che hai visto in Portogallo, che differenze ci sono?
Prima differenza, senza andare troppo lontano, qui a Columbus è che con il nuovo centro sportivo e il nuovo stadio, ci saranno grandi investimenti sul settore giovanile. Per quanto riguarda veder giocare i giovani, qui chiaramente c’è molta più possibilità di entrare in prima squadra, mentre col Porto gli stessi giocatori del settore giovanile fanno fatica a giocare con le stesse squadre giovani, hanno più possibilità con una squadra fuori dal Porto.

Da quando sei arrivato hai visto un’evoluzione di interesse verso il soccer da parte della gente?
Effettivamente si, l’ho notato soprattutto in televisione, quando sono arrivato era difficile trovare una partita del calcio europeo, mentre adesso le tv nazionali fanno vedere molte partite durante l’anno. Stessa cosa nei bar e locali, dove di solito le televisioni erano occupate dal football, basket o baseball, adesso c’è sempre almeno una tele che trasmette una partita di calcio. Idem nelle scuole, mi dicevano che il calcio è stato inserito nelle attività motorie sportive e non solo ricreative.

Ultima domanda, chi sono le squadre più “minacciose”, della Western e della Eastern per questa stagione?
Purtroppo sempre Seattle e Philadelphia, anche se Philadelphia sembra partita col freno tirato ma ha avuto il nostro stesso problema della Concacaf. Invece Seattle a livello di talento e organizzazione è una di quelle che fa sempre paura.

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