I segreti del successo di Minnesota: i Loons non fanno più ridere

C’è stato un tempo in cui parlando di Minnesota United i sorrisini, le frecciatine e – perché no – le mani nei capelli erano un’abitudine. Colpa delle prime stagioni un po’ così dei Loons dopo anni in USL, colpa anche della sfortunata sorte di iniziare il proprio cammino in MLS da Expansion Team a fianco di una società che fin da subito ha messo sul banco fior fior di quattrini come Atlanta United. I successi dei rossoneri e i fallimenti, spesso in goleada, della franchigia di St Paul-Minneapolis hanno disegnato un contesto che si è inesorabilmente stravolto nelle ultime due stagioni.

COS’E’ CAMBIATO?

Diciamo tutto questo perché con il perentorio 3-0 in casa di Sporting Kansas City nella semifinale, Minnesota United di Adrian Heath – sì, proprio lui – ha conquistato un posto nella finale di Western Conference che contenderà agli onnipresenti Seattle Sounders. Una bella vetta toccata dai Loons, step successivo di un progetto che a partire dal nuovo stadio – il meraviglioso Allianz Field – ha messo anno dopo anno mattoncini non di richiamo internazionale forse, ma di comprovata utilità.

LA SPINA DORSALE DI HEATH

Dall’esperienza di Mannone in porta, durata solo un anno ma “Goalkeeper of the year” a far capire a tutti l’importanza di un ottimo portiere anche in MLS, alle capacità difensive di Opara (infortunato contro SKC) e Metanire. Una spina dorsale costruita con giudizio e solidità, con Gregus-Alonso in mezzo al campo a fare da diga e forse pasticciando un po’ nel ruolo di centravanti ma pescando il jolly con la qualità di Reynoso, già recordman di assist in una postseason MLS.

La vittoria del progetto a vantaggio del grande nome di richiamo sul mercato. Soldi spesi in maniera mirata e con giocatori funzionali al gioco di Heath, ma ancora prima nello stadio di proprietà che anche nel gelo di St Paul è un fiore all’occhiello per la lega, pur senza il pienone che sarebbe garantito accompagnato dalle note di Wonderwall degli Oasis.

Ecco perché oggi ripensare ai Minnesota United del 2017, ma anche a quelli successivi, fa sorridere e un po’ di tenerezza. I Loons non solo non fanno più ridere, ma sono un altro esempio – a fianco di Philadelphia in questa stagione – che costruire qualcosa di buono è possibile anche in MLS. Basta non avere fretta e soprattutto muoversi con competenza.

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