Promozioni e retrocessioni in MLS: la sentenza del TAS

Il TAS di Losanna ha stabilito che la FIFA ha tutte le possibilità di imporre alla USSF (Federcalcio Usa) l’obbligatorietà di un sistema basato su retrocessioni e promozioni nella MLS. A quasi tre anni di distanza dal polverone alzato quindi, la questione sollevata da Miami FC – squadra di Riccardo Silva in cui ha allenato Nesta nei primi passi da coach – e Kingston Stockade FC ha una risposta. Contentino o rivoluzione?

Andiamo con ordine, ricostruendo lo scenario. Riccardo Silva, così come Rocco Commisso con i New York Cosmos, è sempre stato uno dei sostenitori del cambiamento del sistema chiuso nel calcio statunitense. Dal suo ingresso nella realtà pallonara a stelle e strisce con il Miami FC, squadra prima di NASL (lega poi fallita) e ora di USL, al secondo gradino della piramide calcistica americana, l’imprenditore italiano si sta battendo per l’inserimento di un sistema di promozioni e retrocessioni, supportato con le carte scritte anche dal Kingston Stockade FC. I due club si erano appellati contro USSF, Concacaf e Fifa per cercare di dichiararne l’obbligatorietà in base all’articolo 9 del regolamento sull’applicazione degli statuti FIFA.

L’articolo 9 sull’applicazione degli statuti Fifa prevede l’accesso a un campionato solo per meriti sportivi ed ha portata universale in tutte le federazioni affiliate.

Tranne negli Stati Uniti e in Australia, allo stato delle cose. Gli unici due massimi campionati a numero chiuso, senza possibilità di entrarne o uscirne per meriti o demeriti sportivi. Dopo due anni e mezzo di studio, la risposta del TAS è arrivata.

Il Tribunale arbitrale dello Sport di Losanna ha stabilito che è la FIFA e non la USSF ad avere la discrezionalità e il potere di applicare o meno la regola delle PRO/REL negli Stati Uniti. Si badi bene: il potere di obbligare la USSF a imporre promozioni e retrocessioni anche alla MLS, ma la discrezionalità di farlo. Insomma, la Fifa può obbligare a farlo ma non è obbligata a farlo. Questo è il punto chiave, perché se da una parte Riccardo Silva ha ottenuto un parziale successo, dall’altro il suo ricorso con il Miami FC è stato respinto.

Il TAS ha infatti sostenuto che l’articolo 9 di cui sopra, nonostante una formulazione apparentemente obbligatoria, non impone di applicare un sistema aperto anche negli Usa. Questo perché le connotazioni diverse del calcio americano sono note a tutti, e soprattutto sono in linea con gli altri sport professionistici del Paese. Pertanto l’autonomia in tal senso viene lasciata alla USSF. Difficilmente cambierà qualcosa, non in tempi brevi di sicuro e con il quadro dirigenziale attuale.

“Rispettiamo la sentenza del TAS – ha spiegato Silva in una nota – ma crediamo ancora che un sistema aperto e basato sul merito apporterebbe grandi benefici alla qualità del gioco e creerebbe un calcio inclusivo, competitivo e non discriminatorio negli Stati Uniti”. Ma quello è un altro discorso, lontano dalla cultura degli sport professionistici americani.


 

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