Uno scozzese nel Bronx. Mackay-Steven ai New York City

Gary Mackay-Steven è un nuovo calciatore dei New York City Football Club. L’esterno con vocazioni offensive di nazionalità scozzese, ventinove anni il prossimo agosto, è passato alla compagine del Bronx a titolo gratuito dopo due anni trascorsi all’Aberdeen, terza squadra scozzese per blasone. Nuova linfa offensiva per la squadra di coach Torrent che, reduce dall’addio lo scorso anno di David Villa, sta cercando di rilanciarsi nella Eastern Conference dopo un inizio difficoltoso, un’occasione di respiro anche per Alexandru Mitrita, opzione naturale per la fascia sinistra, nella quale Mackay-Steven dovrebbe portare il suo apporto, soprattutto per fisico e classe.

Una grande occasione di rilancio anche per il calciatore, da poco rientrato sul terreno verde dopo oltre due mesi ai box per un problema al polpaccio. Una carriera, quella di Mackay-Steven, tediata spesso dagli infortuni sin dalla prima età; proveniente dalle giovanili del Ross County, ha militato nelle giovanili del Liverpool dal 2007 al 2009, quando fu lasciato libero proprio a seguito di un infortunio. Allenatosi per un periodo con il Fulham, riuscì a trovare un ingaggio per il 2011 con l’Airdrie United, all’epoca militante nella Scottish Second Division. Poche partite gli furono necessarie per accasarsi nella prima serie, allora denominata Scottish Premier League, con il Dundee United, club con il quale ha militato per quattro stagioni, 131 presenze in totale e 27 reti, a dispetto di infortuni e indisposizioni che ne hanno comunque inficiato in parte il rendimento.

Nel 2015 la grande chiamata, quella del Celtic allenato dalla sorpresa Ronny Deila. Una presenza nello storico club degli immigrati irlandesi in Scozia che lo vede impiegato come pedina del turn over, ma nel corso dell’anno riesce anche a debuttare in Champions League. Tre stagioni dove, nonostante un solo infortunio significativo, gioca appena 62 partite nel corso delle quali riesce comunque a totalizzare dieci reti e a portare nel suo personale palmares tre campionati scozzesi, una Coppa di Lega e una Supercoppa Scozzese.

Gli ultimi due anni invece ad Aberdeen, 76 presenze e 16 reti, un secondo e un quarto posto conquistati nel girone finale con qualificazione ai preliminari di Europa League. Un rendimento che nell’ottobre 2018 lo ha portato alla seconda presenza con la Nazionale Scozzese avvenuta a ben cinque anni di distanza dalla prima. Ora, ancora nel pieno dell’attività agonistica, un luogo e una lega che potrebbero finalmente mettere in mostra il suo vero valore, quello spesso soltanto intravisto a causa degli infortuni. New York, una città in cerca di una precisa identità calcistica, i City Football Club, una franchigia chiamata alla maturità in un momento in cui i sogni di gloria con i quali si era partiti sono sembrati sbiadirsi alla luce di un minore investimento, almeno in termini di designated player e stipendi pagati, ma l’occasione di un rilancio, magari con una accorta strategia tecnica ed economica, propria delle leghe statunitensi, che potrebbe portare successi allo Yankee Stadium, sorti anche da una palla leggermente più grande di quella di baseball.


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