Il buio oltre le rapide, la lunga crisi di Colorado

Prima dell’inizio della stagione il campione Tim Howard, annunciando il suo ritiro a fine 2019, aveva espresso il desiderio di vincere la MLS con i suoi Colorado Rapids. Data l’imprevedibilità del campionato americano il desiderio era più che legittimo, seppur improbabile. Attualmente le speranze di Howard di alzare la MLS Cup prima di appendere scarpe e guantoni al chiodo sembrano ridotte al lumicino. La franchigia di Commerce City dall’inizio del campionato ha raccolto solo un punticino. Alla prima durante la tormenta di neve contro i Portland Timbers non propriamente imbattibili in questo inizio di stagione; la stessa neve che gli ha impedito di scendere in campo nella partita infrasettimanale in casa che li avrebbe visti contrapposti ai Seattle Sounders.

Una classifica di Western deficitaria per i Rapids, tristemente agli ultimi posti. Non una novità purtroppo, in quanto gli uomini di Denver non arrivano ai play off dal 2016, avendo concluso sia il 2017 che la passata stagione in undicesima posizione.

Anthony Hudson, arrivato al posto di Pablo Mastroeni dopo l’interim di Steve Cooke non è riuscito a rivitalizzare una franchigia che purtroppo sembra risentiredi campagne acquisti non troppo effervescenti e, forse, non troppo efficaci. Le eccellenze non mancano, basti pensare a quel Kei Kamara che, dopo aver mantenuto ottime medie realizzative a partire dal 2015 con la maglia dei Columbus Crew, e poi con i New England Revolution e Vancouver Whitecaps, ha scelto lo scorso anno il Colorado come nuova destinazione anche se, sulla soglia dei trentacinque, gli anni iniziano a farsi sentire.

E’ dello scorso anno anche l’arrivo da Dallas di Kellyn Acosta, deciso a rispolverarsi in una franchigia meno esigente dopo vari acciacchi fisici e divenuto titolarissimo in questa stagione, dopo aver trovato una certa costanza in Nazionale durante l’interim di Dave Sarachan. Sul fronte mediana nel 2019 dai LAFC è giunto Benny Feilhaber, uno che lo scorso anno ha ben figurato ma, anche per lui, gli anni avanzano, essendo come Kamara un classe ’84. Ventuno anni invece per l’attaccante brasiliano Andre Shinyashiki, proveniente dai Denver Pioneers, squadra della università di casa e già autore di una rete in campionato, così come il cileno Diego Rubio, andato a segno una volta in tre partite, rispetto alle sei del giovane carioca e acquistato quest’anno dopo tre stagioni tra Sporting Kansas City e Swope Park Rangers.

Anche in porta, con Clint Irwin, sembra essere a posto il futuro post Howard il quale, attualmente, è l’unico designated player della squadra. Un guizzo, uno spunto particolare, un carattere che ti dà la carica, forse è questo che manca attualmente ai Rapids, quello che fu Roberto Baggio al Bologna e al Brescia, o Gianfranco Zola al Cagliari. Un uomo che potrebbe vestire il ruolo di dp. Qualcuno che, italiano di origini e nazionalità, sia nato in New Jersey e che sembrava nei mesi scorsi potersi accasare su uno dei due lati di Los Angeles. Qualcuno che, per rilanciarsi, dovrebbe scegliere una realtà piccola, magari in difficoltà, ma ricca di entusiasmo e tradizione. Insomma, Giuseppe Rossi e i Colorado Rapids: pensateci su!


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