“Dovremo lavorare duro: tu per me e io per te”. Un patto semplice ma deciso, siglato da una stretta di mano. Un patto che oggi, alla vigilia della MLS Cup 2018, si può dire abbia cambiato la storia di Atlanta United e di riflesso della MLS. Se i Five Stripes sono in finale al secondo anno di vita molto lo devono al Tata Martino, è vero, ma soprattutto agli interpreti del calcio offensivo del tecnico argentino: Almiron e Martinez su tutti, frecce perfette del meccanismo studiato dal Tata per stravolgere il calcio nordamericano.

Uno – Almiron – disegna calcio, spacca in due le difese, segna e fa segnare, ed ha un futuro già scritto in Europa, probabilmente in Premier League. L’altro – Martinez – segna, segna e ancora segna. Ha settato il record di segnature nella regular season (31) e non si è fermato ai Playoff portando a 34 i propri centri stagionali. Non male per uno che a Torino vedeva la porta poco e male. Ma non provate a tirare in ballo il livello della Major League Soccer: centra, ma non è la risposta definitiva.

Josef Martinez ha trovato proprio in Almiron il suo compagno di squadra ideale, il partner letale per esplodere la sua velocità contro le difese del campionato. “Almiron è il miglior giocatore della MLS, non ci sono dubbi – ha di recente dichiarato il venezuelano -. Pensate al vostro giocatore preferito, bene Miguel fa tutto meglio. E’ un mago e quando la gente mi chiede il segreto dei miei tanti gol in questa stagione rispondo sempre: vedete Almiron? Eccolo il mio segreto”. In effetti sulla gran parte dei gol segnati da Martinez in questa stagione da record c’è la firma del paraguayano, fenomenale in ripartenza ed estremamente tecnico palla al piede.

“Dovremo lavorare duro: tu per me e io per te”, ricordate? Un accordo nato dopo i primi allenamenti del 2017 quando i due, provenienti da Torino appunto e dal Lanus, si confrontarono, si capirono: “Dopo uno dei primi allenamenti io e Miguel non ci trovavamo bene in campo, così ne parlammo dopo la seduta. Gli dissi che sapevo che saremmo potuti diventare la miglior coppia offensiva della MLS. Conoscevo la sua qualità come persona e come giocatore e ho fatto in modo che sapesse che volevo ottenere il meglio da lui. Lavoreremo sodo: io per te e tu per me”.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma quanto è forte Almiron? No, non Sergio per chi stesse pensando a una vecchia battuta, quello che si sciolse in una conferenza stampa juventina sotto il sole di una calda estate, ma Miguel. Più corsa, più classe, più forza, più talento, più tutto. 24 anni, esterno di sinistra in grado di fare anche la mezzala e il trequartista: un fideo Di Maria in versione paraguaiana. Partito da lontano, ha dovuto faticare: bocciato dal Club Nacional, squadra della sua città Asunçion, ripiegò sul Cerro Porteno, El Ciclón de Barrio Obrero. Qui l’esplosione: due campionati vinti, a soli 21 anni, e il trasferimento in Argentina, al Lanus. Qui, ancora una volta, fa valere il suo essere vincente. Ora una nuova sfida da vincere, con l’ultimo passo: la MLS. Anzi, La Sfida, in un campionato in piena espansione, in una squadra che ha visto subito la luce anche grazie alle sue giocate: Atlanta United.

Veni, vidi, vici: questo è l’obiettivo. Almiron (13 gol e 15 assist nel 2018) ha grandi estimatori e il suo percorso di crescita in MLS è giunto a destinazione. Con ogni probabilità la MLS Cup sarà la sua ultima apparizione ad Atlanta, nel campionato nordamericano e al fianco di Josef Martinez. Ma resterà sempre uno dei più grandi giocatori che la lega abbia visto giocare, vedendolo volare via in direzione Premier League. Anche se il sogno di vederlo in Italia…


 

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