“Ma il primo derby di Los Angeles rimontato con le sue magie? E al suo esordio? Un tiro da trequarti campo e un colpo di testa. In meno di venti minuti… E poi, il gol a Chicago, la prima fascia da capitano contro Montreal, i 10 gol in 7 partite tra giugno e luglio e il colpo da taekwondo per il 500° gol in carriera. Che poi sono stati 22 gol in stagione oh! Con 10 assist eh! Mai visto uno così, mai! Meraviglioso”.

“Meraviglioso… Bello bello. Ma intanto come mai non siamo ai playoff?”

Niente spiaggia, niente mare, niente Italia-Marocco. C’è, però, la stessa delusione, lo stesso amaro sapore di aver potuto gustare di attimi di grandiosità, inutili. Zlatan Ibrahimovic. Zlatan, Ibrahimovic. Bastano nome e cognome per capire la profondità del fallimento sportivo. Già, perché se a livello di immagine è stato il miglior Ibra di sempre, e lo abbiamo scritto, con una città, una Lega e tutti i talk show ai suoi piedi, a livello calcistico si è rivelata una missione fallita. Al di là dei numeri, dei semplici numeri, bisognava arrivare ai playoff. E l’obiettivo non è stato centrato.

Ieri, in uno StubHub Center che attendeva il risultato giusto per festeggiare la qualificazione ai playoff, 27mila e 68 spettatori hanno subito una piccola Istanbul: avanti alla mezzora di 2 gol con la doppietta di Ola Kamara, nella ripresa sono stati ribaltati da Quioto e dalla doppietta di Manotas. E Ibra?

Eccolo lì, da solo, seduto sulla panchina. Intorno a lui nessuno, solo cartacce e bottigliette vuote. Per la prima volta con la schiena chinata e lo sguardo perso, le braccia rassegnate e la sensazione di non avercela fatta. Se per la maggior parte lo scudetto perso alla sua seconda stagione al Milan è “colpa di Allegri”, questa volta no. Questa volta Zlatan ha fallito, sportivamente. La MLS torna a essere esclusivamente MLS e non più MLZ, come i Galaxy avevano rilanciato sui social. E ora?

Lo sguardo nel vuoto dello StubHub Center sembrava proiettato verso il futuro. Resterà oppure no? Tornerà in Europa, magari al Milan? Ibra ha abituato a stupire nella sua carriera, nel Vecchio Continente come nel Nuovo. Solo che, negli States, lo ha fatto in negativo: sul più bello si è sciolto. Del resto, lo dice anche Aldo: “Insomma, cedevamo fosse uno di quei giorni in tutto sta per iniziare, invece era solo l’inizio della fine”. Chiedimi se sono felice. E Ibra, oggi, non può esserlo.


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