Quando uno nasceva, l’altro iniziava a fare sul serio. Per quanto si possa fare sul serio a 10 anni. Rossoneri da una parte, con un’Aquila a simboleggiare una franchigia pronta a vedere la luce; blu dall’altra, dove il pennuto sullo stemma è il tuo nemico, visto che i cugini di rosso vestiti si identificano nel Liver Bird, per qualcuno amante del mistero un uccello mitologico cugino della fenice e del grifone, per quasi tutti i comuni mortali un semplice cormorano.

Nel 1996, il DC United finiva la sua prima stagione tra i professionisti, vincendo e convincendo, e Wayne Rooney iniziava il suo cammino con la maglia dell’Everton, ammaliando e strabiliando. Meno fantasioso, come club; meno amante dei voli pindarici, senza ali da aprire per stare più in alto degli altri. Il simbolo è una cella di paese di Liverpool, dove si trovavano ubriachi e criminali locali, la Prince Rupert’s Tower. Così, giusto per capire dove siamo…

Da quella “cella”, da quella “torre”, però, è uscito un ragazzo che ha subito fatto parlare di sé, che diventando uomo ha riscritto la storia, a livello di marcature, di Inghilterra e Manchester United: il migliore per sua maestà, il migliore per i Red Devils. Anche se, nel cuore, “Once a Blue Always a Blue”. In Inghilterra nasce nell’Everton e “muore” nell’Everton. Ma Oltreoceano, per Rooney, c’è nuova vita.

Qui si veste di rossonero, più nero che rosso, e lotta per difenderlo, il pennuto, non per attaccarlo, abbatterlo, sconfiggerlo. E lo fa più che bene: senza Wayne Rooney il DC United ha collezionato 11 punti in 14 partite, continuando sulla tristissima scia della stagione precedente; poi, eccolo lì, Wazza, ed eccole lì le vittorie. 39 punti in 19 partite, i playoff in tasca quando tutto sembrava finito, perduto, disperso. E poi, i gol. I gol! I gol di Wayne, belli e tanti: 12 reti, ha iniziato a luglio e non ha ancora finito; nelle ultime 6 (ultime 6!!) ne ha infilati 8 (8!!!). And counting…

Quarta maglia più venduta della MLS alle spalle di Ibra, Vela e Martinez, Rooney ha conquistato tutti con calma, partendo da lontano, prendendo le misure. Senza strabiliare come a inizio carriera, ma convincendo un popolo di perdenti (in quel di Washington non si vince niente dal 2004) a suon di classe e colpi magici, carisma e leadership, gol e fantasia. Uno così forte, lì, non lo avevano mai visto, una sorta di Wild Thing nella squadra più sfigata della Lega. I toffees dicono sempre: “Tifosi dell’Everton si nasce non si diventa. Noi non scegliamo, noi veniamo scelti. Quelli che capiscono non hanno bisogno di spiegazione”. E Wayne è stato scelto, capendo tutto senza spiegazioni del resto, lo stemma dell’Everton è chiaro: “Nil satis nisi optimum” “Niente è sufficiente, se non il meglio”. E Rooney è il meglio che potesse capitare.


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