MLS: Soony Saad, l’unico calciatore americano in Nord Corea

La tensione tra Nord Corea e Stati Uniti è ai massimi livelli. Una guerra distruttiva si intravede all’orizzonte e il futuro è oscuro. Nelle scorse settimane, però, un calciatore americano è stato a Pyongyang a giocare, tra un test nucleare e un lancio missilistico. Per sua fortuna, l’esercito non ne era a conoscenza evidentemente.

E’ Soony Saad, attaccante di Sporting Kansas City nato in Michigan ma di origini libanesi. Per questo in nazionale difende i colori del Libano e il 3 settembre scorso lo ha fatto proprio contro la Nord Corea, nel giorno del test nucleare più potente di sempre.

“Mi sono svegliato alle 6 del mattino – ha raccontato Saad al sito MLS – e ho sentito subito dei canti militari. Gli altoparlanti hanno diffuso l’inno nazionale e una volta acceso il televisore per vedere le news, ho visto che stavano parlando del lancio missilistico, di un test all’idrogeno o quello che sia. Ho subito pensato: dobbiamo andare via da qui il prima possibile”.

Il test nucleare ha indispettito gli Stati Uniti e non solo, per questo il giocatore ha avuto di paura di ripercussioni molto rapide per tutti, anche per la nazionale libanese che in quel momento si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Lui, americano, ancora di più: “Ovviamente non ho voluto mostrare né il mio passaporto americano – ha raccontato Saad -. Penso di essere stato l’unico statunitense sul loro suolo e ho avuto paura che la situazione degenerasse velocemente. Mi ha rassicurato un giornalista inglese, per sicurezza ho dato il mio passaporto americano al team manager”.

Una trasferta delicata, mentalmente e fisicamente: “Non ci siamo mai sentiti tranquilli, avevamo come la sensazione che qualcuno ci stesse sempre guardando. Abbiamo deciso di stare attenti a quello che dicevamo – ha continuato -, perché avevamo paura che ci fossero delle videocamere o dei microfoni nascosti. In nazionale ci facciamo molti scherzi, ma non è stato questo il caso. Abbiamo deciso di comportarci bene e non dare nell’occhio. Ce lo ha chiesto anche l’allenatore e alla fine siamo stati molto rispettosi, senza avere alcun problema”.

Poi la partita, conclusa sul 2-2: “Non davo molto credito al tifo nordcoreano, invece abbiamo trovato un’atmosfera molto calda con lo stadio in larga parte riempito da studenti universitari. C’era davvero un sacco di rumore”. Dopo il pareggio i giocatori hanno dovuto aspettare altri due giorni, di tensione, per volare fuori dal paese. Un’esperienza snervante: “Non avrei mai pensato di essere felice di essere arrivato in Cina”.


 

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