Un’eterna green card. La stessa che gli ha permesso, a 8 anni, di lasciare il Ghana e trasferirsi insieme a papà Maxwell e mamma Emelia a Washington, negli States. La stessa che, a 10 anni, lo ha rivelato al grande calcio. Freddy Adu, sì proprio lui. L’eterno giovane, l’eterna promessa del calcio americano: quello che nel ’99, quando era in quinta elementare, piaceva già all’Inter; quello che a 13 anni aveva già firmato un contratto milionario con la Nike; quello che girò uno spot commerciale con Pelé prima di fare il suo debutto nella MLS, a 14 anni con la maglia del DC United. Quello che ha, purtroppo, disilluso le aspettative di milioni di giocatori di Football Manager in giro per il mondo.

Vinse alla lotteria in Ghana, vinse alla lotteria in MLS, con un pallone al piede. Tante promesse, mai mantenute: un solo picco di grandezza, nel Mondiale Under 20 del 2007 (il terzo per lui), quando da capitano ne fece 3 alla Polonia, sfornando 2 assist per Altidore contro il Brasile di Pato e altri 2 contro l’Uruguay di Suarez. Poi stecca con l’Austria, e gli States vanno a casa ai quarti. Vorrei ma non posso…

Ed è proprio così, “vorrei ma non posso”. Sir Alex Ferguson lo valuta per due settimane, ma il Manchester United è troppo grande per questo fragile ragazzino. Poi, dopo le coccole americane, gli schiaffi europei: Benfica, Monaco, Belenenses, Aris Salonicco, Cykur Rizespor, Jagodina e Kuopion Palloseura. Dal Portogallo alla Finlandia: quante sberle!

Poi il ritorno in America, in NASL, ai TB Rowdies (tra le passeggiate in Europa ha avuto tempo anche per tornare a casa, per un anno, a Philadelphia): nel Vecchio Continente, quello che doveva essere l’uomo nuovo del calcio, segna solo 7 gol.

Ora, quel mondo che lo aveva elogiato e poi rinnegato, gli dà una nuova chance: i Portland Timbers, campioni MLS nel 2015, hanno confermato la partecipazione di Adu ai trials. La green card calcistica è scaduta, la lotteria non dura per sempre: è ora di lasciarsi alle spalle una vita da “turista per sempre” e provare a vivere quella del “calciatore per una stagione”. Almeno per una. Non è mai troppo tardi. Anche se ti chiami Freddy Adu, l’eterno giovane.



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