MLS, san Stefan Frei: l’eroe dei Seattle Sounders

Se negli Stati Uniti esistesse l’album Panini, la silhouette di copertina sarebbe quella di Stefan Frei mentre sale in cielo per parare il colpo di testa di Jozy Altidore nella finale di MLS Cup 2016. La scena è già diventata culto, rimbalzando da un capo all’altro del mondo. E, grazie al successo dei Seattle Sounders (video e foto della festa), l’estremo difensore è stato premiato come MVP della partita più importante della stagione. Vederlo volare all’incrocio in un secondo, in un momento della partita in cui le gambe invece di scattare dovrebbero tremare (anche perché il termometro segnava -5°C), è stato come assistere al lancio di un razzo. Attesa, tensione, occhi sbarrati, ma niente conto alla rovescia. Solo spettacolo, puro e semplice. Per questo chiediamo in prestito al mitologico Elton John l’espressione “Rocket man”, letteralmente “l’uomo razzo”. Ci piace pensare di aver scelto il soprannome giusto.

Mani americane e cuore svizzero, il portierone dei Sounders è nato ad Altstätten, nel Canton San Gallo, 30 anni e qualche mese fa. Giusto il tempo di tirare qualche calcio al pallone in riva al Reno ed ecco il trasferimento negli Stati Uniti, sul finire degli Anni Novanta. L’approdo non è però quello “classico” all’altro capo dell’Atlantico, ma molto più lontano: la famiglia Frei vola infatti in California, dove Stefan frequenterà la De La Salle High School di Concord e successivamente la Berkeley University. Qui comincia la sua avventura calcistica in terra americana. Durante gli anni del college, Frei ha giocato con i San Francisco Seals e poi con i San Jose Frogs nella USL Premier Development League.

L’esplosione definitiva nel 2009 a Toronto, dall’altro lato del Continente. A Frei è bastato il debutto, consumatosi il 21 marzo, per far capire a coach e compagni che la maglia numero 1 la meritava lui. Detto, fatto: dalla partita successiva diventa titolare fisso e, con una velocità assolutamente inedita nel campionato nordamericano, diventa Giocatore del Mese nell’aprile 2009. Pensate sia finita qui? Sempre nella stagione 2009, il nome di Stefan compare nella casella del “Save of the Week” (parata della settimana) per ben quattro volte. Non c’è bisogno di andare a consultare i sacri testi per stabilire analogie con IL portiere che, per dirla all’Alighieri, ebbe tra bianchi marmi la spelonca per sua dimora. Il nome, il cognome, ed eventualmente il soprannome, non c’è bisogno che ve li dica io.

Gli dei del calcio a volte sanno essere bizzosi. L’annata successiva, l’estremo difensore svizzero riuscì a mantenere inviolata la sua porta per la prima volta nella sua carriera. Volete sapere contro quale squadra? I Seattle Sounders. Era chiaro, e già da tempo, che il destino di Frei appartenesse al Pacifico. Nel 2014 si trasferisce nello Stato di Washington per difendere i pali del club che lo consegnerà alla storia. Di voli all’incrocio Stefan ne ha fatti in questi anni, ma come accade un po’ per tutti i giocatori svizzeri, così silenziosi e dediti al lavoro, non ce ne eravamo finora mai resi conto sul serio. Il portiere, da protocollo, è quello che comanda, che urla, che incita, che si arrabbia, che dirige la squadra. Lui vede tutto e anche di più. Frei ha quella capacità che solo i grandi giocatori, i grandi leader in campo possono dire di avere: riesce a fare tutto questo soltanto con la presenza. Lui è in campo, magari non lo senti, ma un attimo dopo è a togliere la ragnatela in quel punto della porta dove neanche l’addetto alle reti aveva mai posato lo sguardo. Ha una tecnica di base eccezionale: anche gli interventi straordinari li fa con una naturalezza sconvolgente, quasi meccanica, senza scomporsi. Offre la stessa sicurezza e suscita la medesima ammirazione delle grandi opere di ingegneria aerospaziale. E nell’epoca in cui si parla (seriamente) della colonizzazione di Marte, non è cosa da poco.


 

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