Soccer Italians, intervista a Ricupati | MLS Soccer Italia

#SoccerItalians: intervista a Ricupati

L’American Dream apportato al calcio per i puristi europei potrebbe essere una questione poco seria. Eppure gli Stati Uniti da qualche anno si sono messi a far sul serio anche nel soccer e per i ragazzi italiani, nati a pane e calcio, il trasferimento in un college USA per provare a sfondare a livello MLS è un qualcosa di sempre più intrigante. Di queste storie in giro per gli Stati Uniti ce ne sono diversi e MLSsoccerItalia.com ha deciso di dare spazio a questi ragazzi per raccontare la loro esperienza e spiegare a tanti coetanei che la via Oltreoceano è qualcosa di più di una semplice esperienza. C’è da lavorare sodo e il livello non è così basso come si possa credere. Nasce #SoccerItalians.

Una vita nei dilettanti, tra gol, successi e speranze di quel salto di qualità così vicino in Italia e arrivato Oltreoceano. Filippo Ricupati, classe 1996 di Milano gioca nella St John’s University. Un giocatore diverso, che ricorda nel modo di giocare il calcio di fine anni novanta. Attaccante puro, tanta corsa, sacrificio, forza di volontà e quel senso del gol che in pochi hanno. Filippo ha giocato fino ai 16 anni in una squadra di quartiere, la Calvairate, a 17 anni poi la svolta, il Verbano Calcio, squadra di Eccellenza per far parte della Juniores Regionale. Qui una prima parte di stagione esaltante e la conseguente chiamata in prima squadra con altrettanto successo. Ricupati diventa in pochissimo tempo conosciuto tanto da ricevere diverse proposte da squadre Primavera come Novara, MFilippo Ricupati St John's Universityilan, Virtus Entella, Genoa e Carpi, ma a causa di un cartellino che lo tiene legato al Verbano e un prezzo richiesto troppo alto per la cessione, Filippo resta bloccato nel campionato Eccellenza, fino a che nel Marzo 2015 viene reclutato dall’assistant coach di St John’s University Jeff Matteo che, riconoscendo in lui grandi doti, decide di portarlo con se’ a New York. Quest’anno nonostante l’infortunio alla caviglia Filippo ha segnato 8 gol e realizzato 7 assist, finendo anche nella top 10 delle giocate della settimana di ESPN con un gol in rovesciata contro Creighton University.

Una scelta di vita, passare dal calcio italiano e le tante proposte di squadre primavera al calcio NCAA. Cosa sono stati gli elementi principali di questo cambiamento?
“Arrivati ad una certa età’ in Italia c’è un bivio per noi student-athlete dove bisogna scegliere se continuare a sperare in una carriera nello sport oppure se continuare con l’università. Inoltre io sono stato una delle tante vittime del vincolo dilettanti under 25: una regola davvero ostile e assurda presente nel calcio giovanile italiano che non permette la libertà di scegliere in che squadra giocare durante le giovanili. Per questo l’opportunità di venire in America è stata un’ occasione unica per continuare a giocare e studiare, ma soprattutto per vivere un’esperienza unica. Ho deciso di venire a giocare in America perché qui il calcio è in grande sviluppo, gli americani stanno spendendo energie e soldi e sono convinto che nel giro di pochi anni il campionato MLS si livellerà con il calcio Europeo. Una squadra di college Americano con età media 18-24 non ha niente in meno di una Primavera, anzi penso che sia una soluzione perfetta poiché spesso i giocatori che militano in quella categoria non sono pronti per il salto di qualità in prima squadra. Qui in America si ha la possibilità di crescere calcisticamente fino ai 23 anni e ciò dà la possibilità di capire se un ragazzo è in grado o meno di entrare in una squadra professionistica.”

Quali sono state le tue sensazioni dopo aver disputato il primo campionato americano della tua vita? Quali sono i pregi e quali i limiti del calcio americano? In cosa bisognerebbe migliorare e cosa andrebbe cambiato?
“Sinceramente non mi aspettavo di trovare un campionato così, in America devono crescere ancora molto a livello tattico ma come organizzazione non ci sono paragoni con l’Italia. Tutte le partite sono riprese da telecamere locali e con la possibilità di essere seguite in streaming su diverse piattaforme, un forte interesse in generale dei media e infine le trasferte, molto ben gestite e spesso in aereo. Il calcio USA e’ molto basato sull’atletismo ma essendoci la possibilità di avere un numero illimitato di giocatori internazionali ogni squadra ha visioni differenti del gioco del calcio. Personalmente non ho trovato molta difficoltà ad adattarmi al calcio americano anche se la fisicità ogni tanto si è fatta sentire. Per la prossima stagione primaverile ho come obiettivo di mettere su massa muscolare. E’ sicuramente per me una cosa molto nuova quella di giocare un campionato nel giro di tre mesi e spesso giocando anche tre partite per settimana. Io sono abbastanza soddisfatto a livello personale del mio freshmen year poiché la squadra era molto giovane e non abbiamo mai sfigurato contro squadre abituate ad essere tra le prime in America. Contro Creighton – numero uno in Nazione – la partita è stata persa due a uno nei minuti finali dove tra l’altro ho segnato e Georgetown persa uno a zero su rigore dopo aver colpito una traversa e un palo. Sono convinto che con qualche innesto il prossimo anno potremo sicuramente dire la nostra nella Conference. “

Consiglieresti ad un ragazzo italiano di venire in America a giocare e studiare? Che livello calcistico e che tipo di preparazione scolastica serve per arrivare a giocare in un’ Università Americana? A parte il calcio cosa pensi della vita da student-Athlete in un college Americano?
“Assolutamente lo consiglierei, l’esperienza che sto vivendo secondo me è davvero unica. Indubbiamente l’Italia è il paese del calcio, ma purtroppo le società non sono organizzate per dare la possibilità di giocare a grandi livelli e contemporaneamente laurearsi. In America tutto è basato a far conciliare queste due attività, utilizzando un’ organizzazione curata nei minimi particolari. Ci sono professionisti di grandi qualità che seguono gli atleti nel loro percorso, per esempio se uno ha dei momenti di calo o di stress qui in St John’s ci si può rivolgere ad uno psicologo, per un’alimentazione corretta abbiamo un nutrizionista, in caso di infortunii siamo seguiti da un team di fiseoterapisti, infine viene data attenzione anche al nostro percorso di studio, per questo ogni settimana partecipiamo adFilippo Ricupati St John's University un meeting personale con il supervisore scolastico e in caso di bisogno siamo affiancati da un tutor. A livello calcistico penso che qui in America siano ancora molto basati sulla corsa e il fisico, infatti almeno un allenamento a settimana è improntato sul lavoro atletico in particolare sulla corsa di resistenza, mentre fuori stagione gli allenamenti sono concentrati in palestra.”

Ti ha impressionato il livello del calcio femminile statunitense? E in generale quali sport Americani ti hanno colpito di più?
“Il calcio femminile in America mi ha impressionato tantissimo, giocano con un’ intensità e una tecnica in cui non si nota la differenza di sesso. Avevo un’idea completamente diversa che qui è cambiata e ho seguito da vero tifoso la squadra ‘St John’s’ che è riuscita a vincere la Big East Conference. Gli americani sono davvero pazzi per gli sport, io ho sempre vissuto di solo calcio, ma ultimamente grazie ai miei amici, Federico Mussini e Amar Alibegovic, della squadra di basket mi sto appassionando a questo straordinario sport. Faccio ancora fatica a comprendere il Baseball mentre il Football mi ha stupito positivamente per il suo seguito.”

Quali sono gli obiettivi per la tua carriera calcistica?
“Il mio obiettivo è quello di poter diventare un giocatore professionista e sarebbe il massimo riuscire a firmare un contratto in MLS o tornare a giocare in Italia in un club blasonato. Se questo non dovesse accadere avrò comunque svolto un percorso di crescita molto significativo come persona oltre a essermi laureato in una disciplina che mi permetterà di rimanere nell’ambito dello sport, la mia grande passione!”

intervista di Andrea Previati


 

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Redazione
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