NY Cosmos, Commisso: "A New York serve uno stadio per il calcio" | MLS Soccer Italia

NY Cosmos al via: le parole di Commisso, Amauri e Mancini jr

Rocco Commisso non assisterà sabato a Portorico alla prima partita della sua nuova creatura, i NY Cosmos: “Ha idea di quante cose ci siano da fare in una nuova società? Resto a New York: la mia priorità è vendere biglietti. Lei è venuto a trovarmi nel mio ufficio – continua, accennando alla magnificenza dell’edificio che ospita Mediacom ad Orange County – con i NY Cosmos punto a fare la stessa cosa”.

Alla vigilia dell’esordio nella stagione 2017, i NY Cosmos (qui le nuove maglie firmate Inaria) tornano a celebrare il nuovo corso, quello determinato dall’impronta manageriale di Rocco Commisso, l’emigrante calabrese che a 12 anni sbarcò a Bensonhurst con il padre, e che oggi possiede la quinta società cable del Paese. E da gennaio, anche i NY Cosmos: “In 70 giorni – afferma parafrasando involontariamente quanto la stampa scrive di Donald Trump, aspettando di valutarne i primi 100 giorni alla Casa Bianca – sono stati mossi passi decisivi. Abbiamo più abbonati di quanti non ne avessimo l’anno scorso, siamo partiti con tre giocatori, senza personale, senza stadio. Abbiamo la squadra, un contratto con MSG per la copertura televisiva, giocheremo a Coney Island, abbiamo perfino le cheer leaders”.

Come i New Jersey Nets sono diventati i Brooklyn Nets con l’acquisizione della Barclays Arena, non sembra fantascientifico immaginare un futuro a Brooklyn per i Cosmos. In rappresentanza del sindaco, alla presentazione alla stampa, è infatti anche intervenuto James Patrick, amministratore delegato del NYC Developement Corporation, che non ha nascosto la soddisfazione di City Hall per la scelta dei NY Cosmos: “Abbiamo investito 180 milioni nello sviluppo di Coney Island, inclusa la creazione di 5.000 appartamenti”. Ma Commisso non s’è lasciato sfuggire l’occasione di ricordare che “New York City ha comunque bisogno di uno stadio per il calcio. Sono andato due volte ad una partita allo Yankee Stadium e mi sono chiesto che cosa stessi vedendo. Al calcio non si può assistere in quel modo. Fortunatamente, e lo dico a chi verrà all’MCU Park a vederci giocare, la disposizione del terreno di gioco a Coney Island è diversa, ogni singolo spettatore ha un’ottima vista del terreno di gioco”.

Commisso ha anche annunciato che i diritti televisivi nazionali saranno detenuti da BeIn Sports, che col canale spagnolo copre 40 milioni di utenti, mentre MSG ne ha otto, e va da sè che anche la sua Mediacom (distribuisce canali in 22 Stati del Sud e nel Midwest con 2,6 milioni di utenti) offrirà le partite dei NY Cosmos, la prima delle quali (sabato a Portorico) sarà trasmessa da One World Sports, mentre l’esordio interno del primo aprile contro Miami sarà su Canale 11.

Dal punto di vista tecnico l’allenatore e direttore sportivo, Giovanni Savarese, deve mantenere prudenza nel determinare il ruolo dei NY Cosmos: “L’obiettivo sono i 3 punti a Portorico”. La rosa ha infatti ancora bisogno di significativi impinguamenti, Joe Barone (dirigente e braccio destro di Commisso) sta disperatamente cercando di reclutare giocatori in Italia ed in Europa, ma è impossibile trovare nomi di rilievo che a metà di qualsiasi campionato europeo siano disponibili al trasferimento, com’è si è cercato di ottenere per Diamanti.

Un interessante aspetto della conversazione con i giornalisti ha riguardato il futuro del calcio americano: “Minnesota è stata accolta nella MLS – ha detto Commisso – solo grazie al nuovo stadio. Spiegatemi perché non i Cosmos. Inoltre credo che sino a quando non sarà in vigore il sistema di retrocessione e promozione, il calcio americano non crescerà. Il suo risultato di maggior prestigio – ha ricordato – lo ha ottenuto la Nazionale arrivando alle semifinali dei Campionati Mondiali del 1930. Da allora ha vinto solo sei partite, e tutti dicono che il calcio americano è in crescita… è questa la crescita?” ha chiesto ironicamente. “Non è certo una Nazionale che mi riempie d’orgoglio. Eppure ci sono investitori, come quelli dei New York FC e dei Red Bulls che hanno acquisito anche società europee, in Inghilterra e Germania, dove hanno accettato il rischio della competizione”.

Quello di imitare il sistema delle maggiori leghe professionistiche (che anche Savarese da tempo ritiene controproducente al pianeta calcistico statunitense), insomma non va giù al proprietario dei NY Cosmos: “Fatemi fare un po’ d’esperienza, poi vi dirò come la penso sul mondo del calcio americano. Di certo, un giorno non escluderei di lanciarmi nella costruzione di uno stadio specifico”.

L’argomento trova uno specchio in come la pensa Andrea Mancini, classe ’92, uno degli italiani dei NY Cosmos (oltre a Commisso, Barone ed Amauri): “Il sistema di retrocessione è fondamentale per andare in campo la domenica e dare il massimo, ma un altro è quello di investire su allenatori di scuola europea. Il calcio americano cresce, ma resta fisico e poco tattico, sembra la Premier League di 20 anni fa, la mano sudamericana di Tata Martino ad esempio si è vista subito ad Atlanta. Capisco che per un top allenatore europeo sia difficile venire nella MLS perché il salary-cup non consente di avere una rosa uniforme di alto livello. Mio padre – ha continuato, parlando di Andrea Mancini – vuole vincere la Champions, è pronto per i top-club, non verrebbe nella MLS, magari considererebbe la nazionale Usa. Io tornare in Italia? In Serie A ci penserei, se fosse Serie B preferirei cercare una squadra di MLS”. Infine i Cosmos: “Savarese applica un gioco europeo molto più tattico della filosofia americana. Il mio obiettivo è crescere”.

Era proprio di Serie B l’offerta che Amauri ebbe l’anno scorso, quando durante una vacanza a Miami casualmente si ritrovò in mano un contratto a Fort Lauderdale, formazione di NASL. “Avevo un altro anno in Florida, ma alla mia età offerte come quelle dei Cosmos non bisogna rifiutarle. L’anno scorso ci giocammo contro due volte e capii che si trovavano a meraviglia”.

Amauri non nasconde con un sorriso di sentire che il peso dell’età ha giocato un ruolo nel passaggio dalla Serie A alla NASL: “Ho quasi 37 anni… ed era il momento di fare un’esperienza diversa dopo 16 campionati di Serie A. Anche nel Torino, la mia ultima squadra dove ho giocato poco, mi sono divertito tanto. Del campionato italiano guardo tutte le partite, seguo con particolare attenzione i giovani, come Immobile, Belotti, Benassi e Petagna, che sta facendo bene pur non avendo segnato tanto”.
Anche lui dà un’occhiata alla NASL: “Sbaglia chi pensa che si venga qui in pensione perché gli avversari sono aggressivi. Eppoi quest’anno Miami e San Francisco si sono rinforzate tanto”.

di Paolo Tartamella per America Oggi


 

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