MLS, El Cubo Torres risolve i problemi di Houston | MLS Soccer Italia

MLS, Torres: El Cubo di Houston, un robot nella Space City

“Fiume che scorre in mezzo alle rocce”. Questo significa Guadalajara, dalla parola araba wad al-hid-jara. Nella storia, poi, la città messicana è conosciuta anche con il soprannome, più elegante, di Perla dell’Occidente. Ed è qui che è nato l’uomo che sta sconvolgendo la Major League Soccer a suon di numeri da record: 1 gol ogni 58 minuti, 6 reti in 4 gare, tripletta nell’ultimo match, vinto 4-1, contro i New York Red Bulls. Signore e signori, Erick Torres.

Anzi, Erick Torres Padilla: da buon sudamericano ha mantenuto sia il cognome del padre, Torres, che quello della madre, Padilla. Professione attaccante, ha messo la firma sul secondo posto nella Western Conference di Houston Dynamo, che insegue i Timbers a una lunghezza di distanza. I numeri, da paura, del 24enne messicano li abbiamo già incontrati, non ci siamo ancora imbattuti, invece, nel suo soprannome: El Cubo. Perché è contorto come quello di Rubik? No, anzi: ragazzo semplice di una famiglia comune, infatti El Cubo altro non è che… la sua testa.

Il centravanti dalla testa importante debutta con gol nel Chivas Guadalajara, e fa lo stesso nel suo primo Super Classico messicano contro il Club America. Insomma, uno dal gol facile, che quando muoveva i primi passi sui prati verdi ricordava a tutti il Chicharito Hernandez. Sempre presente nelle nazionali giovanili, nelle quali ha segnato anche di mano contro l’Honduras in un match Under 21, ha incrociato l’Italia nel suo cammino. Sì, era il 10 giugno del 2011 e a Tolone, sede di uno dei più importanti tornei giovanili per nazionali, Erick Torres perse la finale 3°-4° posto contro gli Azzurrini. Seduto (s)comodamente in panchina, ha visto Mattia Destro rispondere al gol del compagno Guarch. Si va ai rigori e i suoi occhi interessati, ma svuotati da una panchina mal digerita, osservano la lotteria dei rigori: Destro gol, Caldirola gol, Soriano gol, Saponara gol, Paloschi fuori e D’Alessandro gol; per la tricolor decisivi gli errori di Valencia e, il calcio è davvero strano, Rivera.

Nel 2014 sbarca in MLS, a Houston, nella città a lui più adatta. Perché? Nato nella terra del “fiume che scorre in mezzo alla rocce”, non poteva che trovarsi bene nella Bayou City, città dei piccoli corsi d’acqua (Bayou, per l’appunto). Inoltre, Houston significa Nasa, e quindi Space City. Ecco, uno che esulta facendo la Robot Dance, ispirandosi al videogame FIFA, e non a Peter Crouch, dove altro poteva finire? A Houston, dove El Cubo risolve problemi.


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