MLS, cinque talenti pronti per l'Europa | MLS Soccer Italia

MLS, talenti per l’Europa: Trapp, Morris e gli altri, ecco chi è pronto

C’è un altro mondo al di là dell’oceano. Un Vecchio Continente pallonaro, dove il calcio non è inteso solamente come mero spettacolo, ma una costante, e asfissiante, ricerca del risultato: tra chi è pronto a tutto, spendendo suon di milioni sul mercato, per vincere ogni cosa e chi, invece, deve ingegnarsi per non affogare e annaspare nella zona d’ombra della retrocessione. Intorno una miriade di tifosi che non conoscono mezze misure: esaltanti e adulanti in caso di trofei e vittorie, aggressivi e contestatori quando le cose vanno male. Un paradiso terrestre comandato dalla palla a spicchi pronto a trasformarsi nell’inferno della corsa alla vittoria.

Nella MLS dove, praticamente, non esiste la pressione, se non per qualche big, vedi Giovinco a causa del suo stipendio, e qualche squadra, quelle che spendono sul mercato, e, soprattutto, non c’è l’ansia da retrocessione, ci sono giocatori pronti al grande salto, a prenotare il primo biglietto aereo per lasciare gli States e abbracciare l’Europa. E oggi facciamo 5 nomi.

Cyle Larin – Sì, ho appena scritto che deve essere la stagione della consacrazione. C’è però una cosa che va svelata: l’Huskies di UConn, bomber di Orlando, è uno di quelli che vive sottopressione, a causa di quel #1 al Superdraft del 2015. Un costante dover dimostrare che ne limano le, grandi, qualità. Se un club europeo dovesse farsi avanti pagando una cifra congrua, di colpo si svestirebbe di quel #1 per indossare gli abiti più comodi di un semplice centravanti. E se deve solo fare l’attaccante, beh, Larin sa quel che fa. Il suo modo di giocare è perfetto per la Premier in futuro, ma un salto in Eredivisie per crescere ulteriormente sarebbe una tappa importante.

Wil Trapp – Classe ’93, regista, faro e capitano di Columbus Crew. Pensa calcio in verticale, ottimo lancio e anche capacità di inserirsi. Tutto quello che serve nel bagaglio del miglior giovane d’America del 2013, che ha la pecca di vedere poco la porta (1 solo gol in 4 anni di MLS). Quello che vede benissimo, però, è lo spazio nel quale mandare i compagni. Bravo nel dribbling, eccellente nell’eludere la pressione avversaria, dopo gli anni all’Università di Akron è tornato a casa, a Columbus. E, a soli 24 anni, ha già scritto la storia: è stato il primo homegrown player di Columbus Crew a partecipare a un All Star Game. E’ pronto per l’Europa, è pronto per dirigere un’orchestra, nel cuore del centrocampo, del Vecchio Continente.

Miguel Almiron – Ha scelto la Mls, Atlanta e il Tata Martino. Nella prima partita dei rossoneri ha peccato di leziosismo, tanto che ha preferito un pallonetto tanto spettacolare quanto innocuo a un più brutto, e semplice, rasoterra per chiudere la partita. Un anno alla corte del maestro argentino può aiutare il 10 dello United, già vincente in Argentina con il Lanus, ad annusare quel calcio europeo e internazionale che il Tata sa insegnare. Un anno di svezzamento per il 23enne, prima del salto in Europa, dove già l’Inter lo aveva cercato.

Jordan Morris – Decisamente pronto per l’Europa. Limiti tecnici compensati da una fame costante, attacco della profondità e corsa continua, centravanti ma, all’occorrenza, anche esterno d’attacco. Al primo anno si è preso sulle spalle il peso dell’attacco di Seattle, e dell’eredità di Dempsey, roba non da poco, conducendo i Seattle Sounders alla vittoria del titolo. Mi ricorda, in qualcosa, Andrea Belotti, con meno fiuto del gol.

Eric Miller – Il terzino destro dei Colorado Rapids. 24enne americano, è uno di quelli regolari, che non lo vedi mai presente nelle statistiche, assente nelle voci assist e gol, però… c’è. Uno che, per intenderci, nell’era di internet ha un solo video dedicato su Youtube per le sue prestazioni. Poi solo interviste, commenti e highlight dei Rapids. 186 cm di uomo, ordinato e solido, l’ideale per le difese organizzate europee che vogliono alzare un muro con uno dei pilastri della MLS nel giro della nazionale degli States.


 

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