MLS, Orlando City-NYCFC 1-0: Kakà batte Pirlo ma si infortuna | MLS Soccer Italia

MLS, Orlando City-NYCFC 1-0: Larin inaugura il nuovo stadio

Doveva essere una festa e così è stato. Nella serata dedicata all’inaugurazione del nuovo stadio, Orlando ha risposto presente, accogliendo a braccia aperte 25000 anime bardate di viola. 25000 cuori e ugole festanti per un’evento fortemente voluto e freneticamente atteso. Un’atmosfera europeggiante che non può che aver fatto piacere anche a chi, a differenza nostra, chiama “football” questo sport.

A scendere nella nuova “tana dei leoni” è la prima preda della nuova stagione e porta il nome di New York City FC. Il ruggito della curva e i precedenti non proprio incoraggianti non distolgono Pirlo, Villa e compagni dall’obiettivo di rovinare il battesimo ai rivali di Conference. Come da pronostico è Orlando a partire con il piede sull’acceleratore. Kakà si invola sulla fascia destra dei Blues ma, al momento di concludere, viene fermato dalla difesa e rovina a terra. L’ex San Paolo e Milan si tocca il flessore ed è costretto a lasciare il terreno di gioco. Al suo posto entra Giles Barnes che, non ancora assorbite le tre ore di fuso orario con Vancouver, è chiamato all’arduo tentativo di sostituire il proprio capitano.

All’inglese non manca di certo il senso di responsabilità: gli basta toccare un solo pallone per disegnare con il suo sinistro la parabola perfetta che termina sulla testa di Cyle Larin e fa 1-0. Siamo al minuto 15 e l’appagante marcatura spegne la fiamma dei padroni di casa. NYCFC si sveglia dal torpore e prende in mano il centrocampo. Le sfuriate offensive passano tutte dai piedi delicati di Pirlo e Moralez. Si sveglia anche la corsia di destra con Ring e Harrison che iniziano ad incidere con più costanza dopo l’avvio soporifero. Alla mezz’ora è proprio il nazionale finlandese ad avere sul sinistro il pallone del pareggio ma Bendik salva con un uscita portentosa. Villa rimane sempre fuori dal gioco e la catena di sinistra, composta da Matarrita e Wallace risulta ancora poco oliata.

Nella ripresa Vieira alza ulteriormente il baricentro dei propri undici. Orlando continua a risultare non pervenuta. Carrasco e Nocerino arrancano sulla mediana e la coppia di centrali Aja e Spector è chiamata, spesso e volentieri, agli straordinari. Bendik tiene ancora una volta in vita i suoi quando si immola su un sinistro sporco di Harrison da dentro l’area. per New York entrano Shelton, McNamara e Okoli. Quest’ultimo, MVP della USL lo scorso anno con la casacca di Cincinnati, ha ben due occasioni nell’arco di due minuti ma in entrambe trova Joseph Bendik pronto a sventare la minaccia. Il fortino di Orlando regge, i contropiedi nel finale, tengono la sfera lontana dalla difesa e permettono di rifiatare. Il triplice fischio sancisce il termine delle ostilità.

È stata una partita godibile ma tecnicamente poco interessante. Le lacune difensive della scorsa stagione non si sono dipanate per Orlando ma potrebbero trovare in Jonathan Spector una decisiva chiave di volta. Fa paura invece l’incapacità di imbastire il gioco con il centrocampo: per svariate fasi del gioco si è avuta l’impressione di una totale estraneità alla manovra di gente come Nocerino, Garcia e Carrasco. La defezione di Kakà non deve essere presa come scusa. Su sponda newyorkese si è visto un buon palleggio, a volte forse troppo compassato ma il più delle volte disorientante per i movimenti i chiusura degli avversari. É mancata la cattiveria dalla trequarti in giù e quella lucidità davanti al portiere che è comunque difficile avere già ad inizio Marzo. Se Vieira avesse inserito i carri armati con qualche minuto di anticipo forse saremo qui a raccontarvi una partita dall’esito diverso.

L’1-0 finale premia più il pubblico di Orlando che la prova sottotono dei ragazzi di Kreis. Un pò come recitava lo striscione esposto dalla curva all’ingresso in campo dei giocatori: “A gift from the Gods” (ovviamente riferito al nuovo stadio). Un presente sotto forma di tre punti che deve essere uno sprono per i viola per giungere alla consapevolezza che la MLS è una lega sempre più competitiva dove nessuno ormai regala niente.


 

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